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Nasce il «conto termico 2.0», potenziato l’incentivo agli impianti green

Maria Chiara Voci

Nessuna registrazione per impianti fino a 2 MW, catalogo di prodotti “prequalificati”, incentivo erogabile in un’unica soluzione

È nato il nuovo conto termico 2.0. Dopo mesi di riflessione, ieri è arrivato il via libera (che si attendeva già nel mese di dicembre): la conferenza unificata ha approvato formalmente la revisione dello strumento e ne ha semplificato notevolmente la procedura. Con un decreto attuativo, che sarà operativo dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Il conto termico, cioè regime di sostegno economico introdotto dal Dm 28 dicembre 2012 e gestito dal Gse, costituisce un’alternativa al credito d'imposta per i privati che vogliono investire sull'installazione in casa di un impianto alimentato da fonte rinnovabile o per i soggetti pubblici che scommettono sull’efficienza.

Tuttavia, per ragioni strutturali, la misura – lanciata con una dotazione di 900 milioni iniziali – non ha dato i risultati sperati ed è stato utilizzato per poco più del 5% delle risorse disponibili. «Con l'intesa raggiunta ieri - commenta però Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo Economico - la nuova versione 2.0 tiene conto delle proposte avanzate dall'Anci e dalle Regioni, introduce numerose semplificazioni rispetto alla precedente versione ed è finalizzato a facilitare l'accesso agli incentivi previsti per i cittadini, per le imprese e per la stessa pubblica amministrazione».

Tra le novità, la previsione di un catalogo di prodotti prequalificati per gli apparecchi domestici, disponibile sul Portaltermico, dove il singolo cittadino per chiedere l'incentivo potrà selezionare l'apparecchio prescelto. Una misura che ridurrà in modo sensibile i tempi di valutazione delle domande da parte del Gse. Inoltre, la possibilità che l'incentivo previsto possa essere erogato anche in un un'unica soluzione, fino a 5mila euro (la soglia precedente era 600 euro). La scomparsa dell'obbligo di iscrizione ai registri per gli impianti fino a 2 MW (oggi il passaggio è necessario per le pompe di calore e gli impianti a biomasse tra i 500 e i 1000 kW). Infine, l'innalzamento del livello degli incentivi: infatti, per le ristrutturazioni che portino gli edifici della Pa ad “energia quasi zero” il sostegno potrà raggiungere il 65 per cento. «Grazie all'adozione di questo decreto attuativo - conclude Simona Vicari - abbiamo sbloccato una quantità ingente di risorse per l'innovazione e superato numerose criticità: meno burocrazia, meno passaggi intermedi, più incentivi per investimenti che migliorano la nostra qualità della vita».


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