Ambiente e Trasporti

Aeroporti: investimenti per 4,2 miliardi e raddoppio dei passeggeri entro il 2035

Giuseppe Latour

Ricerca Censis per conto di Assaeroporti, l'associazione che rappresenta 34 società di gestione per 43 scali: nel 2016 in Italia superata quota 164 milioni di passeggeri

Entro il 2035 il traffico aeroportuale di passeggeri è atteso a un raddoppio e le società di gestione pianificano la crescita del settore, con 4,2 miliardi di investimenti, quasi tutti privati. Anche se restano alcuni nodi da affrontare, come quello dei piccoli scali che hanno problemi a stare sul mercato o quello del collegamento degli aeroporti all'infrastruttura ferroviaria. Sono i principali risultati della ricerca presentata ieri a Roma dal Censis per conto di Assaeroporti, l'associazione italiana dei gestori di aeroporti che rappresenta 34 società di gestione per 43 scali.

Il trasporto aereo è cresciuto anche negli anni della crisi. Tra il 2007 e il 2017 il traffico in Italia è aumentato del 21,8%. Nel 2016 gli scali italiani hanno superato i 164 milioni di passeggeri. La crescita nell'ultimo quinquennio è stata dell'11,1% e solo nell'ultimo anno del 4,6%. Anche la congiuntura più recente è molto positiva: +6,6% nel primo quadrimestre del 2017.

Ma questa tendenza si consoliderà in futuro. Nei prossimi vent'anni il traffico raddoppierà. Secondo una stima basata sui tassi di crescita previsti per il traffico mondiale (Iata), nel 2035 il numero di passeggeri in Italia arriverà a 311 milioni. Anche proiettando in avanti l'andamento registrato a livello nazionale nell'ultimo decennio, avremo comunque 289 milioni di passeggeri. Flussi imponenti che il settore aeroportuale si sta attrezzando per gestire.

Se guardiamo alla distribuzione del traffico, il sistema nazionale resta improntato a un forte policentrismo. Il ruolo importante dei medi aeroporti italiani configura un sistema meno gerarchizzato rispetto ai principali Paesi europei. I gate intercontinentali di Fiumicino, Malpensa e Venezia intercettano da soli il 43% del traffico passeggeri, ma sette aeroporti di medie dimensioni, con più di 5 milioni di passeggeri all'anno, ne movimentano il 33%. Completano il quadro i 32 aeroporti con meno di 5 milioni di passeggeri, con una quota sul totale del 24%.

Appare, allora, fondamentale il ciclo di investimenti in preparazione. I nuovi contratti di programma prevedono, per la precisione, investimenti per circa 4,2 miliardi di euro in un quinquennio. Di questi, il 93% proviene dalle risorse proprie delle società di gestione e solo il 7% è finanziato con risorse pubbliche (Ue, Stato, Regioni). La maggior parte della spesa (47,9%) interessa il Centro Italia, per la rilevanza di Fiumicino. Gli aeroporti del Nord-Ovest e del Nord-Est generano rispettivamente il 18,8% e il 18,3% degli investimenti. Agli scali del Sud corrisponde il 15% del totale delle risorse. Gli interventi programmati sono finalizzati sia all'incremento della capacità aeroportuale che al miglioramento dei servizi.

Per il presidente di Assaeroporti, Fabrizio Palenzona, «il settore è in pieno sviluppo e ha prospettive di crescita. Abbiamo tariffe che sono sotto la media europea e investimenti che non sono inferiori a nessuno. Siamo riusciti a creare un sistema efficiente, responsabilizzando tutti». Eppure, restano alcuni nodi: «Abbiamo bisogno di una maggiore integrazione modale e abbiamo bisogno dei piccoli aeroporti, che hanno una funzione di servizio pubblico che nessuno deve sottovalutare».

Partiamo dai piccoli aeroporti. Nell'ultimo quinquennio gli scali con meno di due milioni di passeggeri hanno perso complessivamente il 14,7% del loro traffico. Si tratta di scali gestiti in prevalenza da società pubbliche con difficoltà di bilancio e con prospettive di privatizzazione difficilmente percorribili. Svolgono, però, un fondamentale ruolo di servizio per la popolazione in aree marginali del paese, non raggiunte da altre modalità di trasporto veloce.
L'altro grande tema è legato all'intermodalità, la connessione degli aeroporti alla rete ferroviaria. «La competitività degli aeroporti – per la ricerca - è legata anche all'esistenza di collegamenti rapidi, fluidi e diversificati con le città e con le aree vaste di riferimento». Anche in questo caso l'Italia registra un ritardo: sono ancora molti gli scali che non sono collegati all'infrastruttura nazionale. Secondo quanto previsto dal Documento di economia e finanza 2017, però, questo gap verrà ridimensionato nei prossimi anni. Sono, infatti, in corso o in progettazione investimenti di tipo ferroviario e tramviario nella maggior parte dei più importanti scali italiani.


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