Bollettino Bandi

Crollo dei bandi nel 2012: da 30,7 a 24 miliardi di euro (-21,7%) - Chi scende di più - . Tutte le tabelle Cresme.

Mauro Salerno e Giorgio Santilli

A incidere sul calo soprattutto le grandi opere (-30% nell'importo messo a gara), i Comuni (-44,5%), il centro Italia (-48%), Anas (-24%), ferrovie (-45%)

Nuova drastica flessione per il mercato degli appalti pubblici nel 2012. L'importo delle opere messe in gara dalle stazioni appaltanti lo scorso anno è stato infatti del 21,7% più basso rispetto all'importo bandito nel 2011: 24 miliardi contro 30,7. È un altro segnale, l'ennesimo, dello stremo delle amministrazioni pubbliche dopo cinque anni consecutivi di caduta della spesa pubblica per investimenti. Il 2012 si è chiuso male, con un dato di dicembre che, per quanto in risalita rispetto ai mesi precedenti, come sempre capita con la fine dell'anno, è tuttavia più basso del 27,8% rispetto al dato del dicembre 2011.

I dati arrivano dall'Osservatorio sui bandi di gara che il Cresme realizza per conto di «Edilizia e Territorio» (
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Il crollo del mercato ha colpito lo scorso anno soprattutto la fascia delle opere più grandi: la riduzione dell'importo messo in gara è del 29,9% per le opere di importo superiore a 50 milioni di euro e del 23,5% per le opere comprese fra 15 e 50 milioni di euro.
Per queste due fasce superiori del mercato, sommate, si passa da un importo di 18,6 miliardi messo in gara nel 2011 (pari a oltre il 60% del mercato totale) a un importo di 13,2 miliardi (pari al 55% del mercato totale). Un'altra fascia in fortissima sofferenza è quella delle opere medio-piccole, di importo compreso fra 500mila euro e un milione, che perde il 25,3% del mercato.
La riduzione delle grandi opere porta inevitabilmente con sé un taglio notevole alle opere di Anas e Ferrovie, società impegnate ormai da anni in un percorso virtuoso di risanamento dei conti ma anche colpite da una drastica riduzione dei finanziamenti pubblici. Per la società stradale, che ha appena finito di onorare pagamenti con le imprese appaltatrici per oltre 400 milioni, la riduzione è stata del 26,8%, mentre le Ferrovie hanno messo in gara poco più della metà degli importi del 2011 (1.248 milioni contro 2.270 con una riduzione del 45%).

Non va meglio ai comuni attanagliati dal patto di stabilità che registrano una riduzione degli importi dei lavori messi all'asta del 44,5%. Questo dato più di altri spiega ancora una volta la patologia e la crisi congiunturale del sistema italiano dei lavori pubblici perché i Comuni sono stati fino allo scorso anno la categoria nettamente più importante in termini di mercato dei lavori pubblici (e lo sono ancora ma con distanze notevolmente ridotte rispetto alle altre stazioni appaltanti). La riduzione di quasi la metà del mercato comunale ha un impatto tremendo sull'intero mercato delle opere: significa la perdita di poco meno di 4 miliardi, circa due terzi della perdita di 6,6 miliardi del mercato complessivo.

Hanno ragione i sindaci, quindi, e anche i costruttori dell'Ance, quando dicono che il «patto sciocco e rigido di stabilità» sta mettendo in ginocchio l'intero comparto degli investimenti pubblici e le cifre del Cresme lo confermano quest'anno ancora una volta.
Se negli anni passati a risentire di questo stato di cose sono state soprattutto le opere diffuse sul territorio, quest'anno il taglio drastico alle grandi opere si vede anche dall'andamento dei bandi dei comuni. La riduzione dei lavori di importo superiore a cinque milioni di euro è stato, nei comuni, del 67,5%. Praticamente si va verso la scomparsa, da quasi cinque miliardi a 1,6. E in questa categoria di opere rientrano con facilità le opere strategiche per la mobilità, dai raccordi stradali alle metropolitane ai tram. Tutte azzerate, niente di nuova decolla più, con un'ulteriore perdita di competitività dei territori metropolitani e comunali italiani.

Un'altra lettura possibile è quella territoriale. A pagare il prezzo più alto è il centro Italia che perde il 48,3% del mercato, passando da 7,9 a 4,1 miliardi di lavori. La crisi, anche istituzionale, del Lazio si sente pesantemente con una sforbiciata del 77% delle opere messe in gara: dai 5,77 miliardi del 2011 si è passati a 1,33 miliardi. Anche qui si rasenta la paralisi totale, ormai. Viceversa crescono le gare delle stazioni appaltanti della Toscana, che quasi raddoppiano l'importo messo in gara, passando da 1,25 a 2,38 miliardi


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