Progettazione e Architettura

Obiettivo Tenaris: «Sì all'architettura per migliorare la vivibilità e non solo per rinnovare l'immagine»

Paola Pierotti

Intervista a Luca Zanotti (ad Dalmine) e Giuseppe Caruso (Caruso Torricella Architetti) progettista della sede Dalmine di Bergamo

Dall'Argentina a Bergamo, il rapporto tra gli architetti milanesi e l'azienda Tenaris è partito da lontano, nel 1994 grazie a un intervento di riqualificazione di un complesso per uffici costruito poco lontano da Buenos Aires. «Tenaris ci aveva contattato per proporre una soluzione alternativa ad un progetto di ristrutturazione di un centro direzionale, chiedendoci di applicare gli standard nord europei, in termini di qualità dell'ambiente di lavoro» racconta Giuseppe Caruso. Da lì è iniziato un rapporto di fiducia con la multinazionale: gli architetti hanno progettato uffici e spazi di servizio per le fabbriche in tutto il mondo, e nel 1997 hanno iniziato il progetto di riqualificazione del sito industriale della Dalmine a Bergamo.

Luca Zanotti, Ad della Dalmine Spa, com'è nato e come si è evoluto il rapporto con lo studio Caruso Torricella?
La collaborazione con lo studio di architettura inizia quando Dalmine entra a far parte di un'azienda globale, Tenaris. Fin dai primi mesi prende avvio un'analisi del pregevole patrimonio immobiliare aziendale finalizzata a nuova funzionalità e valorizzazione. Dal 1997 ad oggi gli architetti hanno progettato la nuova portineria dello stabilimento, con una esposizione di prodotti di alta tecnologia, realizzata trasformando l'officina della storica scuola aziendale che risaliva alla metà degli anni '30; una grande sala riunioni per centinaia di persone all'interno di un capannone del 1908, che aveva ospitato il primo laminatoio la Fondazione Dalmine - nata per conservare la memoria storica dell'azienda, il suo ricco archivio e per valorizzare la cultura industriale - insediata in una villa della metà anni '10 completamente restaurata; un Centro di Ricerca in un altro edificio storico precedentemente adibito ad usi produttivi; la TenarisUniversity (centro di formazione tecnica e manageriale) realizzata in un edificio degli anni '30; una centrale elettrica di nuova costruzione, accanto alla storica acciaieria della fine degli anni '20.

Secondo lei che ricadute ha e può avere un buon progetto di architettura sulla produzione e sul business di un'azienda?
Non direi ricadute, piuttosto effetti motivazionali e di identificazione delle nostre risorse umane che in quegli ambienti lavorano. Inoltre la rilevanza della qualità dell'architettura non è solo una scelta rivolta ai dipendenti che all'interno di questi spazi lavorano. Un'impresa come la nostra ha un grande impatto nella comunità e nel territorio circostante, non solo in termini di fatturato, ma anche in termini di dimensioni fisiche.
Prestare attenzione alla dimensione architettonica degli spazi di lavoro e di produzione è una scelta per così dire "naturale". Le fabbriche, se curate, sono importanti elementi di qualifica del paesaggio, soprattutto in un territorio urbanizzato come il nostro.

Tenaris dedica energie e risorse anche ad aspetti che non hanno una ricaduta diretta sul business strettamente inteso, un esempio in Italia è l'investimento in arte e cultura con il sostegno all'arte contemporanea e alla Gamec di Bergamo. L'arte contemporanea e l'architettura esprimono un approccio alle cose fatto di ricerca formale, di qualità anche estetica, di metodo, di innovazione, spesso di sfida: tutti elementi essenziali anche per chi "fa industria".

Come avevate scelto i progettisti? In base a quali criteri?
Avendo già operato in altre sedi Tenaris nel mondo, lo studio ha saputo affrontare la realtà italiana di Dalmine, interpretandone in chiave nuova le specificità locali. Queste specificità sono: una storia secolare, la presenza di immobili storici di pregio, il legame storicamente radicato tra l'azienda e la città di Dalmine, una vera e propria company town nata nel 1908 e cresciuta tra gli anni '20 e '50 per iniziativa di un importante architetto Giovanni Greppi.

Lo studio ha saputo collocare questi interventi su una realtà specifica locale, introducendo però una cifra distintiva, che accomuna gli interventi di Dalmine a quelli fatti nei vari paesi in cui Tenaris è presente e in cui ha effettuato importanti interventi architettonici presso i propri siti.
L'architettura diventa quindi anche un linguaggio comune, che aiuta, nel rispetto delle specifità locali, a creare un ambiente di lavoro comune per i dipendenti Tenaris e a dare un'immagine riconoscibile e distintiva ai territori in cui l'azienda opera.

Da Milano a Venezia, lungo la A4 sono state costruite molte nuove architetture. TenarisDalmine accanto a Brembo, Italcementi, solo per citarne alcune. Qual è la vostra visione strategica? Come si misura secondl lei un buon rapporto tra territorio, architettura e industria?
La A4 è evidentemente una grande occasione di visibilità. Il ridisegno delle facciate sulla A4 fatto dagli architetti, applicando colori e grafica istituzionale, creati da Landor New York in occasione del re-branding Tenaris, è stato un importante momento di comunicazione diretta di un cambiamento importantissimo: l'ingresso in una realtà globale.
Porre attenzione alla dimensione architettonica rappresenta anche un contributo al territorio in cui siamo inseriti.

Pensa sia possibile e realistico un patto tra imprese e progettisti (come propone il Padiglione Italia alla Biennale 2012) per crescere e innovare?
Posso dire che chi "fa industria" sa bene che per crescere e innovare sono necessari una visione, un approccio razionale ai problemi, un costante impegno per la loro soluzione, una continua ricerca della miglior forma per dare concretezza alle idee. Immagino che questo approccio sia per certi versi simile a quello dei progettisti, che devono saper dare forma concreta, realizzabile, sostenibile a visioni, magari anche audaci. In questo senso, per quanto ci riguarda, il "patto" esiste già nei fatti.


La voce degli architetti. «Oltre agli uffici ci siamo occupati di laboratori di ricerca, di spazi per il personale come la caffetteria, le palestre e i centri di formazione. Abbiamo progettato gli spazi per la Tenaris University». Giuseppe Caruso racconta che con il suo studio ha firmato progetti dal Canada alla Cina. «Abbiamo riscontrato un interesse crescente da parte dell'azienda nel ricercare la risposta architettonica corretta a una serie di bisogni diversificati - racconta l'architetto milanese -. Dai luoghi della produzione ai servizi. L'immagine non era una priorità, non rientrava nella logica di vendita, gli interventi erano finalizzati a migliorare l'efficienza e la qualità dei luoghi».

Dalmine è una fabbrica nata agli inizi del '900 con capannoni realizzati con strutture leggere in legno e metallo. Ha subito successive integrazioni nel periodo del fascismo e poi negli anni '60-'70. E negli anni più recenti si è scelta la via del recupero del patrimonio esistente, adattandolo ai nuovi bisogni e puntando a ottimizzarne la qualità.

Lo studio Caruso Torricella si è guardagnato il primo lavoro (e poi tutti gli altri) introducendo nei progetti gli elementi più innovativi del dibattito internazionale (spazi di lavoro modulari, attenzione alla qualità della luce, flessibilità, sostenibilità). «Tenaris è il nostro più grande committente - dice Caruso - ma il nostro studio ha diversificato la sua attività anche su altri temi».


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