Progettazione e Architettura

«La mostra è un richiamo alla responsabilità degli architetti»

Guendalina Salimei (T Studio)

Il tema lanciato da Chipperfield mi è sembrato subito interessante soprattutto se si interpreta come sfida necessaria per ripensare al ruolo che gli architetti dovranno avere nel terzo millennio.

Domanda in fondo appropriata in questo presente in quanto pone l'accento sul tema dell'architettura responsabile e sulla necessità che gli architetti divengano parte e, perché no, motore di ricerca, di idee, di soluzioni, di modalità nuove con cui affrontare la complessità di un futuro sempre più in movimento.

Quindi sembra assolutamente condivisibile l'idea della pratica di architettura come esperienza condivisa, un terreno comune sul quale discutere insieme dove si è insieme a trovare delle soluzioni oppure ancora meglio a fare delle sperimentazioni. Il ruolo che sempre avevamo avuto nel passato di interpreti del nostro tempo, cosi come di grandi demiurghi è stato spesso calpestato dall'idea di un architettura come oggetto, oggetto di design e come tale ripetuto e avulso da contesti e realtà specificamente complesse e spesso difficili da interpretare.
Il tema ha prodotto esperienze di diversissimo spessore il tutto in un allestimento piuttosto caotico alcune sperimentali e rivolte a progetti lanciati nel futuro molto impegnati in problemi dalle risposte impossibili, altri molto meno.

Il padiglione giapponese con una capillare e meticolosa possibile risposta al dramma di una catastrofe naturale o l'Urban think tank alle prese con una puntuale iniezione di energia in parti di città spontanee come gli slums, a riflessioni sugli ensemble, grandi mostri metropolitani, al problema di come riciclare, ripensare e ridare energia a parti di città e territorio morti, presenti in molti parti del mondo.

Altre esperienze sono troppo rivolte al passato, affrontano problemi troppo interni alla disciplina, spesso anche autoreferenziali, lontani dall'idea di un progetto condiviso e proiettato nel futuro; sono decisamente meno convincenti.

Un rimpianto: il tema della città in tutte le sue accezioni rimane troppo in secondo piano, troppo marginale quando si tratta di common ground. Un vero peccato.


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