Ambiente e Trasporti

Trasporto ferroviario locale, in sette anni -22% di treni nel Mezzogiorno

Giuseppe Latour

Lo dice il rapporto "Pendolaria 2016" di Legambiente sul trasporto locale ferroviario: in Lombardia ci sono più treni che in tutte le regioni del Sud

«Nelle città e nel Mezzogiorno serve una svolta, mancano progetti e risorse». Pendolaria 2016, il rapporto che ogni anno Legambiente dedica al trasporto ferroviario locale, stavolta punta sul gap che separa il Sud dal resto del paese. Qui dal 2010 ad oggi il numero di treni è sceso del 21,9% e, complessivamente, ci sono meno mezzi che in Lombardia. Ma le tabelle della ricerca guardano anche oltre, per descrivere il mondo dei 5,5 milioni di persone che ogni giorno prendono il treno per ragioni di lavoro o di studio.

Di questi, sono 2,8 milioni i cittadini che usufruiscono del servizio ferroviario regionale e 2,7 milioni quelli che prendono le metropolitane di Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania. In generale, il numero dei pendolari aumenta di poco: +0,7% per il trasporto ferroviario e +0,6% per quello metropolitano. Ci sono, però, grosse differenze a livello locale, a favore delle aree dove il servizio non è stato tagliato e sono stati acquistati nuovi treni. Accade in Lombardia dove i pendolari sono arrivati a 712mila (con un +1,3%) e in Emilia Romagna (+3%).

I trend, invece, continuano ad essere negativi nelle zone dove sono stati soltanto tagliati i servizi. In questi anni, complessivamente, abbiamo assistito alla chiusura di oltre 1.120 chilometri di linee ferroviarie, cui vanno aggiunti 412 km di rete ordinaria che risulta "sospesa" per inagibilità dell'infrastruttura, come per la Trapani-Palermo, la Gemona-Sacile, la Priverno-Terracina, la Bosco Redole-Benevento e la Marzi-Soveria Mannelli in Calabria. In tutto ci sono 1.532 km di linee ferroviarie su cui non esiste attualmente alcun servizio passeggeri.

«Abbiamo scelto di presentare Pendolaria a Palermo quest'anno - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - proprio perché sono il Sud e le città le emergenze dei trasporti nel nostro paese. Cambiare e migliorare la situazione che vivono ogni giorno milioni di pendolari deve diventare una priorità, non solo per ridurre differenze e recuperare ritardi, ma perché è un grande investimento sul futuro del paese». Il Mezzogiorno e le grandi aree metropolitane, allora, sono la vera emergenza da affrontare. Roma, ad esempio, nel 2016 non ha visto realizzare alcun tratto di metro o linee di tram e, al momento, l'unico progetto finanziato riguarda il prolungamento (3,6 chilometri) della metro C fino a Colosseo. Se consideriamo i cantieri in corso della metro, a Roma si dovranno attendere 80 anni per recuperare la distanza dalle altre città europee.

La seconda emergenza è il Sud. Ogni giorno in tutto il Mezzogiorno circolano meno treni regionali che nella sola Lombardia e dal 2010 quelli regionali si sono ridotti del 21,9%. Per fare un esempio, le corse quotidiane dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429 contro le 2.300 della Lombardia. Inoltre, i treni sono più lenti e l'età media dei convogli al Sud è nettamente più alta: 20,3 anni rispetto ai 14,7 del Nord e ai 17,2 della media nazionale.
Le ragioni di questa situazione sono da individuare, secondo Legambiente, in alcuni gravi errori compiuti in questi anni nelle politiche dei trasporti.

Innanzitutto, un trasferimento dei poteri sul servizio ferroviario locale alle Regioni senza indirizzi e controlli. Per cui sono state chiuse linee e cancellati collegamenti senza alcun intervento da parte dello Stato. In secondo luogo le risorse da parte dello Stato per far circolare i treni regionali sono state ridotte tra il 2009 e il 2016 del 19,1%. Le Regioni, per la loro parte, hanno investito pochissimo per potenziare il servizio e comprare treni. Anche se i numeri dicono che il trasporto regionale su ferro andrebbe guardato con più attenzione: sono 160mila i passeggeri sulle Frecce, 25mila su Italo, 40mila su Intercity, oltre 2 milioni e 800mila sui treni regionali e 2 milioni e 650 mila sulle metropolitane.

Per cambiare questa situazione occorre aumentare l'offerta di treni sulle linee, in particolare quelle urbane, più utilizzate dai pendolari. Soprattutto dove, come al Sud, sono stati cancellati o ridotti i collegamenti in questi anni. «Dobbiamo puntare a raddoppiare i pendolari che prendono treni regionali e metropolitani ogni giorno - conclude Zanchini -. Arrivare a 10 milioni di persone al 2030 è una sfida alla portata del nostro paese e nell'interesse dei suoi cittadini, con vantaggi non solo in termini ambientali, ma di attrattività delle nostre città e dei territori, con ricadute positive sull'occupazione e sul turismo».


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