Progettazione e Architettura

Vodafone sposa il design Benini per il recupero dell'esistente e per il nuovo headquarter

Paola Pierotti

«Per Vodafone la qualità dell'architettura è un elemento chiave per il successo dell'azienda – dice Gianbattista Pezzoni, head of property & facilities di Vodafone Italia – contribuisce a migliorare la produttività e dà la possibilità di sperimentare modalità innovative di integrazione, formale e informale». Dopo aver realizzato nel 2007 la nuova sede di Ivrea firmata dallo studio milanese di Dante O. Benini, Vodafone ha inaugurato a giugno il suo nuovo headquarter a Milano.

Non si tratta di una sede aziendale come le altre. È un borgo, un «Village» come lo chiama l'azienda. Un complesso di tre edifici alti 14, 12 e 10 piani destinati a uffici, tutti integrati con un sistema di piazze aperte e spazi collettivi. Tutto è stato articolato pensando alle richieste del gruppo, a quei 3mila dipendenti che possono vivere il luogo del lavoro come una "cittadella" con tutti i confort: c'è una mensa per 800 posti, nove aule per la formazione, un teatro da 400 posti e da settembre ci sarà anche l'asilo nido aziendale. «È un esempio concreto di architettura-partecipata – spiega Pezzoni – un progetto frutto della collaborazione tra proprietà, il Gruppo Carminati, Vodafone e il team di progettisti. La nuova architettura è stata costruita sulla base degli input ricevuti da una serie di workshop organizzati tra i nostri dipendenti, sondando le loro aspettative per decidere cosa fare e cosa no». Da qui è nato un luogo del lavoro realizzato in funzione dell'efficienza e della flessibilità d'uso degli spazi.

A Milano. Il Vodafone Village è stato progettato dagli architetti Rolando Gantes e Roberto Morisi, scelti dalla proprietà che ha lavorato con il coordinamento generale della Professional Center. Per gli interni, Vodafone si è affidata invece – come già per la sede storica di Ivrea e per il palazzo Odescalchi a Roma – allo studio Dante O. Benini & Partners Architects. «Siamo partiti da un concept che prevedeva dei grattacieli – racconta Gantes – lavorando in stretta sinergia con Carminati e Vodafone siamo arrivati a studiare una soluzione "a chiocciola" con un sistema di edifici tra loro interconnessi, è un'architettura compatta».

Quello del Vodafone Village è stato un lavoro di squadra: si legge il lavoro di mani diverse guardando gli interni e gli esterni ma la regia è unica e lega proprietà e tenant. «Per i rivestimenti esterni ci siamo riferiti al contesto: abbiamo però sostituito le facciate tradizionali in marmo con pannelli forniti da Italcementi, autopulenti, che hanno un effetto simile ma una maggior durabilità», spiega Gantes. Le facciate trasparenti, 27mila mq di superficie, sono state studiate integrando il vetro con veneziane comandate elettricamente: grazie a un software nelle diverse stagioni sarà ottimizzata l'entrata del calore e della luce. Benini si è occupato del fit out dell'edificio. «Abbiamo realizzato un ingresso a tripla altezza, ci sono scale che volano – racconta l'architetto milanese –. Nel concepire gli spazi interni abbiamo tenuto in considerazione le linee del brand aziendale, cercando di integrare i valori della bellezza e del benessere».

Il nuovo edificio, un investimento di oltre 300 milioni di euro, si articola su una superficie di 67mila metri quadri utili, sviluppato con prevalenti connessioni orizzontali, e rientra in un più ampio programma di riqualificazione di edifici dismessi. Quattro anni di lavori per realizzare un'opera che sintetizza due temi essenziali per Vodafone: «la responsabilità sociale e l'attenzione all'ambiente», come dice Pezzoni.
Tra gli accorgimenti ispirati alla sostenibilità anche la realizzazione di un giardino fotovoltaico di 800 mq capace di produrre più di 80 kw/ora, una centrale di trigenerazione da 3 megawatt, l'impiego di materiali eco-compatibili come lo speciale cemento fotocatalitico che permette l'abbattimento degli inquinanti organici e inorganici presenti nell'aria

A Ivrea. Se a Milano Vodafone ha realizzato un edificio ex novo, ad Ivrea la società ha restaurato e riqualificato l'edificio progettato da Figini e Pollini nella prima metà del secolo scorso. Il progetto di 22.000 mq è orchestrato su due lotti, ICO Centrale e Nuova ICO. Il primo è stato realizzato in quindici mesi dallo studio Dante Benini & Partners Architects e ha interessato oltre alle aree interne il restauro dell'imponente facciata su via Jervis. E' un progetto di restauro conservativo dei luoghi di lavoro di Olivetti con soluzioni attente al benessere fisico e psicologico dei dipendenti. Un'operazione costata 17 milioni di euro.

«Il recupero funzionale dello stabile è avvenuto nel rispetto dei vincoli ambientali esistenti. In particolare - spiega lo studio - si è posta la necessità di intervenire sulle facciate, sia sulle vetrate che sull'intera pelle dell'edificio, a cui sono stati restituiti i connotati materici e cromatici originali».


In posizione centrale, una piazza interna adibita a lounge è dedicata al ristoro veloce e relax, diventa la connessione con la Nuova ICO. Ai piani superiori trovano posto le aree dedicate ai servizi tecnologici e il nuovo call center con una capacità di 400 postazioni di lavoro, gli spazi dedicati alla formazione del personale, le sale meeting, gli uffici operativi e manageriali.

Sia a Milano che Ivrea committenza e progettisti hanno lavorato insieme per realizzare spazi iper-flessibili. A Ivrea dall'open space è possibile ricavare uffici chiusi attraverso la semplice posa di pareti mobili.


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