Bollettino Bandi

Il Bim debutta al teatro Lirico di Milano e all'ospedale di Trieste

Mila Fiordalisi

Parziale però l'applicazione dell'Information management modelling: le stazioni appaltanti non hanno annoverato il Bim tra i necessari documenti di gara

Il Bim non è ancora "legge" negli appalti pubblici in Italia, ma qualcosa si muove, seppure il mancato adeguamento alle direttive europee renda la situazione spesso fumosa. Due i bandi di gara in cui il Bim si candida a fare la parte del leone: quello per il restauro del Teatro Lirico a Milano (13 milioni di euro) e quello per la riqualificazione integrata dell'Ospedale di Cattinara a Trieste (120 milioni).

In entrambi i casi il progetto è Bim-based, ma non l'appalto nel suo insieme secondo le logiche dell'Information Management Modelling che rappresenta la nuova frontiera e si sta facendo già strada nei Paesi europei dove il Bim è già "consolidato". E c'è un'altra criticità: le due amministrazioni di riferimento non hanno annoverato il Bim tra i necessari documenti di gara ed il modello non è tra i documenti di contratto. Ciò inevitabilmente inficia il "potere" del metodo sul fronte della trasparenza ma anche dell'esecuzione dei lavori. "Milano rende obbligatorio l'uso e l'aggiornamento del proprio modello per la definizione delle interferenze ai fini della sicurezza dei lavori – spiega Alberto Pavan, research fellow Abc-Politecnico di Milano –. L'uso meritevole sul fonte sicurezza si scontra però con i limiti della parzialità dell'adozione del modello, di fatto fine a se stesso poiché adottato solo per la fase esecutiva".

Per quanto riguarda il caso Trieste "l'amministrazione richiede l'obbligo del modello per la progettazione esecutiva, ma è vago l'uso nelle fasi costruttive e l'aggiornamento per la futura gestione. Insomma anche qui l'adozione del Bim è ancora parziale e quindi rischia di essere inefficace sul fronte dei risultati finali", spiega l'esperto. E se è vero entrambe le PA fanno esplicito riferimento ad uno specifico software (la piattaforma Revit di Autodesk), non è chiaro – evidenzia ancora Pavan - in quale formato verrà realizzato il modello: solo quello consentito dal Revit o anche l'ifc ai fini di una maggiore interoperabilità? E altre questioni sono aperte: "Chiedendo, in modo chiaro per Trieste e incomprensibile per Milano, sia il modello digitale (geometrico) Bim, sia i file bidimensionali (Dwg), sia le stampe, quale sarà l'ordine di importanza e rilevanza dei documenti (digitali o cartacei) in caso di incongruenza tra le informazioni contenute? E tra questi e gli altri documenti di progetto o contabilità?".

Insomma senza regole chiare dall'alto si rischia di impantanarsi. "È più che apprezzabile lo sforzo fatto dalle due PA, nel comprendere che il futuro è tracciato e che non si può più restare a guardare, nell'intraprendere una strada di coerenza e innovazione, non priva di rischi, per il bene della collettività – evidenzia l'esperto -. Ma mancano una politica d'indirizzo ed una politica industriale per il settore delle costruzioni e la gestione del territorio. Arriveranno quando sarà troppo tardi per governare il processo?"


© RIPRODUZIONE RISERVATA