Città e Urbanistica

Montare un faro alogeno su una struttura balneare è un abuso edilizio? Le sentenze della settimana

Vittorio Italia

La violazione deve essere verificabile e deve determinare un'apprezzabile alterazione dello stato dei luoghi. La rassegna (e le massime) delle principali sentenze della settimana su appalti, edilizia e urbanistica a cura della Redazione Tecnici24

È illegittimo l'ordine di demolizione di “fari alogeni” appoggiati sui muri di una struttura balneare, perché non è pertinente parlare di abuso edilizio, dato che questi fari non hanno rilevanza urbanistica e non determinano un'apprezzabile alterazione dello stato dei luoghi. (Tar Puglia, Lecce, sezione 3, sentenza 13 luglio 2015, n. 2415 ).

La vicenda
In un Comune, una Società ha realizzato nel proprio stabilimento balneare alcune opere ritenute abusive, e il Responsabile del settore dell'urbanistica ha emanato un'ordinanza, nella quale si ordinava la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi entro 90 giorni. L'amministratore unico di questa Società, ha impugnato questa ordinanza davanti al Tar, sostenendo che l'ordine di demolizione riguardava un “gazebo” di legno (che però era stato già rimosso al termine della stagione balneare), una scala di legno (per la quale era stata rilasciata a suo tempo una concessione edilizia), e 5 fari alogeni appoggiati ai muri. In particolare, le censure della ricorrente riguardavano proprio l'ordine di demolizione di questi 5 fari alogeni, posizionati verso l'arenile e le dune circostanti. Il Tribunale ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordine di demolizione.

Le motivazioni della decisione
Il Tribunale è pervenuto a questo dispositivo in base alle seguenti argomentazioni:
1) non è pertinente parlare di abuso edilizio con riferimento a dei fari alogeni appoggiati sui muri di una struttura balneare;
2) è difficile assegnare una rilevanza urbanistica a dei fari, che sicuramente non sono suscettibili di determinare un'apprezzabile alterazione dello stato dei luoghi;
3) l'ordine di demolizione è quindi illegittimo, mentre sarebbe stata legittima un'eventuale sanzione per l'uso non corretto dei fari in questione;
4) ciò è confermato anche dal rilievo che anche per l'autorizzazione rilasciata a suo tempo per il gazebo in legno, era stato fatto divieto “di accendere luci e fuochi che possono turbare il servizio di segnalamento nel porto e nelle località di sosta e transito delle navi”.

Le valutazioni
La sentenza è corretta, redatta in termini sintetici, ed è da condividere.
Essa fa riferimento a un concetto giuridico tormentato, che è quello dell'“abuso” di un diritto ed è qui opportuno chiarire i concetti di “abuso”, di “abuso giuridico, o del diritto” e di “abuso edilizio”.
a) L'“abuso” è l'uso cattivo, illecito, smodato, improprio, e si traduce spesso in un'attività che è illecita perché avrebbe richiesto una concessione o un'autorizzazione.
b) Vi sono vari tipi di “abuso giuridico” o “del diritto” (es., l'abuso dei mezzi di correzione, l'abuso di posizione dominante, l'abuso d'ufficio);
c) “l'abuso edilizio” consiste nella violazione delle regole che sono alla base dell'attività edilizia, e in particolare delle leggi e dei regolamenti che disciplinano l'attività edilizia, e delle disposizioni dei piani regolatori urbanistici.
Il problema che sorge in riferimento all'abuso edilizio è perciò se, nei casi concreti, vi sia stato veramente un abuso, e quindi una violazione palese, tangibile, evidente, delle regole sull'attività edilizia. Tale violazione deve essere verificabile e deve determinare un'apprezzabile alterazione dello stato dei luoghi. Nel caso di specie, i Giudici hanno esattamente ritenuto che la collocazione di questi 5 fari, posizionati verso l'arenile e le dune circostanti, non comportava tale alterazione, e hanno quindi annullato l'ordine di demolizione.

Le conseguenze per gli altri Comuni
La sentenza comporta delle conseguenze sugli altri Comuni, sia quelli che hanno un rilievo turistico e balneare, sia sugli altri Comuni. L'abuso edilizio - che può comportare la demolizione e le altre sanzioni - riguarda soltanto quelle opere che incidono e alterano lo stato dei luoghi, e che hanno quindi rilevanza edilizia e urbanistica.

LE ULTIME DECISIONI SU PROBLEMI ATTUALI E CON SOLUZIONI

EDILIZIA E URBANISTICA
Il parere negativo in materia paesaggistica non legittima il rifiuto del condono
È legittimo il diniego di condono edilizio ex lege 47/985 adottato in conseguenza del parere negativo reso dagli esperti paesistici per incompatibilità del manufatto con il vincolo paesaggistico insistente sulla zona interessata dalla costruzione, sul rilievo che l'opera ha un notevole ingombro, è molto visibile ed è realizzata con materiali del tutto diversi da quelli dell'edificio principale, di talché è incapace di armonizzarsi con il contesto circostante. Trattasi, invero, di una motivazione che, per quanto sintetica, appare idonea a esplicitare le ragioni della decisione e a far comprendere l'iter logico su cui essa si basa (nella specie soprattutto se viene considerata unitamente alle argomentazioni che gli esperti paesistici hanno usato per riconoscere la compatibilità paesaggistica degli abusi per i quali è stato formulato parere favorevole).
Tar Lazio, Latina, sezione 1, sentenza 21 luglio 2015, n. 561

