Ambiente e Trasporti

Atlantia, al via la vendita del 30% di Autostrade per l'Italia (valore 5 miliardi)

Carlo Festa e Laura Serafini

L’area in cui andare ad individuare i futuri soci di minoranza è quella del Golfo Persico, fino al Far East. Quanto ai possibili investitori, il target sarebbe certamente appetibile per i grandi fondi sovrani, da Adia a Wren House fino a Kia del Kuwait

Parte la vendita, da parte di Atlantia, del 30 per cento di Autostrade per l’Italia. Proprio in queste ore si starebbe infatti decidendo la banca d’affari a cui assegnare l’incarico di organizzare il processo competitivo volto alla cessione della minoranza. Atlantia avrebbe individuato una short list di banche tra le quali scegliere il consulente: secondo indiscrezioni tra i nomi in lizza ci sarebbero Jp Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Credit Suisse. Un primo incarico verrà affidato ora, ma non è da escludere che a settembre verranno individuate altre banche su cui lavorare sull’operazione, che si preannuncia come una delle più corpose (quanto a valutazione) del 2016.

L’operazione è infatti assai rilevante per la holding poichè potrebbe comportare un incasso assai rotondo. Secondo le stime degli analisti la partecipazione potrebbe valere oltre 5 miliardi di euro. Tuttavia, l’incasso potrebbe essere ben più elevato.

La scelta della banca d’affari, con un network internazionale, è cruciale per la scelta dei futuri investitori, che potrebbero essere più di uno vista l’entità della transazione.

L’area in cui andare ad individuare i futuri soci di minoranza è quella del Golfo Persico, fino al Far East. Quanto ai possibili investitori, il target sarebbe certamente appetibile per i grandi fondi sovrani, da Adia a Wren House fino a Kia del Kuwait. Tra i candidati a entrare nel capitale ci sarebbe anche il fondo Ginko Tree, già in corsa a suo tempo per entrare nel capitale di Adr. Ma è da segnalare che una piccola quota (massimo un 5%) potrebbe essere offerta anche alle casse previdenziali come Enpam ed Enasarco.

Infatti una minoranza di Autostrade garantirà un rendimento costante (circa il 7%), tuttavia non ci saranno diritti di governance. Insomma, l’investitore sarà sostanzialmente passivo. Ecco perché l’operazione pare più adatta ai fondi sovrani o ai fondi pensione, rispetto ai fondi di private equity.

L’operazione rappresenta anche l’avvio della nuova strategia di Atlantia, anche grazie alle risorse che potrebbe incassare: che punta a diversificare il business più all’estero con forti investimenti nel settore aeroportuale. La recente acquisizione (assieme ad Edf Invest) dell’aeroporto di Nizza con un’offerta da 1,22 miliardi, il terzo maggiore di Francia dopo quelli parigini di Charles de Gaulle e Orly per traffico passeggeri con 12 milioni di viaggiatori , ne è la dimostrazione. Atlantia (assistita da SocGen) si è aggiudicata il 60% dello scalo nizzardo (ceduto dal governo francese, assistito da Mediobanca) con un’offerta economica che ha valorizzato la società oltre 2 miliardi, a multipli superiori a 20 volte l’Ebitda 2015. E ancora, con un progetto industriale che punta sull’espansione del numero dei collegamenti. In particolare si punta sui collegamenti diretti da Nizza a destinazioni negli Stati Uniti, in Asia e nel Medio Oriente per portare i turisti sulla Costa Azzurra. Il closing dell’operazione è previsto in novembre, a valle del via libera delle autorità antitrust e del negoziato con le organizzazioni sindacali.

Ieri il gruppo guidato da Giovanni Castellucci ha approvato i conti del semestre in crescita. I ricavi aumentano del 3% circa, da 2,495 a 2,566 miliardi, e l’Ebitda cresce del 4%, a 1,578 miliardi, a fronte di un incremento del traffico sulla rete autostradale italiana del 3,8% (+1,9% sulla rete estera, dove pesa l’andamento in Brasile ma spiccano il +5,6% del Cile e il +12% della Polonia) e del 2,8% negli aeroporti. L’utile netto sale del 10%, a 413 milioni, mentre il flusso di cassa operativo passa da 995 milioni a 1,095 miliardi. Cresce di 104 milioni rispetto a fine 2015 anche l’indebitamento finanziario netto, che si attesta a 10,4 miliardi.

Gli investimenti nel periodo sono stati pari a 566 milioni (contro 659 milioni dello stesso periodo 2015).

Nei primi sei mesi il sistema aeroportuale romano ha accolto 22 milioni di passeggeri: i ricavi si attestano a 399 milioni, in aumento dell’8% e una crescita analoga è segnata dall’Ebitda, a quota 230 milioni. Gli investimenti nel periodo sugli scali sono pari a 172 milioni, 45 milioni in più rispetto a fine giugno 2015.


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