Città e Urbanistica

Giubileo/1. Cantone: nella Capitale controlli «molto più complicati» che per l'Expo

Massimo Frontera

All'assemblea dell'Acer il presidente dell'Anticorruzione ha denunciato la difficile interlocuzione con la macchina capitolina, che non consente di individuare responsabili

«Io avevo pensato che Expo fosse un'opera impossibile. Devo ricredermi rispetto a quello che avevo detto: i controlli per il Giubileo sono molto più complicati di quelli dell'Expo». Il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, parla all'assemblea annuale dell'Acer, davanti al sindaco di Roma, Ignazio Marino e al prefetto di Roma Franco Gabrielli. E punta il dito su una situazione imprevista. «All'Expo avevo un solo interlocutore con cui parlare, a Roma faccio fatica a capire con chi devo parlare. Il meccanismo dell'interlocuzione è difficile». Pochi minuti prima il presidente dei costruttori romani, Edoardo Bianchi, aveva denunciato la stessa difficoltà di interlocuzione, a causa di una rotazione di dirigenti e funzionari.
«Capisco le difficoltà a capire con chi si deve parlare: se non ci riusciamo noi come può riuscirci l'impresa?», ha ammesso Cantone rivolto al presidente dei costruttori. L'interlocuzione difficile significa anche che nella macchina capitolina, ha aggiunto Cantone, è difficile associare i nomi a responsabilità precise. «Serve una Pa con il principio di responsabilità, in cui si sappia chi sono gli interlocutori perché il sistema del ping pong e' il modo migliore di deresponsabilizzare», ha detto.
Un discorso di Cantone è la denuncia di una situazione ma non è un attacco al sindaco di Roma, cui ha riconosciuto «grandi sforzi» e con il quale la «collaborazione è perfetta».

Cantone ha anche avuto parole di apprezzamento per il Siproneg, il sistema automatico capitolino per la gestione degli appalti a trattativa privata sotto il milione di euro. «Il Siproneg è una buona idea - ha detto - su cui stiamo facendo approfondimenti. Tutte le imprese (iscritte, ndr) saranno passate ai raggi X».

Se da una parte il presidente dell'Anac ha giustificato i costruttori, dall'altra è stato invece molto duro sulla richiesta del presidente Bianchi di cambiare il nome dell'Autorità Anticorruzione, in quanto ente preposto alla vigilanza sul mercato degli appalti pubblici. «Non ci meritiamo questo nome. Non è corretto», ha lamentato Bianchi rivolgendosi a Cantone.

Dura la risposta del presidente dell'Anac. «Sul fatto di essere vigilati da una cosa che si chiama "anti"-corruzione - ha scandito Cantone - non c'è nulla di cui vergognarsi. Bisogna esserne fieri. La filosofia della vigilanza sui contratti noi l'abbiamo buttata a mare. Noi andiamo dentro la stazione appaltante a 360 gradi, andiamo dentro la macchina della Pa». Cantone ha anche ricordato la prassi delle imprese di esordire nel contratto di appalto appena acquisito presentando riserve alla Pa.

Infine sul codice appalti. «Credo che il codice degli appalti sia una grande occasione, l'opportunità di fare linee guida condivise, non calate dall'alto ma fatte dalle parti, non dalle lobby. Ma questa è solo una parte; dall'altra è necessario superare logiche farraginose ed eccessi di burocrazia. Se non semplifichiamo le strutture amministrative il codice degli appalti sarà un fallimento». Duro anche con l'incentivo del 2% alla progettazione interna della Pa: «Può magari avere un senso un piccolo centro, ma in una grande città che appalta opere per milioni di euro ha molto meno senso».

Nel suo intervento, il presidente dei costruttori edili ha attaccato l'amminstrazione denunciando la burocrazia eccessiva. Nel merito, Bianchi ha lamentato che il Prg di Roma «è ancora una incompiuta». Sul Giubileo sono state ribadite le critiche già avanzate sia all'amministrazione capitolina, sia al governo centrale, che ha negato a Roma i fondi che invece ha largamente concesso a Milano per l'Expo. «Abbiamo voluto - ha detto Bianchi - l'8 settembre scorso, esprimere il nostro sconcerto sulle decisioni assunte per preparare Roma all'evento giubilare. Abbiamo sottolineato - spiega - con un forte `No grazie´ il nostro disappunto, come cittadini e come imprenditori, per la scarsa attenzione ad un evento di portata mondiale che porrà la nostra città sotto gli occhi di milioni di pellegrini. Roma, e con essa l'intero paese, rischia di presentarsi inadeguata rispetto ad un evento di tale rilevanza. Inadeguate le risorse messe in campo: 50 milioni di cui 30 per lavori. E sono tutti stanziamenti a carico del bilancio comunale».

Il sindaco Ignazio Marino ha rivendicato di aver «messo in campo oltre 400 milioni di euro, fondamentali per la sofferente economia romana: 70 milioni di euro andranno per gli interventi sul dissesto idrogeologico- ha spiegato - 20 milioni per le consolari (Salaria, Nomentana, Prenestina), e le rotatorie di via Ardeatina, 145 milioni per il Ponte dei Congressi, 38 milioni per il Ponte della Scafa, 12 milioni per la manutenzione della viabilità, edilizia residenziale pubblica ed edilizia scolastica, 29 milioni per la via Tiburtina, la via Prenestina bis, la via Boccea e la manutenzione ordinaria di ponti e gallerie. Infine 100 milioni per il bando triennale per la manutenzione ordinarie delle strade».
«Tutto questo- ha concluso il sindaco- in stretta collaborazione con l'Autorità Nazionale Anticorruzione per assicurare la massima certezza, il timbro di legalità, a tutto quello che viene realizzato con i soldi dei cittadini».


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