Ambiente e Trasporti

Rinnovabili/2. Zaghi (Elettricità Futura): Bene il Dm in arrivo, ma vanno rimosse le restrizioni all'idroelettrico

Massimo Frontera

L’allarme delle aziende elettriche aderenti a Confindustria: centinaia impianti idroelettrici con progetti pronti sono esclusi dagli incentivi

«Su questo decreto abbiamo una valutazione al 90% positiva. Tuttavia, a fronte di tante cose che vanno bene ci sono degli elementi che secondo noi sono completamente da rivedere». Andrea Zaghi, direttore di Elettricità Futura, l’associazione delle imprese che compongono il mercato elettrico aderente a Confindustria, esprime una valutazione complessivamente positiva sullo schema di decreto predisposto dal ministero dello Sviluppo e dal ministero dell’Ambiente sui nuovi incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

Dottor Zaghi, cos’è che non vi piace del decreto in uscita?
Il settore del mini-idroelettrico, perché si vede totalmente precluso l'accesso agli incentivi. E su questo stiamo facendo una battaglia, facendo leva sulle Regioni, che saranno chiamate a dare il loro parere in Conferenza unificata.

Qual è il problema?
Sull'idroelettrico è stato introdotto un divieto di accesso agli incentivi per gli impianti elettrici ad acqua fluente, che sono quelli più diffusi. Nel 2016, impianti per circa 150 Megawatt di potenza avevano fatto richiesta di incentivo. Ma nonostante fossero dichiarati idonei, sono stati tenuti in stand by per la mancanza di capienza del contingente.

E poi che è successo?
Nel frattempo c'è stato un pilot della Commissione europea, volto ad indagare se lo Stato italiano ha rispettato appieno la direttiva quadro Acque sullo stato di salute dei corpi idrici. Per rispondere a questa richiesta della Commissione, il ministero dell'Ambiente ha approvato due decreti con nuove linee guida finalizzate al rispetto della direttiva: una sulla valutazione ambientale ex ante delle derivazioni idriche; l'altra sui cosiddetti deflussi ecologici. Questi impianti idroelettrici, sempre secondo il decreto Fer del 2016, dovevano avere degli attestati ambientali rilasciati dalla Regioni per poter accedere agli incentivi. Nel 2018, invece, il ministero dell'Ambiente non ha ritenuto più sufficiente questo attestato, motivandolo con le richieste della Commissione Europea, e decidendo quindi di escluderli dagli incentivi.

E voi che suggerite?
Secondo noi le cose stanno in modo diverso. Il ministero dell'Ambiente ha già provveduto a sanare la questione, appunto con le linee guida che ricordavo prima. Inoltre abbiamo l'obbligo di notificare alla Commissione europea l'approvazione di questo ultimo decreto Fer; e quindi sarà, semmai, la Commissione europea a dirci se questi impianti possono o no accedere agli incentivi. Ci sembra controproducente che siamo noi stessi a dire che non possono accedere agli incentivi.

Ma quali sono le conseguenze pratiche?
Circa il 90% degli impianti che nel 2016 avevano fatto richiesta di incentivo non potrebbe fare domanda su questo decreto. Stiamo parlando di qualche centinaio di impianti localizzati in prevalenza sull'arco alpino per 140-150 Megawatt che sarebbero pronti per essere costruiti anche domani. Si tratta di Pmi diffuse e a carattere familiare. Per ciascuno di questi interventi sono già stati fatti investimenti tra 50 e 100mila euro.

Quali sono le prossime tappe?
Come dicevo, nei prossimi giorni la conferenza unificata dovrà dare il suo parere. Noi abbiamo sensibilizzato le Regioni su questo tema, e stiamo ovviamente continuando a parlare con i ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico.


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