Ambiente e Trasporti

Trasporto locale, gestione virtuosa e dati in crescita per le imprese più grandi

Giuseppe Latour

Convegno Asstra: ancora da sciogliere il nodo delle tariffe, che restano le più basse in Europa

Le imprese di trasporto pubblico locale, in particolare quelle di grandi dimensioni, riescono a crescere e ad avere una gestione virtuosa dei loro bilanci. Anche se restano problemi dal lato degli investimenti, ancora troppo bassi. Dice questo, in estrema sintesi, la ricerca curata da Intesa Sanpaolo, Ifel Fondazione Anci e Asstra sulle aziende del Tpl, con la quale ieri a Roma è stato inaugurato il Convegno nazionale dell'Asstra sul presente e il futuro del trasporto pubblico locale. Qualche segnale positivo, insomma, c'è ma restano alcuni problemi storici del settore. Principalmente, non è mai stato sciolto il nodo delle tariffe, che restano le più basse in Europa.

Tra il 2013 e il 2015 a livello aggregato le imprese di trasporto pubblico locale (Ttpl) sia pubbliche che private registrano una crescita cumulata pari all'1,5%. Nel triennio le imprese mostrano un tendenziale miglioramento della loro performance economico-finanziaria: migliorano i margini (non elevati ma in crescita), i risultati, il valore della produzione per addetto e gli indicatori di redditività. Gli investimenti invece sono di segno negativo, come indica la flessione degli ammortamenti. La posizione finanziaria evidenzia un livello di indebitamento basso: le situazioni critiche sono limitate ad un numero molto ristretto di imprese.

La variabile dimensionale sembra influire sull'efficienza delle aziende: in linea del tutto generale emerge il recupero delle imprese di medio-grandi dimensioni. L'incidenza del costo del lavoro delle grandi imprese risulta stabilmente superiore rispetto a quello delle piccole imprese, ma le maggiori dimensioni sembrano garantire anche una maggior tenuta degli investimenti e quindi dell'incidenza degli ammortamenti sul valore della produzione: le piccole imprese realizzano nel 2015 un livello di ammortamento pari al 5,7%, in flessione di oltre un punto percentuale rispetto al 2013, mentre le imprese di maggiori dimensioni mantengono sostanzialmente inalterata la propria quota di ammortamenti intorno al 6,4%. Nel triennio d'analisi permangono le forti differenze tra Centro-Nord e Sud, che caratterizzano anche gli altri servizi pubblici locali. Tutti gli indicatori evidenziano le difficoltà delle imprese localizzate nelle regioni del Sud.

«Si tratta di dati che da soli bastano a sfatare alcuni luoghi comuni che pesano sul nostro settore e sulle imprese Tpl partecipate dalle amministrazioni pubbliche. Queste infatti sono solo 117 sul totale di mille imprese e hanno migliorato produttività ed efficienza proprio negli anni più difficili della crisi economica", spiega Massimo Roncucci, presidente di Asstra. "Siamo consapevoli che il trasporto pubblico, tra i servizi a rilevanza economica, è quello che mostra le maggiori difficoltà. Il Tpl e le imprese in questa situazione hanno prima di tutto un grande bisogno di riconquistare la fiducia dei interlocutori. Questo è un passaggio indispensabile per inquadrare il settore sotto una nuova prospettiva».

Alcuni problemi storici restano, però, irrisolti. Nel 2015 c'è stata una riduzione della quota modale del Tpl rispetto al 2014 del 2,9%, attestando la quota degli spostamenti con mezzi pubblici sul totale dei mezzi motorizzati all'11,7%. Le tariffe del trasporto pubblico italiano, poi, sono tra le più basse d'Europa. La tariffa media dei biglietti in Italia è di circa 1,5 euro contro 1,7 euro e 1,8 euro rispettivamente in Spagna e Francia, 2,8 euro in Germania e 3,2 euro a Londra.
Se si osserva però il confronto con gli altri Paesi europei del rapporto tra abbonamento mensile e reddito mensile (1,4% a fronte del 2,1% francese e tedesco, del 2,3% spagnolo e del 4,5% inglese) si evidenzia che il livello sociale della tariffa in Italia risulta ingiustificato. Per quanto concerne la redditività delle aziende del settore, nonostante la crisi economica abbia prodotto in pochissimi anni un taglio alle risorse pubbliche destinate al settore del 15%, c'è un miglioramento delle performance aziendali.

Lo studio si chiude con un focus sulle società partecipate da amministrazioni pubbliche. Mostra che le aziende di Tpl partecipate da almeno un'amministrazione pubblica (Stato, Regioni ed Enti Locali), sia direttamente che indirettamente, sono 117 a cui si aggiungono 42 società, sempre partecipate, che svolgono servizi collegati al Tpl (Agenzie, holding, società patrimoniali). Rappresentano dunque l'11,4% delle circa mille società che producono servizi di Tpl.

Nel corso degli ultimi otto anni (2010-2017), a seguito di alcune operazioni societarie (fusioni e aggregazioni), il numero delle società è sceso del 27%. Sempre con esclusivo riferimento alle società partecipate, si è assistito negli ultimi quattro anni (2012-2015) ad un miglioramento generalizzato delle performance economiche produttive sia con riferimento alla ripartizione territoriale che alle dimensioni industriali. In particolare migliora di quasi di due punti percentuali il rapporto ricavi costi operativi passando da 29,5% del 2012 a 31,4% del 2015.


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