Progettazione e Architettura

Architettura motore di crescita: le imprese che riconoscono il valore del progetto

Giorgio Santilli

Luca Zevi ha selezionato un centinaio di progetti - «su quattromila visionati», dice - allestendo un racconto sull'architettura italiana dei luoghi di lavoro

Più che un patto o un'alleanza, è un incontro - a volte casuale come una scintilla, a volte fortemente cercato - che segna da tempo realtà imprenditoriali della provincia italiana e può dare ora un contributo sostanziale alle nuove politiche per la crescita, aperta alla competizione internazionale, meno fondata sul debito pubblico e sostenibile anche sul piano ambientale ed energetico: da una parte c'è l'architettura di qualità, quella che in tutto il mondo contemporaneo dà valore aggiunto all'economia e che in Italia ha dato vita a tre generazioni di architetti dai 40 ai 60 anni; dall'altra le imprese che producono, lavorano, vendono sul territorio.
Imprese industriali, commerciali, agricole, edili, terziario avanzato, marchi globali alfieri del made in Italy nel mondo e realtà locali poco note, committenti che hanno capito comunque, nel grande e nel piccolo, il valore del segno e del progetto architettonico rispetto all'organizzazione dello spazio interno, alla riconoscibilità esterna, alla volontà di comunicare un codice rigoroso di essere e di lavorare, all'addizione di ricchezza immateriale iniettata nel proprio prodotto.

A dare voce a una selezione di questi progetti è il Padiglione Italia 2012 alla Biennale di Architettura di Venezia che sarà inaugurata il 29 agosto. Curato da Luca Zevi, con la collaborazione dell'Inarch, il Padiglione è fedele a quell'idea originaria dell'istituto fondato da Bruno Zevi nel 1959 che l'architettura debba stare nei luoghi del lavoro, del vivere e della produzione e non nelle aule dell'Accademia o nel culto di un bello identitario e immobile nel tempo.
Luca Zevi ha selezionato un centinaio di progetti - «su quattromila visionati», dice - allestendo un racconto sull'architettura italiana dei luoghi di lavoro. Il richiamo va al modello produttivo di Adriano Olivetti, ma con un riferimento oggi prioritario alla sostenibilità energetica e ambientale. Luca Zevi racconta - nell'intervista pubblicata sul sito speciale che il settimanale Edilizia e Territorio/Progetti e concorsi ha creato sul Padiglione Italia per dare spazio a progetti, progettisti e imprese (www.biennaleET24.ilsole24ore.com) - che la sfida è «riscrivere un patto in cui le ragioni dell'architettura, del territorio e dell'ambiente dialogano con quelle dello sviluppo economico».
Una rassegna che può servire non tanto a mettere in mostra le idee di avanguardia di Prada, Ferrari, Benetton, Vodafone o Guzzini, quanto a far venire a galla un pezzo di Italia meno o poco conosciuta che non di rado compete pure sui mercati mondiali.
La ricerca trascura forse qualche caso virtuoso di concorso privato di architettura (la Gd di Bologna), vera potente leva di un possibile rinascimento territoriale, ancora troppo poco incentivata sul piano amministrativo e fiscale. Ma valorizza un serio lavoro di scavo della progettazione italiana che altri pure vanno facendo da anni (critici come Luca Molinari o Luigi Prestinenza Puglisi, periodici come Progetti e concorsi) mostrando una vitalità dell'architettura italiana contemporanea, in Italia e all'estero, sconosciuta ai più.

Da un concorso privato nasce la nuova sede direzionale della Salewa, leader mondiale dell'abbigliamento da montagna, realizzata a Bolzano su progetto del milanese Cino Zucchi e di Park Associati, un caso di valorizzazione aziendale e territoriale: l'edificio è diventato addirittura una tappa del sightseeeing bus della città.
«Il progetto - racconta il presidente Heiner Oberrauch al sito del settimanale Edilizia e Territorio - è costato 150mila euro, meno del 5% del costo dell'edificio e alla fine abbiamo dimostrato che costruire con senso estetico non costa molto di più, anzi è in grado di dare motivazione a tutte le imprese coinvolte, fino all'ultimo operaio, e posso dire che costa anche meno perché tutti ci mettono l'amore e la passione per un risultato finale eccellente». Semmai, il problema restano le procedure e la burocrazia, vero male italiano a ogni livello e in ogni area. «Sono serviti sei anni - dice ancora Oberrauch - per la presentazione del progetto, la rielaborazione e l'approvazione definitiva alla provincia di Bolzano, mentre in Austria un nostro progetto analogo al nostro necessita un percorso amministrativo di 3-4 mesi».


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