Progettazione e Architettura

Leopoldo Freyrie: «Mostra lontana dalla realtà, autoreferenziale e senza architettura»

Paola Pierotti

Il presidente degli architetti boccia l'esposizione nei padiglioni internazionali, con poche eccezioni (Russia, Giappone) e giudica invece positivamente il padiglione Italia di Zevi: «Intelligente, dimostra che l'Italia ha solide basi»

«È una mostra avulsa dalla realtà indifferente alla crisi globale che riguarda direttamente le città e la gente che vi abita. È autoreferenziale, inadatta visto che l'architettura dovrebbe offrire soluzioni». Leopoldo Freyrie, presidente degli Architetti italiani critica fortemente la Biennale di Architettura 2012.

Freyrie cita qualche eccezione, ricorda la rigenerazione di una città russa in cui si producevano missili e il tema del padiglione giapponese, attento a ricostruire una casa a chi l'ha persa con il grande terremoto che l'anno scorso ha devastato il paese. «Ma in generale è molto deludente».

«Non si vede nulla che ha a che fare con il "Common ground" espresso nel titolo della Mostra – dice Freyrie – era necessario lanciare il tema e stringere, dedurre qualcosa. Non si legge il "terreno comune". Troppi esercizi di stile tra gli architetti invitati da Chipperfield. Trovo inutile il puro formalismo di Zaha Hadid o la scelta di Herzog e De Meuron di parlare di se stessi mostrando una carrellata di articoli che raccontano l'iter faticoso della costruzione della Filarmonica di Amburgo». Dov'è il Common si chiede Freyrie? «Un non-architetto che visiterà questa Biennale non coglierà il Common ground».

Non solo, Freyrie critica anche la scelta del curatore di aver proiettato lo sguardo all'indietro, invece di guardare avanti. Il presidente lamenta anche l'assenza di architetti italiani tra i tanti invitati da Chipperfield. «Mancano i rappresentanti della progettazione, ci sono solo quelli dell'accademia e della critica».

Il Padiglione Italia? È un lavoro intelligente in cui si dimostra che l'Italia ha solide basi. Non è un progetto innovativo ma apre un capitolo su un ragionamento che dovremo continuare a fare. Un ottimo lavoro realizzato con un budget molto ridotto e con zero tempo».

«Complessivamente a questa Biennale manca l'architettura, non quella rappresentata ma quella tangibile. Tanti video e performance e poca architettura che questi spazi dell'Arsenale consentirebbero di mostrare. Stano ad esempio che con tanta acqua ci sia intorno agli spazi arsenalizi non ci sia niente di galleggiante», chiude Freyrie.


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