Città e Urbanistica

L'assessore di Roma Caudo: «La rigenerazione vera chiave per ridurre il consumo di suolo»

Giuseppe Latour

L'assessore alla Trasformazione urbana del Comune di Roma sul testo all'esame della Camera: «La filosofia del disegno di legge va invertita»

«La filosofia del disegno di legge dovrebbe essere invertita. La rigenerazione è la vera chiave per ottenere la riduzione del consumo di suolo». Giovanni Caudo, assessore alla Trasformazione urbana del Comune di Roma, non condivide l'approccio che la Camera sta adottando nel discutere il problema dell'impermeabilizzazione e dell'eccesso di costruito nel nostro paese. Questioni come la fiscalità, gli impedimenti burocratici e le agevolazioni per il recupero dovrebbero essere al centro del dibattito parlamentare. Altrimenti, l'effetto delle nuove misure rischia di essere troppo limitato.

Da dove partire?
Per funzionare, la norma sul consumo di suolo dovrebbe avere una sezione cogente dedicata alla rigenerazione urbana. Bisognerebbe agevolare gli interventi sull'esistente, affrontare il tema degli impedimenti che le imprese e i cittadini incontrano, lavorare sulla fiscalità, che è oggi l'ostacolo principale alla rigenerazione. Bisognerebbe introdurre delle franchigie che, invece, ci sono per il nuovo.

Un paradosso.
Esattamente. Se oggi si realizza un nuovo intervento, ad esempio, non si paga l'Imu perché lo si considera parte del magazzino delle imprese. Bisogna cambiare rotta…

Questo succede nel Ddl?
No. La parte sulla rigenerazione sembra un addendum rispetto alla norma. Per me invece è il punto dal quale bisogna muoversi. Dovremmo invertire la filosofia del disegno di legge, partendo dalla rigenerazione e mettendo solo a seguire le norme sulle limitazioni del consumo di suolo. A quel punto tutto sarebbe più coerente.

Cosa pensa del decreto con il quale il ministero dell'Agricoltura dovrebbe fissare i tetti di consumo?
Mi pare che questo sia il punto debole della normativa. Come è stato detto da più parti, si tratta di una previsione di difficilissima applicazione. Il problema è che questa legge nasce dal ministero delle Politiche agricole con esigenze diverse da quelle urbanistiche. Comunque, penso che fare tutto partendo dal centro sia molto complicato.

Ultimo punto. Gli strumenti urbanisti dei Comuni vanno protetti dal Ddl?
Su questo c'è da sfatare un equivoco. Ci sono dei Comuni della Calabria e della Campania che hanno piani fatti nella metà degli anni 50 che adesso sono sovradimensionati. All'epoca si pensava a prospettive di sviluppo differenti che adesso sono sballate. Di conseguenza, ora che siamo in una fase diversa, dobbiamo prendere atto che ci sono dei Comuni che devono rivedere le loro previsioni urbanistiche e, soprattutto, tagliare. Anche le amministrazioni non possono nascondersi dietro i piani approvati.


© RIPRODUZIONE RISERVATA