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Banca d'Italia: il taglio delle tasse annunciato sulla prima casa deve essere permanente

Rossella Bocciarelli

Con il prossimo intervento cinque modifiche in sette anni, Italia ora in linea con la media europea

Il rinvio del pareggio di bilancio deciso dal governo va «attentamente» valutato «tenendo conto dell’importanza di dare avvio a una chiara e progressiva riduzione del debito, dopo otto anni di crescita ininterrotta». È il caveat espresso ieri dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, ascoltato in audizione sul Def. Signorini ha ricordato infatti che il valore previsto per il debito pubblico dell’anno in corso in rapporto al prodotto (132,8 per cento) supera di 16 punti percentuali il picco toccato nel biennio 2004-2005 e di 33 punti il livello raggiunto nel 2007, prima che divampasse la crisi finanziaria internazionale. È dunque essenziale che l’anno prossimo lo stock del debito pubblico in rapporto al Pil torni a scendere. E «sarebbe prudente - ha sottolineato - assicurare un margine di sicurezza per affrontare l’eventuale materializzarsi di rischi» di tipo congiunturale, provenienti dal «rallentamento del commercio mondiale o improvvisi mutamenti nei mercati».

Quanto alle imposte, il dirigente di Bankitalia ha battuto a lungo sul fatto che il livello della pressione fiscale, pari al 43,6 nel 2014 «è ancora elevato, sia in una prospettiva storica sia nel confronto internazionale». In particolare, ha osservato, è elevata la tassazione sui redditi da lavoro dipendente : l’Ocse afferma che per un lavoratore single senza figli con retribuzione media il peso dell’Irpef è pari al 22 per cento della retribuzione( contro il 19,1 per cento in Germania,il 16,6 per cento in Spagna al 14,5% in Francia e nel Regno Unito). «Una pressione fiscale così alta indubbiamente ostacola la crescita economica. Come ridurla - ha sottolineato Signorini - è una scelta eminentemente politica, in ragione delle diverse implicazioni distributive dell’una e dell’altra misura».

E tuttavia Bankitalia ha messo in evidenza gli effetti sul potenziale produttivo delle opzioni sul tappeto. Così a proposito delle imposte immobiliari , dopo aver ricordato che l’Italia è attualmente in linea con la media dei paesi europei per quel che riguarda le imposte sulle proprietà immobiliari (1,5%del Pil) Signorini ha avvertito: «Va posta attenzione al fatto che le frequenti modifiche alla fiscalità immobiliare degli ultimi anni potrebbero indurre le famiglie a non reputare lo sgravio ora programmato come permanente, limitando significativamente gli effetti della misura sulle scelte di consumo». Si tratterebbe- ha spiegato- del quinto intervento negli ultimi sette anni. «In ultima analisi- ha concluso,l’effetto dell’eliminazione della tassazione della prima casa dipende dalla misura in cui essa sarà percepita come permanente».

Dal canto suo, il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio,Giuseppe Pisauro, ha affermato in audizione che il governo non ha esplicitato nel Def quali riforme aggiuntive intende mettere in campo per ottenere l’estensione della flessibilità legata alle riforme strutturali. «L’estensione della clausola delle riforme richiede l’indicazione di nuove riforme rispetto alla primavera scorsa» ma queste riforme «non sono esplicitate» nella Nota di aggiornamento al Def. Quindi, ha proseguito, «ad oggi non è possibile fare una valutazione». Difficile, secondo Pisauro, anche fare una valutazione sulla clausola per gli investimenti: « I requisiti sono rispettati» per «richiedere la clausola» ma «quello che bisogna vedere è se gli investimenti previsti sono realmente aggiuntivi».


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