Progettazione e Architettura

Zevi:«Per avviare un'economia sana dobbiamo puntare sul lavoro creativo»

Paola Pierotti

Il progetto di Luca Zevi e dell'Inarch per il Padiglione Italia della 13 Mostra Internazionale di Architettura di Venezia sarà come un racconto sull'architettura italiana dei luoghi del lavoro. Il curatore della sezione italiana - nominato dal Ministero dei Beni Culturali solo tre mesi fa - ha usato l'occasione della Biennale per lanciare una sfida: riscrivere un patto in cui le ragioni dell'architettura, del territorio e dell'ambiente dialogano con quelle dello sviluppo economico. Un «common ground» (per stare in linea con il tema del direttore David Chipperfield) tra imprenditoria e architettura come necessità imprescindibile per la ripresa.

Architetto Zevi, dal lavoro di ricerca che avete fatto per riuscire a supportare il vostro 'manifesto' con progetti e opere concrete, che Italia ne è uscita?
Il nostro è un primo repertorio. Da una mappa di 4000 aziende italiane ne abbiamo selezionate un centinaio che si sono distinte per essersi rappresentate con un'architettura di qualità. L'assunto iniziale che ci siamo dati con questa nostra partecipazione alla Biennale è che le aziende del Made in Italy possono e devono avere una responsabilità maggiore in una visione di 'green economy' (la cosiddetta "quarta stagione" della mostra, ndr). Solo alcune delle aziende che abbiamo selezionato si sentono però esplicitamente investite di questo ruolo: sono piccole e medie imprese che si occupano del destino dei loro operai perchè li conoscono personalmente. Si attivano per creare un buon rapporto con la comunità di appartenenza come ha fatto ad esempio Brunello Cucinelli che nel 2009 ha ricevuto anche il premio «imprenditore olivettiano».

Quanto conta l'aspetto etico?
Per avviare un'economia sana dobbiamo puntare sul lavoro creativo: una società solidale crea economia. E' necessario un rinnovato protagonismo anche dal basso per incidere sul miglioramento della qualità della vita, non ci si può appellare solo alle istituzioni ma oggi si deve puntare anche sull'auto-organizzazione delle comunità.

Per quanto riguarda il terzo settore, ci sono esperienze di particolare interesse?
Ci sono operazioni interessanti, "no profit" e "profit". Penso all'architettura a chilometro zero che taglia i costi della grande distribuzione ma ci sono progetti interessanti anche dal mondo della finanza.

Il Padiglione Italia si occupa anche di paesaggio, un 'evergreen' italiano. Che lettura propone?
Non abbiamo fatto una separazione netta tra i progetti che riguardano la produzione agro-alimentare e il settore manifatturiero. Abbiamo voluto dedicare spazio ai temi dell'Expo 2015 per accendere un faro sulla centralità del mondo agricolo. Ancora, siamo il paese in Europa che ha la percentuale più alta di boschi (30%): un dato che dimostra l'abbandono dell'argricoltura. Il paesaggio italiano è meraviglioso e va considerato come un progetto dell'uomo, in continua evoluzione. Il paesaggio italiano va curato e riprogettato, anche in questo caso mettendo al centro la produzione.

Per tradizione l'Inarch tiene insieme architettura e industria, si occupa di temi molto concreti, come mai ha scelto di aprire le porte anche ad una comunità virtuale che comunica attraverso i social network e propone idee spesso lontane dalla realtà?

E' un'esperimento. La "green economy" si consolida anche attraverso un processo di partecipazione attiva da parte di utenti e operatori, noi proviamo con questa comunit√† "Gran Touristas" ad attivare un processo di partecipazione, a offrire la possibilità a tutti di esprimersi. Avviare una community è un tentativo per mettere sul tappeto un problema cercando di contribuire ad attivare una partecipazione qualificata. Questo percorso ora è aperto ma verrà via via guidato: se apri la porta (con i social network) entra tutto, faremo una selezione sperando si arrivi a interlocuire con il mondo imprenditoriale proponendo soluzioni concrete e perseguibili.


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