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La Biennale di Venezia punta i riflettori sull'architettura accessibile

Paola Pierotti

Alla Mostra il focus sulle soluzioni per l'abitare a basso costo

Quanto incidono la cultura di internet, la rivoluzione urbana, le criticità sociali, nello sviluppo di nuove idee progettuali? Quali soluzioni ci sono per far fronte a temi collettivi come la disoccupazione, la povertà o i disastri ambientali? La 15esima Mostra internazionale di architettura di Venezia cecherà di fornire risposte a queste e ad altre domande legando i temi dell’economia, del sociale e dell’ambiente. Curatori e allestitori sono al lavoro in queste ore negli spazi dell’Arsenale e dei Giardini per dare inizio, domenica 28 maggio, alla Biennale 2016. All’architetto cileno Alejandro Aravena, noto per la sua ricerca sul tema dell’abitare, la Fondazione veneziana guidata da Paolo Baratta ha affidato il compito di raccontare come l’evoluzione della domanda possa trovare risposta in soluzioni molteplici e innovative. Oltre i landmark griffati, l’attenzione si concentra sull’architettura di tutti e per tutti, quella che fa la differenza in circostanze difficili.

I progettisti coinvolti sono centinaia. Dalle star internazionali come David Chipperfield e Tadao Ando agli italiani Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e C+S Associati. Tra gli altri c’è Manuel Hertz con un progetto che fa fronte alla situazione dei rifugiati nel Sahara, Solano Benitez che in Paraguay ha sviluppato modelli prefabbricati, mettendo in campo una forza lavoro non qualificata; e ancora lo studio giapponese Sanaa che mostrerà il lavoro fatto nell’isola Inujima costruendo piccole opere che integrano arte e architettura, nuove attrazioni per ridare carattere ad aree rurali e post industriali in declino.

Il mondo si dà appuntamento a Venezia per delineare visioni e confrontarsi su quanto già fatto: Christian Kerez mostrerà alcune soluzioni innovative per le favelas brasiliane e Richard Rogers racconterà la sua esperienza applicata all’housing sostenibile. Cadaval & Sola Morales illustreranno progetti residenziali collettivi in Spagna e in Messico e Zhang Ke esemplificherà con progetti concreti la sua battaglia contro la tabula rasa in Cina, rivisitando le abitazioni tradizionali.

Oltre alla mostra collettiva, i singoli Paesi sono stati invitati a declinare in modo autonomo e originale il tema “Reporting From the Front”. Il Regno Unito metterà in scena una mostra sull’Economia domestica dimostrando come la condivisione degli spazi sia un privilegio piuttosto che un compromesso. Tenendo presente ad esempio i brevi periodi abitativi (contatti di lavoro temporanei o soggiorni di studio), si immaginano anche nuove forme di affitto dove i canoni mensili comprendano l’uso dello spazio ma anche tutte le necessità domestiche. La Finlandia proporrà una lezione su come offrire alloggi adeguati e creare un percorso di integrazione per i richiedenti asilo, anche attraverso una mostra dei progetti vincitori di un concorso indetto su questo preciso tema. La Repubblica delle Seychelles, per la prima volta alla Biennale di Venezia, si è proposta per condividere l’identità delle 115 isole-arcipelago in equilibrio tra la stravagante economia delle vacanze e l’architettura vernacolare. Sempre in linea con il messaggio di Aravena, la Francia rivolgerà invece l’attenzione ad edifici ordinari dove progettisti, politici, imprese e cittadini si alleano per raggiungere progetti condivisi.

Migrazione, catastrofi naturali, igiene, periferie, sostenibilità, traffico, rifiuti, criminalità, inquinamento sono tra le parole chiave, le cosiddette “battle words” individuate dal curatore come filo rosso della Mostra. «In linea generale vorremo imparare da quelle architetture che nonostante la scarsità di mezzi esaltano ciò che è disponibile invece di protestare per ciò che manca. Ci interessa capire – ha dichiarato Aravena, vincitore tra l’altro dell’ultima edizione del Pritzker – come l’architettura possa introdurre una nozione più ampia di guadagno e dimostrare come la progettazione sia un valore aggiunto e non un costo aggiuntivo».

La Biennale non è solo una mostra. Una volta al mese sono in calendario degli incontri con i protagonisti «per carpire dagli autori stessi – dice Aravena – la ricchezza e la complessità dell’ambiente costruito e che cosa serve perché le cose siano realizzate». Ancora, ogni Paese ha messo in campo professionalità ed energie e particolare attenzione è stata dedicata alla comunicazione: se gli italiani hanno puntato su un catalogo con messaggi inediti e immediati, utilizzando il graphic novel, la Francia ha realizzato un libro-oggetto pensato come carnet di viaggio per offrire un inventario della trasformazione del quotidiano operata dall’architettura.


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