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L’Italia cresce nelle gestioni dei fondi non quotati

Evelina Marchesini

L’asset class immobiliare continua a crescere nei portafogli dei grandi investitori. A livello europeo il patrimonio immobiliare non residenziale nelle mani degli istituzionali è passato dai 1.700 miliardi di dieci anni fa ai 2.500 miliardi della fine del primo semestre di quest’anno. Si tratta dunque di una crescita del 46,5%, nonostante a cavallo di un periodo di crisi che ha occupato almeno i tre quarti degli ultimi dieci anni.

«È evidente che la finanza immobiliare ha sempre maggiore importanza - spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, che ha appena archiviato l’annuale Forum di previsioni e strategie a cui hanno partecipato oltre 300 protagonisti del settore immobiliare -. I rendimenti risicati degli strumenti di investimento classici, la volatilità dei mercati azionari e le varie motivazioni alla base di questa espansione sono solo una delle chiavi di lettura. L’altra è la funzione innovatrice che spesso i mercati immobiliari finanziari hanno mostrato di avere nei confronti dei trend di sviluppo».

Mediamente, secondo l’Outlook di Scenari immobiliari, le attività immobiliari rappresentano il 10% delle risorse degli investitori istituzionali e i cinque principali Paesi contano circa il 70% del totale. Gli strumenti di gestione del risparmio immobiliare sono quelli che sono cresciuti maggiormente, sempre in un ambito caratterizzato da anni di crisi: «A fine 2015 rappresentavano oltre il 32% del patrimonio totale - sottolinea Breglia - contro il 15% di anni fa. In questo senso, anche in Italia, hanno superato tutte le previsioni di crescita». Alla base di una crescita così marcata c’è il potenziamento dei fondi non quotati in tutti i Paesi, l’introduzione dei Reit (real estate investment fund) dove non c’erano e il rafforzamento soprattutto in Regno Unito e Francia. E l’Italia? I fondi immobiliari non quotati sono gli strumenti che continuano a fare la parte del leone e hanno raggiunto quota 45,7 miliardi, vale a dire più del triplo rispetto al 2005. D’altro canto strumenti come le Siiq stentano ad affermarsi, nonostante gli adeguamenti normativi richiesti dai protagonisti del settore. Le società immobiliari quotate in Italia sono poche, ma in ripresa e il loro patrimonio in crescita, mentre investitori “classici” come le assicurazioni e le società private hanno ceduto quote significative di patrimoni concentrandosi sul core business in un periodo economico difficile.

Gli asset manager immobiliari europei sono sempre più concentrati e di grandi dimensioni: la classifica è guidata dalla britannica Tiaa Henderson, che gestisce un patrimonio di oltre 50 miliardi di euro. Per avere un’idea della situazione, basti pensare che la decima in classifica è Legal & General, con un patrimonio di 21,7 miliardi di euro, più del doppio della prima realtà italiana, Idea Fimit Sgr.

In questo quadro generale, il premio di “Impresa di eccellenza” che ogni anno viene assegnato nel corso del Forum di Scenari Immobiliari è andato a Sorgente Group, gruppo guidato da Valter Mainetti, con la seguente motivazione: «Il primo gruppo immobiliare che, partendo dall’Italia, ha costruito una realtà di livello internazionale sia con investimenti all’estero sia con prodotti innovativi, come il recente fondo specializzato in non performing loans».

Stefano Cervone, consigliere delegato di Nova Re, Giovanni Cerrone, direttore generale di Sorgente Sgr e Claudio Carserà, direttore di Sorgente Rem, hanno presentato le linee strategiche di Sorgente Group, che ha superato i 5 miliardi di patrimonio immobiliare posseduto e gestito.


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