Progettazione e Architettura

Chipperfield: ritroviamo il mestiere, basta landmark

Paola Pierotti

Chi, a partire dal 29 agosto, visiterà la Biennale di architettura di Venezia dovrà capire che «gli architetti non sono come i profumi nel duty free di un aeroporto». David Chipperfield, direttore della XIII mostra veneziana, si è dato l'obiettivo di ricomporre, in 58 progetti, l'identità dell'architetto di fronte all'uso scomposto e deformato che si è fatto della sua arte. Al centinaio di architetti, artisti, fotografi e critici invitati ha chiesto di «lasciare in un cassetto i landmark e produrre nuove idee, raccontare dubbi e preoccupazioni per dimostrare che il mestiere dell'architettura può avere un nuovo rapporto con la società».

Chipperfield ha avuto sette mesi di tempo per organizzare il programma per l'esposizione
dal titolo Common Ground (ciò che abbiamo in comune). La sua ambizione è quella di riaffermare l'esistenza di una cultura architettonica costruita non solo da singoli talenti ma anche da un ricco patrimonio di idee differenti, riunite in una storia comune, ambizioni comuni, contesti e ideali collettivi.

Il budget è di 6,5 milioni. «L'architettura è per noi l'arte dell'organizzazione dello spazio che condividiamo», ha detto Paolo Baratta, presidente della Fondazione.

«Cerchiamo di capire come il lavoro degli architetti incide sulla società, al di là dei personali percorsi professionali. Raccontate le vostre ansie - ha detto Chipperfield agli architetti che ha invitato a Venezia - non mostrate solo le vostre glorie». Collaboriamo per creare un nuovo rapporto con la società.

Il programma della kermesse veneziana andrà in scena dal prossimo 29 agosto. Tutti i dettagli sul sito web della Fondazione La Biennale di Venezia .

«Negli ultimi 15-20 anni si registra una spropositata produzione di opere di architettura: musei, stazioni, aeroporti, che considerati singolarmente sembrerebbero dimostrare l'eccellente stato di salute dell'architettura contemporanea. Ma il restante 99,9% del costruito, basta guardare le nuove case o gli spazi pubblici - ha spiegato Chipperfield - è inqualificabile».

La Biennale di Venezia ha affidato a Chipperfield la cura della prossima mostra. «Si tratta di una personalità che coltiva una visione molto intensa dell'architetettura come prassi – ha dichiarato Paolo Baratta, presidente della Fondazione -. Ci è parso importante uno sguardo proiettato all'interno della stessa disciplina che sappia identificare la trama delle connessioni, il dialogo tra generazioni». Il tempo presente e le vicende che interessano l'economia internazionale suggeriscono ripensamenti e riconsiderazioni, «ecco allora la necessità di ricomporre l'identità dell'architetto di fronte all'uso spesso scomposto e deformato che si è fatto della sua arte».

Per Baratta l'architettura è l'arte dell'organizzazione dello spazio che condividiamo. «È l'Artemide – ha spiegato - che metamorfizza la proprietà privata in bene pubblico».

Il tema della XIII Biennale di Architettura è ‘common ground', ciò che abbiamo in comune. L'ambizione del direttore è quella di riaffermare l'esistenza di una cultura architettonica costituita non solo da singoli talenti ma anche da un ricco patrimonio di idee differenti, riunite in una storia comune, in ambizioni comuni, in contesti e ideali collettivi. Chipperfield ha invitato una cinquantina di architetti, comprese le star, da Renzo Piano a Zaha Hadid, da Peter Zumthor a Cino Zucchi (vedi lafotogallery ). Ciascuna di loro ha poi coinvolto altri artisti e specialisti: oggi gli invitati superano il centinaio. «Con tutti loro devo negoziare – ha raccontato il direttore -. Voglio mettere in scena un lavoro teatrale dove i partecipanti sono gli attori che vogliono recitare la loro storia ma entro un limite ben definito dal tema».


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