Ambiente e Trasporti

Caos trasporti, Atac investe un decimo di Atm: procedimento disciplinare per un dipendente su 4

Gianni Trovati

Solo l’anno scorso avviati 2.500 procedimenti - Per manutenzione e rinnovi Roma nel 2015 ha investito 16 milioni contro i 172 di Milano

«L’operazione verità», come ha definito l’assessore romano ai trasporti Linda Meleo il “riallineamento” degli orari dei bus capitolini al numero di mezzi davvero in grado di muoversi, ha certificato l’addio a quasi 4mila corse e peggiorato l’umore già nero dei viaggiatori. Per l’assessore la nuova botta al già zoppicante trasporto pubblico della Capitale rappresenta «l’eredità di Rettighieri», ma sono i bilanci e i documenti ufficiali dell’Atac a mostrare che il problema è strutturale, e va ben al di là delle polemiche fra la giunta e l’ex direttore generale dell’azienda scelto a febbraio scorso dall’allora commissario Tronca per la sfida ardua di raddrizzare la baracca e uscito di scena la scorsa settimana insieme all’amministratore unico Armando Brandolese dopo aver accusato proprio Meleo di «pesanti ingerenze» sulla gestione.

Bastano due numeri a individuare le ragioni che bloccano in deposito oltre mille autobus ogni giorno, cioè quasi la metà del parco mezzi Atac, e moltiplicano i tempi di attesa alle fermate per romani e turisti. L’anno scorso per la manutenzione e il rinnovo dei mezzi l’azienda capitolina dei trasporti ha investito 16,4 milioni di euro: una miseria, meno di un decimo rispetto ai 172 milioni messi sul piatto alla stessa voce dall’Atm, che tra Milano e hinterland e le province di Monza, Bergamo, Lecco e Como raggiunge una dimensione confrontabile con il disastrato colosso romano. È proprio il paragone con la municipalizzata milanese, azienda risanata dopo anni difficili, a rendere palesi per contrasto i problemi di Atac: Milano batte Roma sui chilometri percorsi (169,5 milioni contro 150mila), ma la Capitale non conosce rivali sui dipendenti (11.878 contro i 9.695 in forza all’Atm), con il risultato che i chilometri per dipendente, indicatore chiave per misurare la produttività di un’azienda di trasporti, si fermano a Roma il 38,1% sotto al livello lombardo.

Proprio il capitolo dedicato ai dipendenti dall’ultima relazione sulla gestione offre un altro numero shock: l’anno scorso i procedimenti disciplinari avviati dall’Atac sono stati più di 2.500, vale a dire che a quasi un dipendente su quattro sono state contestate assenze, orari di lavoro autoridotti, segnalazioni “strumentali” di guasti e così via. Un record, alimentato da «comportamenti plurimi e reiterati» messi in campo da molti in risposta ai tentativi di rendere più efficiente la macchina, e rafforzato nei mesi scorsi dall’azione portata avanti da Rettighieri per la riorganizzazione del personale. Dal 2010 al 2013, invece, in Atac regnava la pace, ma per il semplice fatto che il consiglio di disciplina non era stato nemmeno nominato e, anche a volerlo fare, nessuno avrebbe avuto i titoli per avviare le contestazioni ai lavoratori.

Ma il panorama desolato in cui ora è atteso l’ingresso di Manuel Fantasia, l’ingegnere nucleare chiamato dalla giunta Raggi a occupare la carica di amministratore unico, è figlio di una storia lunga. L’Atac non chiude un bilancio in pareggio da 13 anni, e in questa lunga sequela di rossi ha accumulato perdite per 1,8 miliardi: gli 89 milioni di disavanzo con cui si è chiuso il 2015 sono molti meno dei 141 del 2014, e dei 216 che hanno colorato i conti 2013, ma l’equilibrio è lontano e il piano industriale aggiornato sembra già parecchio ambizioso: gli obiettivi parlano di un aumento del 13% dei chilometri percorsi, indispensabile fra l’altro per raggiungere i livelli previsti sulla carta del contratto di servizio con Roma Capitale, 700 nuovi autobus (entro novembre dovrebbero arrivare almeno 40 dei 150 bus in leasing attesi da tempo) e una crescita decisa dei ricavi da biglietti e abbonamenti, che infatti dovrebbero aumentare da 35 a 38 euro per il mensile e da 250 a 280 per l’annuale entro il 2018). Intanto, però, tra scioperi, tagli alle corse ed evasione nel 2015 gli incassi tariffari sono scesi del 3,5 per cento.


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