Bollettino Bandi

L'aumento dei bandi nel 2014 è un dato da leggere con prudenza, ma c'è la prima accelerazione

Giorgio Santilli

Se decollerà il piano Juncker, se l'Italia riuscirà a spendere i 15 miliardi di fondi Ue e se i 5 miliardi per scuole e dissesto si tradurranno in cantieri, allora la ripresa sarà visibile

Il dato che pubblichiamo in questo numero - l'incremento del 51% dei bandi di gara pubblicati nel 2014 rispetto al 2013 - va letto con attenzione e interpretato con prudenza. Non si può discutere l'autorevolezza scientifica del Cresme, partner di «Edilizia e Territorio» e del Sole 24 Ore da 18 anni proprio nell'Osservatorio sui bandi di gara. Al tempo stesso è evidente che un dato così clamoroso non può suscitare alcun entusiasmo facile e sarebbe innaturale gridare alla ripresa dei lavori pubblici. A complicare la lettura del mercato delle opere pubbliche basta mettere a confronto le previsioni che fanno lo stesso Cresme e il centro studi dell'Ance, vale a dire i due centri di ricerca più impegnati sul versante dell'edilizia. Il Cresme prevede un +2% per le nuove opere pubbliche nel 2015, mentre l'Ance fa una previsione del -4,3%.C'è qualcosa che non funziona. Eppure i due dati mostrano due facce della stessa medaglia. Probabile che la sintesi, nel corso del 2015, sarà a metà strada fra le due previsioni, ma l'esercizio più utile oggi è quello di mettere in fila i diversi elementi dello scenario che abbiamo davanti. Ci aiutano i dati ufficiali del Governo italiano, contenuti nel Def: il dato tendenziale, in assenza cioè di misure di policy italiane o europee, è per gli investimenti in costruzioni nel 2015 di -0,2% che però diventa un +0,6% «programmatico» quando entrano in gioco fattori di policy.

Non è difficile capire che le variabili in gioco possono spostare pesantentemente l'ago della bilancia da una parte o dall'altra. Se decollerà il piano Juncker, se l'Italia riuscirà diligentemente a spendere i 15 miliardi di fondi Ue che è obbligata a liquidare entro fine 2015, se il governo riuscirà a tradurre in cantieri i 5 miliardi stanziati per scuole e dissesto idrogeologico, l'accelerazione diventerà visibile. E l'uscita della crisi pure. In quel caso la realtà si avvicinerà più alla previsione Cresme.
Se tutto questo resterà ancora preda di annunci e traccheggiamenti, un altro anno di crisi (anche pesante) non ce lo toglierà nessuno. Messa così, cominciamo a capire qualcosa. Sui bandi di gara aggiungiamo che i dati rappresentano, nella gran parte dei casi, in Italia, l'espressione della volontà di una Pa di investire in opere pubbliche. Possono passare anche 7-8 anni fra la pubblicazione del bando e il pagamento concreto delle somme dovute all'impresa appaltatrice per la realizzazione dell'opera. E in molti casi il bando non si traduce mai in opere. L'Italia rischia di restare ancora bloccata. Però il dato sui bandi di gara - lungi dal pretendere una traduzione meccanica in investimenti fatti - dice proprio due cose importanti e positive sulle policy messe in campo dal governo: l'accelerazione dell'Anas e delle Fs è merito in gran parte dei decreti «del fare» e «sblocca-Italia», soprattutto là dove si prevedono risorse cospicue per le manutenzioni (e termini perentori per il loro utilizzo) . Quanto ai comuni, la ripresa dei bandi nasce soprattutto dalla "liberazione" crescente dal patto di stabilità. Due segnali che le policy di questo governo (e in parte del precedente) cominciano a funzionare. Anche nel rendere praticabile una voglia di investimento che nelle Pa è tornata.


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