Progettazione e Architettura

Quando il recupero diventa motore di sviluppo: l'albergo diffuso di Sextantio nel cuore dell'Abruzzo

Alessia Tripodi

Daniele Kihlgren parla del recupero del borgo di Santo Stefano di Sessanio (Aq), firmato dall'architetto Di Zio: «Salvare i patrimoni storici minori rispettando il paesaggio e la storia»

«Mi ha molto sorpreso l'inserimento del mio progetto alla Biennale, perchè in molte occasioni sono stato volutamente polemico con la figura professionale dell'architetto che spesso umilia i patrrimoni storici pur di lasciare una traccia di sé stesso». David Kihlgren parla con passione di Sextantio, il suo progetto di Albergo diffuso firmato dall'architetto Lelio Oriano Di Zio, grazie al quale ha recuperato il borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio, in provincia de L'Aquila (ma anche le Grotte di Civita tra i Sassi di Matera). «La mission del progetto Sextantio è quella di salvare le identità territoriali in tutte le sue declinazioni: paesaggio, storia e architettura, dagli arredi locali alle culture materiali, dall'artigianato al cibo» spiega Kihlgren, imprenditore italo-svedese («ma sono nato in Italia, dunque italiano a tutti gli effetti» ci tiene a precisare), che con Sextantio, in circa 10 anni di attività, ha acquistato nove borghi negli Abruzzi (il primo progetto di recupero è proprio quello di S. Stefano in Sessanio, completato nel 2007) e una concessione nei Sassi di Matera, guadagnandosi il soprannome di «signore dei borghi». Una filosofia, quella del recupero ispirato all'integrità tra costruito storico e paesaggio circostante, che si propone come un modello di sviluppo per l'economia del territorio.

«Il recupero di S. Stefano in Sessanio è un esempio di restauro conservativo, guidato unicamente dal rispetto della storia del luogo e della natura circostante» dice Kihlgren, spiegando che la tutela di questi «patrimoni storici minori» deve «necessariamente prevedere anche e soprattutto la tutela degli interni, che nel caso dell'albergo diffuso passa anche attraverso la conservazione dell'originaria cubatura, del numero e delle dimensioni delle porte e delle finestre, oltre che degli arredi e delle destinazioni d'uso originarie dei vani». Tutto questo «senza costruire nulla di nuovo, ma solo riqualificando» sottolinea Kihlgren, che racconta come «con il recupero il borgo di Santo Stefano ha quadruplicato il suo valore, con una notevole ricaduta economica sul territorio, tanto da invertire la calata a valle di quanti sono in cerca di lavoro».
L'imprenditore ricorda che in Italia ci sono circa 2mila borghi storici semi-abbandonati e altri 15mila dove l'abbandono risulta essere superiore al 90%: per questo «il recupero del patrimonio storico minore - dice - rappresenta un vero e proprio modello di sviluppo».


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