Ambiente e Trasporti

Trasporto ferroviario/2. Camanzi: eliminare norme anticoncorrenziali nel Dlgs sulla governance della rete

Massimo Frontera

Il presidente dell’Autorità per i trasporti chiede di intervenire in materia di mobilità, flussi finanziari, biglietteria integrata e autonomia del Regolatore

Meno limitazioni alla mobilità del personale impiegato presso gli operatori ferroviari; sistema di bigliettazione integrato aperto da subito anche ai servizi regionali; confini più netti in materia finanziaria sull'utilizzo degli utili generati dall'infrastruttura ferroviaria; rafforzamento dell'autonomia dell'Autorità dei trasporti nei casi che riguardano la possibile limitazione di accesso al mercato da parte degli operatori ferroviari.

Vanno in questo senso le modifiche allo schema di decreto legislativo sulla governance ferroviaria chieste ieri dal presidente dell'Autorità di regolazione dei trasporti, Andrea Camanzi, nel corso di un'audizione presso la commissione Lavori pubblici del Senato. Commissione che sta appunto esaminando il decreto legislativo sulla governance della rete ferroviaria e la concorrenza nel trasporto passeggeri approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri lo scorso 8 agosto. La delega al decreto scade il 25 novembre prossimo. Il testo recepisce in Italia le novità contenute nella direttiva 2013/2370/Ue. Domani è atteso anche il parere delle Regioni.

In materia di mobilità del personale, il presidente dell'Autorità chiede di attenuare i vincoli alla mobilità del personale direttivo che si occupa di «funzioni essenziali», in modo da non contrastare la concorrenza tra gli operatori. In particolare, si chiede di non vietare la mobilità prima di due anni tra aziende diverse da quelle del gruppo di provenienza.
In materia finanziaria, il presidente dell'Authority ha chiesto di evitare la possibilità, consentita dal decreto, per il gestore della infrastruttura «di distribuire alle imprese ferroviarie o alla capogruppo gli utili provenienti da entrate derivanti dai canoni per l'utilizzo della infrastruttura ferroviaria o addirittura parte di tali entrate (ad esempio, per prestiti interni). Ciò costituirebbe una palese violazione del principio di non discriminazione fra imprese ferroviarie concorrenti».

Sul sistema di bigliettazione integrato, l'Autorità ha chiesto di anticipare la possibilità (prevista dal decreto legslativo ma solo in una fase successiva) di «includere da subito anche i servizi di trasporto passeggeri assoggettati ad obblighi di servizio pubblico, che di fatto costituiscono la maggioranza dei servizi di trasporto passeggeri». «Tale estensione - ha fatto osservare il presidente dell'Autorità - aggiunge valore commerciale al sistema di biglietteria integrata e ne migliora l'efficienza attraverso una maggiore distribuzione dei costi di implementazione, nonché economie di scopo e di scala in funzione della conseguente riduzione dei costi operativi legati al trattamento delle prenotazioni e all'emissione dei titoli di viaggio. La limitazione, al contrario, priva la misura della sua effettiva portata innovativa e, se imposta, si tradurrebbe in un mero onere a carico dei soli servizi a libero mercato, senza evidenti benefici per la mobilità delle persone».

L'ultima richiesta di correzione al testo riguarda le funzioni dell'Autorità in materia di limitazione del diritto di accesso all'infrastruttura da parte dell'operatore ferroviario nel caso questo possa compromettere l'equilibrio economico del servizio pubblico. La direttiva Ue assegna esclusivamente all'Autorità di regolazione il compito di verificare queste limitazioni. Il decreto di recepimento invece affianca all'Authority anche il ministero dell'Economia, creando, spiega Camanzi, «una sovrapposizione con l'esercizio delle funzioni dell'Autorità di regolazione e che, pertanto, non sarebbe necessario prevedere un parere del Ministero dell'economia e delle finanze».

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