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«2051 Energia dal futuro»: in mostra a Milano le smart city di domani

Dario Aquaro

Edison Open 4Expo: «Proiezioni immaginarie» alla Rotonda della Besana di Milano fino al 5 luglio

Manti stradali calcati da pannelli solari di nuova generazione, atolli nel mare che generano biocarburante dalle alghe, città progettate per produrre energia eolica in ogni angolo di strada, abiti che recuperano l'energia cinetica e termica.
Il futuro rapporto tra l'uomo, l'energia e l'ambiente, come lo immaginano designer e architetti: scenari di rottura nel mondo di domani, anno 2051, nello sforzo di andare oltre ogni tradizionale previsione. Divertissement? Certo, anche, ma di sostanza. Perché è lo spunto per parlare dello sviluppo di tecnologie già esistenti e perché a rappresentare sfondi e soluzioni sono i designer di Edf R&S, che hanno colto l'occasione della biennale di Design di St Etienne per associarsi con personalità esterne.

Il risultato sono le proiezioni immaginarie che possono ammirarsi alla Rotonda della Besana di Milano fino al 5 luglio, nella mostra “2051 Energia dal Futuro”. Parte del calendario di eventi di Edison Open 4Expo, proposti durante i sei mesi dell'Esposizione universale per stimolare il dibattito su temi strategici: innovazione, sostenibilità, crescita economica e sociale. E al quale partecipano premi Nobel, economisti, artisti, giovani ricercatori e imprenditori, in una serie di incontri e tavole rotonde che serviranno a costruire una “carta dell'innovazione” dal lasciare in eredità al paese, dopo Expo.

Dell'iniziativa messa in campo da Edison fanno dunque parte anche queste immagini e idee, che partono da varie ipotesi ambientali, tecnologiche, talvolta politiche - tra dipendenza e autonomia, tecnica e natura - e provano a tracciare possibili percorsi. Una dozzina di soluzioni futuribili divise in macro-sezioni tematiche: Favelas e città nuove (di Elise Prieur e Rémi Sussan); Osmosi (di Gilles Rougon e un'agenzia di design esterna), Resilienza (di Etienne Vallet e Olivier Peyricot); Gli Acclimatati (di Guillame Foissac e Christophe Gaubert).

“Favelas e città nuove” prevede ad esempio una società segnata da uno stato di crisi economica, politica ed energetica dovuta a riscaldamento climatico, scarsità di risorse fossili e urbanizzazione globale. Favelas dove ogni abitante è produttore di energia grazie alla “biotecnologia da garage” di alghe e batteri, e Città nuove che concentrano la ricchezza e creano sistemi elettrici condivisi. “Osmosi” tratta della trasformazione della mobilità individuale e collettiva, legata al peso demografico mondiale. “Resilienza” traccia la riorganizzazione strutturale dei produttori di energia elettrica a seguito di un evento catastrofico senza precedenti. “Gli Acclimatati” immagina invece le conseguenze dei dissesti climatici che hanno frenato la globalizzazione e prodotto un'innovazione iperlocalizzata, con tribù tecnologiche che producono e utilizzano energia in base alle risorse naturali disponibili sul proprio territorio.


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