Abusi edilizi: l'omissione dell'avviso di avvio del procedimento non può giustificarne l'annullamento
L'ingiunzione alla demolizione di opere abusive e al ripristino dello stato dei luoghi costituisce atto dovuto e vincolato. Ne consegue che il vizio procedurale integrato dalla omissione dell'avviso di avvio del procedimento non può giustificarne l'annullamento quando risulti che l'atto adottato non avrebbe potuto avere un contenuto diverso da quello in concreto adottato.
Tar Lazio, Latina, sezione 1, sentenza 21 luglio 2015, n. 559

L'escussione della polizza fideiussoria e la giurisdizione
È inammissibile, per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, il ricorso esperito ai fini dell'annullamento dei presupposti per l'escussione della polizza fideiussoria prestata a garanzia dell'adempimento delle obbligazioni assunte con una convenzione urbanistica. Infatti, pur in presenza di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in materia di urbanistica, la questione controversa rientra nella giurisdizione del giudice ordinario attesa l'autonomia tra i rapporti di assicurazione e i rapporti della convenzione urbanistica e attesa la circostanza che nella specie la Pa agisce nell'ambito di un rapporto privatistico.
Tar Veneto, Venezia, sezione 2, sentenza 20 luglio 2015, n. 839

APPALTI
La segnalazione all'Autorità non ha una propria autonoma lesività
La segnalazione all'Anac dell'esclusione di un'impresa da una gara non produce direttamente un effetto lesivo, ma costituisce l'atto di promovimento di un procedimento in contraddittorio e, quindi, avviso di procedimento che consente all'impresa di presentare all'Autorità proprie deduzioni, per esempio circa l'avvenuta impugnazione del provvedimento di esclusione. La segnalazione all'Autorità, ai fini dell'inserimento di un'annotazione nel casellario informatico delle imprese, si configura pertanto come atto prodromico ed endoprocedimentale e, come tale, non impugnabile perché non dotato di autonoma lesività, potendo essere fatti valere eventuali suoi vizi solo in via derivata, impugnando il provvedimento finale dell'Autorità di vigilanza, unico atto avente natura provvedimentale e carattere autoritativo. (Amb.dir.)
Tar Lazio, Roma, sezione 1-bis, sentenza 23 luglio 2015, n. 10167

La responsabilità della Pa nella revoca per sopravvenute difficoltà finanziarie
Negli appalti di servizi le sopravvenute difficoltà finanziarie possono legittimamente fondare provvedimenti di ritiro in autotutela di procedure di gara, anche se queste siano giunte all'aggiudicazione definitiva e, a maggior ragione, per quelle non ancora iniziate, e fino a che il contratto non sia stato stipulato.
Tar Veneto, Venezia, sezione 1, sentenza 23 luglio 2015, n. 852

La competenza nelle domande per il rimborso di oneri aggiuntivi
La domanda azionata al fine di conseguire il rimborso degli oneri aggiuntivi, rispetto ai canoni contrattuali esplicitamente pattuiti, sostenuti dalla Società ricorrente in ragione dell'aumento della tariffa per il conferimento dei rifiuti, per le spese inerenti l'apertura domenicale della stessa discarica e per il pagamento della cosiddetta ecotassa (relativa alla frazione secca dei rifiuti), esula dalla giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo prevista dall'articolo 133, comma 1, lettera e) n. 2 del Codice di del processo amministrativo limitata alle cause effettivamente riguardanti l'istituto della revisione periodica dei prezzi di cui all'articolo 115 del Dlgs 12 Aprile 2006, n. 163 e ss.mm., e rientra nella giurisdizione generale in tema di diritti soggettivi concernenti corrispettivi patrimoniali contrattuali (anche se correlati all'espletamento di un servizio pubblico) dell'Autorità giudiziaria ordinaria.
Tar Puglia Lecce, sezione 3, sentenza 18 luglio 2015, n. 2444

Sul Durc rilasciato dagli istituti previdenziali l’Amministrazione non può intervenire
Se è vero - in linea di principio - che nelle gare pubbliche, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 38, comma 1, lettera i) del Dlgs 12 Aprile 2006, n. 163 (secondo cui costituiscono causa di esclusione dalle gare di appalto le gravi violazioni alle norme in materia previdenziale e assistenziale), la nozione di violazione grave non è rimessa alla valutazione caso per caso della stazione appaltante, ma si desume dalla disciplina del Durc con l'implicazione che la verifica della regolarità contributiva delle imprese partecipanti a procedure di gara per l'aggiudicazione di appalti con la Pa è demandata agli Istituti di previdenza, le cui certificazioni (Durc) si impongono alle stazioni appaltanti, che non possono sindacarne il contenuto (cfr. Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, n. 8/2012), non può, però, obliterarsi che, in forza dell'articolo 8, comma 3 del Dm 24 ottobre 2007 e ai fini dell'ammissione a gara pubblica, l'irregolarità contributiva non è considerata grave e, quindi, ostativa al rilascio del Durc quando lo scostamento tra le somme dovute e quelle versate, rispetto a ciascun periodo di paga o contribuzione, è inferiore o pari al 5% o comunque inferiore a 100,00 euro (cfr. Consiglio di Stato, sezione 4, sentenza 22 dicembre 2014, n. 6296).
Tar Puglia, Lecce, sezione 3, sentenza 18 luglio 2015, n. 2442

Per le Onlus non serve il requisito dell’iscrizione alla CCIAA
L'assenza di fini di lucro non è ostativa alla partecipazione delle Onlus alle gare per l'affidamento degli appalti pubblici e a tali Enti è consentito esercitare un'attività economica senza necessità d'iscrizione alla CCIAA; non sono conseguentemente applicabili alle ONLUS (per la loro particolare forma giuridica) della previsione del Disciplinare che richiede agli (altri) operatori economici il possesso dell'iscrizione alla CCIAA.
Tar Puglia, Lecce, sezione 3, sentenza 18 luglio 2015, n. 2442


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