Progettazione e Architettura

Adriano Olivetti nostalgia di futuro. La Biennale di Zevi inizia così

Alessandro Lerbini

Riscrivere il futuro del paese partendo dalla visione olivettiana che tiene insieme architettura, economia e territorio. Il Padiglione Italia si apre con l'esperienza di Adriano Olivetti nell'Italia del secondo dopoguerra: un modello di sviluppo in cui politica industriale, politiche sociali e promozione culturale si integrano nella proposta di una strada innovativa nella progettazione delle trasformazioni del territorio.

Un'esperienza considerata unica per i tempi e per il contesto, e che ritorna di attualità in questa fase di recessione economica. Olivetti era convinto che il fare impresa non poteva prescindere da un atteggiamento etico e responsabile nei confronti dei lavoratori e del territorio che accoglie le fabbriche. Appassionato di avanguardie in arte e architettura, ha coinvolto i più importanti architetti e designer degli anni ‘50 facendo di ogni complesso industriale un'opera d'arte. Ivrea in questo modo è diventata luogo di sperimentazione di una "città-fabbrica" virtuosa, considerata modulo sperimentale di uno sviluppo territoriale possibile.

La prima stagione della Biennale, intitolata «Adriano Olivetti nostalgia di futuro», rende omaggio a un imprenditore che negli anni della sua presidenza ha costantemente aumentato quantità e qualità dei prodotti, fatturati e utili (in Italia e all'estero), numero di addetti e fabbriche. Il successo commerciale si basava sia sulla qualità dei prodotti e sulla sperimentazione del processo, sia su un'efficace comunicazione pubblicitaria e su un design innovativo. Molti prodotti della Olivetti di quegli anni, infatti, hanno ricevuto il Compasso d'Oro e sono entrati a far parte delle collezioni permanenti del Moma. Lo stesso Adriano Olivetti nel 1954 fu premiato con il Grand Prix d'Architecture e nel 1955 con il Compasso d'Oro.

Olivetti, non solo imprenditore e uomo di cultura ma anche amante della pianificazione dei territori (come il piano della Valle d'Aosta e il Prg di Ivrea), chiedeva all'architettura e all'urbanistica di recuperare il valore civico della propria finalità, di essere capace di organizzare la città come luogo di incontro sociale, come struttura di comunicazione e di confronto culturale.
Negli anni ‘50 l'azione olivettiana si è spostata nelle aree depresse del Mezzogiorno, dove è stato realizzato un complesso industriale a Pozzuoli progettato da Luigi Cosenza, con residenze e servizi capaci di offrire agli operai le migliori condizioni di vita sociale e culturale.

A Matera, per il recupero dei Sassi, ha promosso un laboratorio interdisciplinare con antropologi, sociologi, urbanisti ed esperti di programmazione, coordinato da Frederick Friedmann, che pose la città al centro del dibattito urbanistico, teorico e metodologico. Inoltre, come vice presidente dell'Unrra-Casas, ha realizzato una serie di borghi agricoli a corona della città: il più noto è la Martella, progettata da un gruppo di architetti coordinati da Ludovico Quaroni, che si ispirava all'urbanistica inglese dei Neighbourhood Unit.


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