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Social housing, un flop il piano con Regioni e imprese: pronti 2.638 alloggi su 17.101. Spariti 1,6 miliardi di fondi privati

Massimo Frontera

Risultati deludenti per il programma nato nel 2008 che prevedeva oltre 3 miliardi di investimenti, di cui 2,1 da operatori privati

Investitori privati scomparsi, tagli di fondi da parte delle Regioni, lungaggini burocratiche. Così affonda il piano nazionale di edilizia abitativa concepito nel 2008 all'insegna di una partnership tra Stato, Regioni, Comuni, Iacp e il coinvolgimento di operatori privati.

Un po' di storia
Stiamo parlando del piano nazionale di edilizia abitativa concepito nel 2008 con il decreto legge 112. Il piano è stato poi effettivamente approvato solo l'anno successivo con il Dpcm 16 luglio 2009. Si componeva di varie linee di intervento. La prima - e più nota - è quella che prevedeva l'avvio di un sistema di fondi immobiliari per attuare programmi di edilizia abitativa. Questa linea di intervento, come è noto, ha visto la costituzione del maxifondo immobiliare (Fia Investimenti per l'abitare) dedicato al social housing da parte di Cassa depositi e prestiti.
C'era poi un piano di recupero di alloggi degradati e inagibili di proprietà di Comuni e Iacp. Piano che, con un decreto del dicembre 2009, è stato finanziato con 197 milioni di euro ed è al 76% di attuazione, in quanto il tiraggio è quasi arrivato a 150 milioni di euro alla data del 2 aprile scorso .

Gli accordi di programma con le Regioni
La gamma di interventi prevedeva inoltre anche un livello di maggiore complessità attuativa, attraverso la stipula di appositi accordi di programma con le Regioni, con anhe il coinvolgimento di Comuni e Aziende Casa. Tale complessità era compensata però dalla possibilità di moltiplicare le risorse pubbliche, grazie al cofinanziamento delle Regioni e, soprattutto, con l'attrazione di soggetti e privati, con relativi capitali. Questa linea di intervento è stata concretamente avviata solo nell'ottobre 2011, con la sottoscrizione da parte del ministero delle Infrastrutture di 15 accordi di programma con 14 Regioni e con la provincia autonoma di Trento. I programmi, precedentemente approvati dal Cipe e dalla Conferenza unificata, hanno inizialmente attivato investimenti pubblici e privati per oltre 2,7 miliardi di euro per realizzare circa 15.200 alloggi. Tra l'ottobre 2011 e il novembre 2012 sono stati concretamente sottoscritti gli accordi, per un'assegnazione complessiva di 377.876.170 euro di risorse statali.

Il bilancio dei fondi e degli alloggi realizzati
A comunicare un bilancio - peraltro aggiornato alla fine dello scorso - è stato il ministero delle Infrastrutture, presentando i dati lo scorso 15 ottobre a Torino, in occasione di Urbanpromo Social Housing. La fotografia presentata qualche giorno fa, pur essendo la più aggiornata, non è attualissima in quanto si riferisce a una elaborazione pubblicata a marzo e aggiornata al 31 dicembre 2014.
Ebbene, a fronte dei quasi 378 milioni stanziati a favore delle Regioni, le risorse effettivamente trasferite risultano essere meno della metà: pari esattamente a 172.410.332 euro. Di queste, risultavano utilizzati solo 92.970.964 euro, pari al 24,6% dei fondi disponibili e al 53,9% dei fondi effettivamente trasferiti.
Lo scarso tiraggio di questa misura caratterizza anche le risorse stanziate dalle Regioni. Rispetto a un cofinanziamento iniziale complessivo di 277.023.526 euro indicato negli accordi di programma, le Regioni hanno successivamente rimodulato al ribasso la somma, tagliando quasi 69 milioni. La dote è pertanto scesa a 208.153.906 euro. Ma l'importo effettivamente utilizzato risulta essere di 48.319.614 euro, cioè pari a 17,4% della dote iniziale e al 23,2% della dotazione rimodulata al ribasso.
L'unica nota positiva arriva dagli enti locali, anch'essi chiamati a cofinanziare la misura. L'iniziale dote di 177.132.778 euro ha visto un incremento di risorse (per quasi 14 milioni), arrivando a 190.876.959 euro. Peccato però che, di questi soldi, ne siano stati effettivamente utilizzati solo 21.725.902 euro, pari all'11,4 per cento.

