Progettazione e Architettura

Da Olivetti alla Green Economy, l'eccellenza dell'architettura italiana è nei luoghi del lavoro

Paola Pierotti

Crescita e innovazione. Due parole che Luca Zevi ha scelto per raccontare quello che vedremo nel Padiglione Italia il prossimo 27 agosto. Sul rapporto tra cultura e impresa, tra produzione architettonica e imprenditoria l'Istituto nazionale di architettura (Inarch) – cui è stato affidato il compito di curare la Mostra italiana a Venezia – ha deciso di centrare la sua riflessione. «Il 2012 non è un anno come gli altri» dice Luca Zevi, ecco allora perché serve fermarsi e riflettere, «ridarsi un nuovo codice di responsabilità. Ripercorre l'avventura di Adriano Olivetti e ricucire un sano rapporto tra architettura ed economia».

Le archistar non sono protagoniste della Mostra di Zevi: i grandi studi coinvolti, come quello di Citterio Viel and Partners o di Cino Zucchi lo sono solo perché hanno firmato la sede di qualche azienda virtuosa. Anche nel catalogo (Electa) l'indice dei progetti è per ordine alfabetico delle aziende e non dei progettisti. Manca Renzo Piano e manca Fuksas (che non ha voluto inviare materiali). Osservando il panorama italiano mancano alcune esperienze esemplari come quella del nuovo headquarter Gd in cantiere a Bologna e firmato da Labics, frutto di un concorso. Mancano operazioni di riconversione come l'ex Manifattura Tabacchi di Rovereto o il centro direzionale della Fiera di Milano progettato da 5+1AA. L'Italia produttiva di Zevi sarà raccontata da un centinaio di opere (con pochi progetti non realizzati) costruite in Italia. Le più interessanti e recenti (che «Progetti e Concorsi» ha raccontato nell'Atlante dell'Architettura ) sono quelle progettate dagli studi dei trentenni e quarantenni italiani: da Piuarch a Ufo, da Onsitestudio a Iotti+Pavarani, da Gezaa Modus Architects.

«Tra crisi economica, architettura e territorio, deve esserci uno spazio in cui immaginare un progetto di crescita del nostro Paese, il "common ground" (tema della XIII Biennale di Venezia curata da David Chipperfield) deve tradursi in un progetto concreto e visionario, in cui cultura ed economia scrivano un nuovo patto» spiega Zevi. Da queste premesse muove il progetto del padiglione che si svelerà a fine mese nei due spazi dell'Arsenale, alle Tese delle Vergini, ultima tappa della Mostra internazionale.

Il padiglione sarà allestito in due spazi affiancati, come due stecche. Entrando nel primo ci si troverà come in un giardino: un paesaggio naturale ricreato con 5.000 felci. Nel secondo spazio sarà allestita la mostra vera e propria: niente pannelli né modelli tridimensionali ma tutti i contenuti saranno presentati con video e touchscreen. «Il padiglione sarà immateriale ma molto concreto – spiegano gli organizzatori –. Non ci saranno le ultime novità dell'architettura italiana, le ultime pubblicazioni, i nomi degli emergenti». Sarà una rassegna sul passato recente, proiettando la riflessione sul futuro che dovrà essere inevitabilmente «sostenibile» in tutti i sensi.

Le Quattro Stagioni. La mostra di Zevi si articola in «Quattro Stagioni», un omaggio a Venezia che rimanda alla suddivisione tematica del progetto Inarch. La Prima Stagione è dedicata al tema «Adriano Olivetti nostalgia di futuro» la Seconda è stata intitolata «l'assalto al territorio». «È la fase della produzione nel sottoscala o nel capannone, spesso conditi da una villetta in stile chalet svizzero, il grado zero dell'architettura del Made in Italy» spiega Zevi. La Terza Stagione è dedicata alle «Architetture del Made in Italy» e racconta la costruzione del paese industriale negli ultimi 15 anni: un centinaio di aziende che (magari senza saperlo) hanno fatto qualcosa di simile a quello che ha fatto Olivetti. L'ultima sezione, la Quarta Stagione «re-Made in Italy» guarda al futuro e, prendendo in prestito i contenuti di Expo 2015 riflette sul rapporto tra territorio e ambiente, città e produzione agricola. L'Expo sarà tra i protagonisti della Mostra ma non ci saranno visualizzazioni di quello che vedremo a Milano tra tre anni: alla Biennale Expo racconterà i contenuti del manifesto culturale.

Sostenibilità. Il Padiglione Italia tenta di offrirsi anche come una sorta di prototipo costruttivo ed è stato concepito come un «luogo energeticamente autosufficiente e ambientalmente accogliente». Tutto sarà riciclabile. Strumenti multimediali e tecnologia innovativa permetteranno al visitatore di interagire con il racconto, di porre quesiti, di incontrare in modo virtuale i protagonisti della storia narrata.


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