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Ristrutturazioni e compravendite, segnali di risveglio nelle case. Strada lunga, ma una buona politica fiscale può accelerarla

Giorgio Santilli

Non c’è da esultare perché l’edilizia ha perso in otto anni più del 40% degli investimenti e la strada per tornare ai livelli pre-crisi è lunga. Non si possono però ignorare segnali importanti di risalita: crescono a due cifre compravendite immobiliari, lavori in casa incentivati dai bonus e mutui prima casa.

Soprattutto non si può ignorare, come ha rivendicato ieri il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che la crescita delle compravendite e quella dei lavori in casa sono anche l'effetto di scelte fiscali di riduzione delle tasse (abolizione della Tasi per le prime case) e di incentivazione di investimenti delle famiglie (crediti di imposta per lavori di ristrutturazione al 50%, per interventi di risparmio energetico al 65%, per acquisto di mobili al 50%). Non si può ignorare perché dimostra che, oltre al fisco opprimente che brucia quote di crescita del Paese, può esistere un "fisco amico" che è capace di stimolare la spesa, indirizzarla nella direzione giusta, costruire politiche, aiutare le imprese ad andare dove la domanda potenziale è forte.

L'esempio dei crediti di imposta per i "lavori in casa" resta il più eclatante negli ultimi 20 anni. Istituito dal governo Prodi nel 1998, è stato via via potenziato fino a raggiungere i massimi livelli attuali di aliquote al 50% e al 65%. In questi diciotto anni sono 13 milioni le domande presentate, la dimostrazione numerica di un successo straordinario di uno strumento fiscale che piace agli italiani e li aiuta nell'affrontare decisioni di vita importanti. Negli ultimi tre anni gli investimenti che hanno usufruito dell'incentivo sono sempre stati fra i 25 e i 28 miliardi l'anno di ammontare complessivo. Un valore complessivo superiore all'1,5% del Pil. Senza questi bonus la crisi in edilizia, soprattutto in termini occupazionali, sarebbe stata ancora più drammatica e molto più degli investimenti pubblici - che invece a loro volta sono crollati negli anni passati - i bonus edilizi sono stati l'unico paracadute pubblico per il settore.Questo dà il senso che fare politiche economiche virtuose è possibile in Italia.

Questo è però il momento di fare cose anche difficili, di avere coraggio, di pensare in grande. E se questi strumenti di "fisco attivo" hanno funzionato bisogna confermarli, stabilizzarli, allargarne il raggio di azione e la capacità di incidere. D'altra parte, questa era la posizione tenuta dai ministri Padoan e Delrio in occasione dell'ultima legge di stabilità che pure si limitò, alla fine, a riconfermare quanto c'era, con un allargamento (significativo in termini di politiche, ancora incerto in termini di risultati). Ora la questione si ripropone con la prossima stabilità e non a caso il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, la ripropone per tempo chiedendo - come è nella sua linea da tempo - di «trasformare uno strumento in una politica». E la politica da lanciare, rafforzare, spingere è quella di una massiccia riconversione energetica del nostro patrimonio immobiliare. A partire da quello pubblico perché oggi una spesa pubblica per investimenti "leggeri" che sia attivabile rapidamente e porti a un taglio della spesa corrente (energetica) è quanto di più utile possa esserci per il Paese. È utile per la crescita che dobbiamo rafforzare ora, non fra un anno.

È utile perché dà un segnale forte e un quadro chiaro di convenienze in direzione di una riconversione "verde" del settore. È utile perché può mettere va sistema, tramite la logica della pianificazione agile, risorse provenienti da fondi nazionali, europei, locali e privati. Questo è il passaggio da fare ora per cogliere a pieno tutta la lezione che arriva dai bonus fiscali edilizi. E, poiché è utile avere una strategia chiara e coerente anche per il medio-lungo periodo, una evoluzione di questo tipo dei bonus, su scala più ampia, che vada oltre il microintervento abitativo, potrebbe gettare le basi anche per individuare modelli di intervento di riqualificazione di pezzi di città. Dopo aver riqualificato milioni di abitazioni, bisogna guardare ai condomini, agli edifici, alle imprese, alle periferie per favorire un disegno complessivo di rigenerazione energetica ed edilizia.


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