Progettazione e Architettura

Il biglietto da visita di Bentini lo firma Piuarch

Al.Le.

Il progetto è costituito da due edifici: uno destinato agli uffici amministrativi, l'altro a magazzino

La qualità del costruire per un'impresa edile parte dalla sede aziendale. E proprio i nuovi uffici dell'impresa di Faenza, progettati da Piuarch di Milano, sono il primo biglietto da visita di Carlo Bentini, amministratore delegato della società.
La sede si trova in un contesto a bassa densità abitativa. Il lotto ha una superficie di 8.165 mq, di cui coperta di 1.860 mq. La cubatura è di 20.500 mc e il valore dell'investimento è stato di 7 milioni.
«Da parte mia - afferma Bentini nella pubblicazione "Piuarch. Works and Projects" di Luca Molinari e Simona Galateo - c'era il desiderio di pensare a qualcosa di nuovo. L'azienda ha compiuto 60 anni e questa è la nostra seconda sede. La prima l'ha realizzata mio padre ed è servita per più di 50 anni. Successivamente, abbiamo soddisfatto le esigenze di spazio per la crescita dell'organico utilizzando le cubature esistenti accanto alla sede storica, per cui non c'è stata la pressante necessità di pensare a un edificio da realizzare ex novo».
In seguito però è diventata indispensabile una nuova sede. «Per noi che ci occupiamo di costruzioni questo è il nostro biglietto da visita e manifesta il desiderio di mostrare quello che siamo in grado di fare. Il nostro obiettivo è costruire cose di qualità ed è questo che vorremmo trasmettere».

Il progetto è costituito da due edifici, uno destinato agli uffici amministrativi, l'altro destinato a magazzino, che si fronteggiano sul lato più lungo venendo a creare tra di essi uno spazio centrale che accoglie spazi di servizio destinati a parcheggio. L'edificio destinato a uffici emerge volumetricamente ed è stato progettato secondo standards qualitativi elevati che tengono conto di un'alta flessibilità degli spazi interni. La semplicità distributiva è associata a una complessità dell'involucro esterno: il sistema di facciate muta a seconda dell'orientamento, con il prospetto sud-est che funge da filtro all'irraggiamento solare, e quello nord-ovest che si apre sull'esterno con una facciata prevalentemente vetrata. Il sistema dei percorsi e degli accessi è razionalizzato secondo una separazione tra gli spazi destinati alla circolazione veicolare e gli spazi destinati a quella pedonale.

Il fronte sul lato della strada conferisce un carattere distintivo all'edificio, ed è realizzato sovrapponendo alla vetrata continua degli uffici una struttura a griglia modulare di filtri solari orientati, che ripartisce la facciata in vani rettangolari di varie dimensioni. Questa soluzione compositiva rende la percezione dell'edificio un'esperienza continua di mutamento a seconda della posizione rispetto alla facciata e alla luce che durante il giorno la illumina. Il lato posteriore dell'edificio è progettato per mantenere una continuità visuale forte con la campagna circostante attraverso una facciata totalmente vetrata.
Le due facciate sono diverse tra loro ma caratterizzate entrambe dalla volontà di apertura all'esterno attraverso la trasparenza, schermata sul lato verso la strada e aperta al paesaggio della campagna sul lato opposto.

Il rapporto con Piuarch (Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini, Monica Tricario) nasce da una lunga collaborazione. «Abbiamo conosciuto il loro lavoro - dichiara Bentini - e abbiamo affidato loro incarichi per progetti all'estero e, dalla loro reazione, ci è sembrato subito uno studio capace di progettare con molta passione. Personalmente ho pensato che, per realizzare qualcosa che rappresenti il massimo della mia passione, avevo bisogno di persone che facessero le cose come le fanno loro. Mi interessava rendere vivibile l'edificio, soprattutto nella parte all'ultimo piano dove si può godere della vista sulle colline da un giardino pensile di circa 300 mq. Volevo un edificio che potesse entrare nella comunità della città di Faenza, diventando un punto di riferimento per la sua qualità architettonica: la nostra azienda che si mostra e si apre alla città e comunica con il territorio».

Il punto focale del rapporto professionale ed umano intercorso tra Piuarch e Bentini si è basato sul terreno della reciproca fiducia e riconoscimento: Piuarch ha subito compreso che Bentini aveva la cultura e la passione dell'architettura che ogni progettista vorrebbe avere nel proprio interlocutore. Bentini da parte sua si è fidato del progettista riconoscendogli un ruolo di guida e interprete delle proprie aspettative. Nonostante questo in alcune occasioni ha voluto rivedere e modificare in maniera importante il progetto e ha dato in tal senso chiare indicazioni al progettista. Questa passione e l'amore per l'edificio che stava sorgendo ha poi portato l'amministratore unico, durante le fasi di cantiere, a voler toccare con mano ogni materiale, a verificare sul posto la luce, le prospettive, gli spazi, a volte confermando le scelte fatte, a volte chiedendo modifiche e contribuendo così al normale processo di revisione del progetto.


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