Città e Urbanistica

Recupero periferie, ok al decreto e al bando da 200 milioni: per partecipare basta il progetto preliminare

Massimo Frontera

Sancita l'intesa oggi in conferenza unificata. Progetti entro il 30 novembre. Scarica il testo integrale del Dpcm e del bando

Tutto pronto per il "Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate". L'intesa sancita ieri in conferenza unificata spiana la strada alla definitiva approvazione e alla successiva pubblicazione del Dpcm attuativo, e del relativo bando che mette in palio quasi 200 milioni. Più esattamente, il budget si è leggermente ridimensionato a 194.138.500 euro. Per ogni progetto l'Ente locale potrà ricevere da un minimo di 100mila euro a un massimo di 2 milioni. Se il progetto ha un valore maggiore e la richiesta riguarda un cofinanziamento devono essere indicate le somme di cui già si dispone (sia pubbliche, sia di operatori privati).

Il provvedimento è stato messo a punto dal governo per dare seguito alle iniziative di Renzo Piano. Tuttavia, l'architetto e senatore a vita ha preso le distanze dal Dpcm che sta per essere varato definitivamente da Palazzo Chigi e, attraverso il suo staff, precisa che il lavoro di ricerca che sta conducendo il gruppo di giovani architetti "G124" per il "rammendo delle periferie rappresenta una iniziativa parallela ma nettamente distinta da quella del governo, con la quale non è stato chiamato a collaborare.

SCARICA IL TESTO - IL DPCM SUL PIANO NAZIONALE PERIFERIE E LO SCHEMA DI BANDO

Partecipazione con il progetto preliminare
La principale novità dell'ultim'ora riguarda la possibilità di concorrere al bando anche con progetti di riqualificazione (edilizia o urbana) di livello preliminare (rispetto all'iniziale previsione che indicava la necessità di progetti di livello almeno definitivo). Se poi l'amministrazione ha un livello di progettazione più avanzato - definitivo o esecutivo - ci sarà un riconoscimento in termini di punteggio. In questo modo, si consente un'ampia partecipazione e allo stesso tempo si premiano le amministrazioni più virtuose.

La scadenza per i progetti
I progetti vanno presentati entro il prossimo 30 novembre. Il termine si legge nello schema del bando; ed è stato confermato anche ieri nell'ultima versione del testo. L'invio deve avvenire tramite Pec a una casella di posta elettronica (non ancora resa nota).

Gli ambiti urbani di intervento
Per concorrere al bando i progetti dovranno ricadere all'interno di aree urbane degradate. La definizione di "area urbana degradata" deriva da un punteggio sintetico che tiene conto di quattro indicatori: tasso di disoccupazione, tasso di occupazione, tasso di concentrazione giovanile, tasso di scolarizzazione. L'indice deve essere superiore alla media nazionale. I riferimenti sono quelli dell'ultimo censimento Istat.
C'è poi anche un indice di "disagio edilizio". Anche in questo caso la situazione di disagio edilizio - riferita a edifici residenziali in stato di conservazione "pessimo" e "mediocre" - dovrà essere peggiore della media nazionale.

I progetti
Una volta definito l'ambito, si passa al progetto. Devono essere indicati nel dettaglio gli obiettivi di miglioramento che si vogliono raggiungere: culturale, sociale e di riqualificazione urbana. L'ambito di intervento spazia tra diversi ambiti di intervento, dai servizi di accoglienza ai giovani, dal miglioramento di beni pubblici alla cura di bambini e anziani, dall'imprenditoria giovanile al decoro urbano. I progetti di riqualificazione non devono prevedere consumo aggiuntivo di suolo.

I criteri di valutazione
La graduatoria sarà stilata assegnando un punteggio variabile entro una certa forchetta relativamente a quattro elementi di valutazione. Il primo riguarda la riduzione di fenomeno di marginalizzazione e degrado sociale (fino a 30 punti su 100). Il secondo è il miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche mediante interventi ristrutturazione edilizia (fino a 30 punti). La capacità di coinvolgimento di soggetti e finanziamento pubblici e privati (con attivazione di un effetto moltiplicatore del le risorse) viene premiata con un massimo 25 punti. La «tempestiva esecutività degli interventi» viene premiata con massimo 15 punti. E qui che scatta una premialità crescente a seconda che l'Ente disponga del progetto preliminare, definitivo o esecutivo (punteggio massimo).

La partecipazione dei privati
L'opportunità è aperta alla partecipazione di operatori privati al progetto per il quale l'ente locale chiede i fondi. In questo caso però i soggetti privati coinvolti «devono comunque essere scelti attraverso procedure di evidenza pubblica».

Premiate le aggregazione dei Comuni
Il bando cerca di favorire l'aggregazione tra gli enti. A parità di punteggio, infatti, saranno premiati i progetti promossi da comuni in forma aggregata. Il singolo comune, inoltre, non può presentare lo stesso progetto per conto proprio e anche in forma aggregata con altri enti locali.

Tempi attuativi
I tempi attuativi, come si diceva, saranno definiti in ciascuna delle convenzioni o accordo di programma. Saranno questi, dunque, gli atti giuridicamente vincolanti per l'Ente, la cui parziale inadempienza farà scattare il definanziamento.

Il "comitatone"
La gestione del programma sarà a cura di una struttura politica, cui è subordinata una struttura tecnica (che potrà avvalersi anche di apporti esterni). La struttura politica è costituita da un comitato composto di 13 membri. Al tavolo siederanno rappresentanti di sei ministeri (Infrastrutture, Economia, Beni culturali, Affari regionali, Pari opportunità e, infine, Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica) insieme a rappresentanti dell'Agenzia del Demanio, Regioni e comuni. La prima riunione ha già una scadenza: entro il 30 ottobre, cioè almeno 30 giorni prima della scadenza fissata dal bando per presentare i progetti, che è il 30 novembre.

I Dpcm, le convenzioni e gli accordi di programma
I progetti vengono individuati «con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri». L'iter prosegue con la «stipulazione di convenzioni o accordi di programma con i soggetti promotori dei progetti medesimi». Il vero cuore attuativo è proprio la convenzione (o l'accordo di programma). Questi atti «definiscono i soggetti partecipanti alla realizzazione dei progetti, l'ammontare complessivo delle risorse finanziarie e i tempi di attuazione dei progetti medesimi, nonché i criteri e le modalità per la revoca dei finanziamenti in caso di inerzia realizzativa». Chi non sta al passo con la tabella di marcia viene cancellato dalla lista e i finanziamenti assegnati al successivo intervento in graduatoria.

La segreteria tecnica
Il Dpcm prevede che il "comitatone" politico si avvalga del «supporto di una segreteria tecnica, che opera presso il Dipartimento per le pari opportunità, composta da personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in un numero di componenti non superiore a dieci unità». I componenti del comitato e della segreteria tecnica «sono individuati con decreto del segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su designazione delle amministrazioni o degli enti interessati».
Ma dopo la segreteria ci potrà essere una seconda struttura: «Per attività di supporto e di assistenza gestionale alle attività successive alla valutazione dei progetti - si legge ancora - il Dipartimento per le pari opportunità può stipulare convenzioni ed accordi con enti pubblici e privati, nell'ambito delle disponibilità finanziarie esistenti».


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