Progettazione e Architettura

La Germania punta sul riciclo, la Spagna sui giovani talenti. Il Giappone riparte dallo tsunami

Paola Pierotti

Viaggio nei padiglioni esteri della Biennale di Venezia. C'è chi punta su tecnologia e multimedialità e che approfitta del tema di Chipperfield per fare ricerca e valorizzare i giovani talenti

L'Austria si presenta alla Biennale 2012 con un'installazione multimediale che tiene insieme architettura, scienza, arte e cinema: figure umane in movimento vengono messe in relazione con lo spazio, e simulano le possibili interazioni tra gli uomini e le realtà costruite.

La Russia ha stupito il pubblico della Mostra di Architettura per aver scelto di tappezzare tutto il padiglione di codici QR, decifrabili con Ipad, che consentono di accedere a contenuti multimediali riguardanti la città di Skolkovo, città dell'innovazione. Tecnologia simile è stata scelta anche dal padiglione della Cecoslovacchia: lo spazio (quasi) completamente bianco può essere visitato sovrapponendo lo spazio virtuale raccontato dalle immagini visualizzate attraverso Ipad (peccato la sovrapposizione reale e virtuale non sia riuscita).

Arte e cinema. Tecnologia spinta per suscitare riflessioni e animare suggestioni, ma l'architettura è assente in gran parte dei padiglioni nazionali.

Ci sono opere di architettura nel padiglione tedesco che ha lavorato sul tema "reduce, reuse, recycle" e ci sono alcuni modelli anche nel padiglione spagnolo che si è concentrato sui processi di ricerca nell'ambito dell'architettura. Questo padiglione mette insieme l'opera di sette gruppi di architetti spagnoli che difendono con fermezza la propria vocazione all'innovazione e che hanno costruito mondi personali al di fuori di stili e mode, non senza correre rischi.

I paesi nordici e il Regno Unito hanno deciso di puntare sui giovani talenti e hanno affidato a loro il compito di portare dei contenuti al tema "Common Ground" scelto dal curatore David Chipperfield. Il Padiglione della Gran Bretagna in particolare presenta a Venezia il lavoro di dieci studi che hanno girato il mondo per cercare risposte creative a problematiche universali. La mostra inglese si intitola "Venice Takeaway" e parla di progettazione di scuole, di offerta di alloggi, di sviluppo urbano, di pianificazione urbanistica, la consapevolezza del rischio e il tema delle gare. Temi comuni questi che il curatore auspica possano influenzare il dibattito iniettando nuove idee e innescando un dialogo internazionale.

Tema concreto anche quello affrontato dal padiglione del Giappone, partendo dal disastro provocato dal grande terremoto verificatosi un anno fa. Il progetto si chiama "una casa per tutti", un'azione concreta tesa a offrire a chi ha perso una casa nello tsunami un ambiente in cui incontrarsi, parlare, mangiare e bere insieme. La caratteristica di questo progetto è l'interazione tra coloro che realizzano la struttura e la abitano: studenti, progettisti, costruttori insieme per proporre soluzioni che potranno essere replicate.

Il "terreno comune" proposto da Chipperfield include i temi di ricerca, le domande della società, gli approcci a problematiche condivise. L'architettura è lo strumento capace di rivitalizzare micro-spazi e ampi territori. Uno strumento che richiede grande responsabilità da parte dei politici, della committenza, dei costruttori e degli stessi professionisti. L'Australia si è concentrata quest'anno sul tema della ricostruzione della figura professionale dell'architetto e ha esplicitato l'allontanamento dalla disciplina e dal fascino per la forma e la tecnica, verso una rivitalizzazione della dimensione politica, culturale ed esperienziale dell'architettura.


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