La grande fuga degli operatori privati, soprattutto in Campania
Ma il ridimensionamento maggiore si riscontra tra i soggetti privati. Degli oltre due miliardi di euro di impegni inizialmente previsti per attuare programmi di edilizia abitativa, sono per ora rimasti 515.253.869 euro. In altre parole tre quarti dei fondi, per quasi 1,6 miliardi di euro, si sono volatilizzati. Ma non è tutto. Della dotazione rimasta, risultano attivate risorse per 72.747.559 milioni di euro, pari al 14,1% delle risorse effettivamente rimaste ( e al 3,5% della montagna di soldi privati previsti negli accordi di programma).

Il bilancio degli alloggi: realizzazione a quota 27% del totale
Fin qui il conto della cassa. Tradotto in alloggi, il programma vede la realizzazione di 2.638 alloggi effettivamente disponibili sugli oltre 17mila iniziali. Come si arriva a questo numero?
Il comparto degli edifici di nuova costruzione inizialmente fissato a 13.753 unità ha visto un taglio di 7.928 alloggi, ridimensionando il programma a 5.825 unità.
Il comparto degli edifici ottenuti con interventi di recupero e ristrutturazione del patrimonio esistente ha invece visto un incremento numerico, ed è passato da 3.168 a 3.594 unità.
Poi c'è la componente di alloggi acquistati sul mercato. Anche in questo caso il numero è cresciuto, passando dagli iniziali 196 alloggi ai 371.
In sintesi, il piano si è notevolmente sgonfiato, passando da oltre 17mila alloggi a 9.744. Tuttavia, «gli alloggi effettivamente già disponibili alla data del 31.12.2014 ammontano a 2.638, pari al 27,07% della consistenza complessiva degli alloggi risultante dal monitoraggio (9.744),(–n.7.372)».
La tabella del Mit

Il caso Campania: tagliati 60 programmi attuativi su 64
Una caso a parte è quello della Campania. Nei tempi dell'avvio del Piano nazionale, la regione si era fatta notare per la sorprendente cifra di 945 milioni di risorse messe sul piatto dai privati, che aggiunti ai 100 milioni stanziati dalla Regione, ai circa 40 di Comuni/Iacp e ai 41 milioni dello Stato avevano indicato la cifra record di quasi 1,13 miliardi di euro di finanziamento totale. Cifra poi ulteriormente cresciuta a 1.5 miliardi circa. Di tutta questa montagna di soldi è rimasto ben poco: una cifra pari a «poco oltre 148 milioni di euro», rivela il ministero delle Infrastrutture. «Infatti - aggiunge ancora il Mit - nel giugno 2014 n.60 programmi di intervento su un totale di 67 originari sono stati archiviati in ragione della intervenuta normativa regionale che impedisce nuovo consumo di suolo».

Le cause del fallimento e gli errori da evitare
Cosa è andato storto? Il ministero punta il dito sull'incapacità di programmazione da parte delle regioni. Più precisamente, il Mit parla di «limiti della programmazione degli interventi effettuata dalle Regioni». In particolare «sia la consistenza fisica degli interventi sia la dotazione finanziaria non risultano sufficientemente ancorate ad una concreta fattibilità». Un forte indizio dell'incapacità della programmazione sta nel fatto, segnalato dal Mit, che molti interventi hanno subito una deloaclizzazione, con conseguente allungamento dei tempi delle procedure.
Il colpo finale lo ha poi dato la crisi finanziaria ed economica/immobiliare, che è all'origine dell'uscita di scena dei privati.
«Certamente - dice il Mit - il Piano ha impattato con la recente crisi economica-finanziaria». In particolare, emerge una «evidente riduzione (-75%) degli investimenti privati rispetto alle originarie previsioni, con conseguente forte incertezza nella attuazione dei programmi». Programmi che peraltro, «hanno beneficiato di finanziamenti pubblici inferiori agli importi richiesti che necessitavano per il loro completamento proprio delle risorse private».
Il circolo vizioso si chiude perfettamente: si costruisce una pianificazione complessa perché si vuole coinvolgere tutti i soggetti pubblici e attrarre anche i privati; la complessità però significa procedure complicate e allungamento dei tempi; l'allungamento dei tempi, aggravati dalla crisi economica, fa scappare i privati; il taglio dei capitali privati sottrare risorse al piano mettendo in crisi proprio i progetti di partenariato.
Non stupisce che, nelle sue conclusioni, il Mit suggerisca di ridimensionare gli obiettivi: «Nuove risorse finanziarie che si potranno reperire per il comparto andranno orientate prioritariamente verso interventi di rifunzionalizzazione del patrimonio di Erp già esistente».

Il documento del Mit sull'attuazione del piano nazionale di Edilizia abitativa illustrato il 15 ottobre scorso dal direttore della divisione Politiche abitative del ministero delle Infrastrutture, Maria Pia Pallavicini.


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