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In calo del 10,7% i permessi di costruire nel primo semestre 2015 (per «colpa» del decreto Fare)

Massimo Frontera

L'Istat rileva che nei primi sei mesi del 2015 i permessi edilizi rilasciati hanno visto un calo del 10,7% per l'edilizia residenziale e un aumento del 6,9% per il non residenziale

Nel primo semestre del 2015 il rilascio dei permessi di costruire ha visto due andamenti contrastanti: l'edilizia residenziale ha fatto registrare una contrazione rispetto allo stesso periodo del 2014 (-10,7% le abitazioni e -13,8% la superficie utile abitabile) mentre l'edilizia non residenziale ha fatto registrare invece un aumento del 6,9 per cento.

Lo dice l'Istat nel comunicato diffuso il 13 gennaio. «Il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali - rileva l'Istat - risulta in calo in entrambi i trimestri, presentando nel primo una variazione tendenziale negativa dello 0,3% e nel secondo un calo del 18,9%. Stessa dinamica segue anche la superficie utile nel confronto con gli analoghi trimestri del precedente anno: -6,1% per il primo trimestre 2015 e -20,1% per il secondo».

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Anche l'edilizia non residenziale aveva cominciato l'anno con un andamento negativo nei primi tre mesi, che però sono seguiti a una brusca inversione di tendenza nel secondo trimestre del 2015: «Nel primo trimestre del 2015 - si legge nella nota Istat - l'edilizia non residenziale presenta una superficie in calo rispetto allo stesso periodo del 2014 (-1,9%); mentre nel secondo trimestre registriamo un'inversione di tendenza con una variazione tendenziale positiva a due cifre (15,1%) rispetto allo stesso trimestre del 2014, come non accadeva dal primo trimestre 2007».

L'effetto del decreto Fare
Il calo dell'attività dei permessi di costruire registrato dall'Istat nel comparto dell'edilizia abitativa potrebbe essere l'effetto del generalizzato calo delle nuove costruzioni e della crisi del settore immobiliare, ma potrebbe anche esserci un altro "colpevole".
Un forte indiziato è infatti il decreto cosiddetto del Fare (n.69/2013) che è stato convertito in legge nella seconda parte del 2014 e che ha dispiegato pienamente i suoi effetti nell'anno successivo. Tra le tante misure del decreto Fare c'era anche un importante "pacchetto" di semplificazioni dell'attività edilizia. Tra queste, in particolare, la misure volte a derubricare alcuni interventi edilizi da quelli per i quali è necessario il permesso di costruire.
Di fatto, dopo il decreto Fare, alcuni interventi di manutenzione straordinaria sul patrimonio edilizio esistente possono essere eseguiti con una comunicazione di inizio lavori (Cil o Cila) invece del permesso di costruire. È il caso, per esempio, delle opere per accorpamento o frazionamento di unità immobiliari, e anche degli interventi che comportano traslazioni di superfici o di volumi all'interno dell'edificio. In altre parole, le semplificazioni introdotte dal decreto Fare hanno avuto un impatto su un largo numero di interventi anche significativi - praticamente tutti quelli che possono essere eseguiti mantenendo inalterati involucro e struttura esterna - che, pertanto, sono usciti "dal radar" delle rilevazioni che riguardano i permessi di costruire. Una circostanza che - nel generale calo delle nuove costruzioni - ha potuto condizionare il dato rilevato dall'Istat.

Legge l'articolo «Tutte le semplificazioni edilizie del Decreto Fare»


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