Ambiente e Trasporti

Tpl, Asstra: escludere dalla riforma Madia le Spa pubbliche in regime di concorrenza

Giuseppe Latour

È quanto ha chiesto l'associazione, per bocca della presidente Gualtieri, in un'audizione in Parlamento sul testo di riordino delle Spa pubbliche

Operare una distinzione chiara tra le imprese che operano in regime di concorrenza e le altre. È questa la richiesta che Asstra, l'associazione che riunisce le imprese del trasporto pubblico locale, ha avanzato in Parlamento nel corso dell'audizione congiunta delle commissioni Bilancio della Camera e Affari costituzionali del Senato sullo schema di decreto legislativo relativo al testo unico Madia sulle società a partecipazione pubblica.
A guidare la delegazione di Asstra è stata Giuseppina Gualtieri, membro della giunta dell'associazione e presidente di Tper Bologna. «I principi di efficientamento e concorrenza che il Testo unico sulle società a partecipazione pubblica dichiara di voler perseguire sono obiettivi che le imprese pubbliche di trasporto locale aderenti all'Asstra hanno già fatto loro da tempo. Coerentemente con questi obiettivi, c'è la necessità di un'esclusione chiara delle società che, seppure partecipate o controllate da pubbliche amministrazioni, operino in regime di concorrenza o si accingano a misurarsi col mercato, dall'ambito di applicazione del Testo unico».

Asstra non punta, in questo modo, a ottenere una moratoria sui controlli per le società pubbliche: «Si tratta di assicurare equità di trattamento tra le imprese e trasparenza del mercato nel rispetto di un caposaldo delle regole di concorrenza: il principio di pari trattamento tra imprese pubbliche e private. Il principio di neutralità rispetto al regime di proprietà societaria, pubblica o privata, è stato peraltro ribadito anche nel recente parere del Consiglio di Stato. Le normative sul personale sono quelle che più vistosamente metterebbero le imprese pubbliche in condizioni di totale disparità rispetto ad ogni altro competitor che, come è evidente nel settore Tpl, è comunque nella maggior parte dei casi di proprietà pubblica».

Quanto al tema dell'efficienza e della consistenza numerica delle imprese pubbliche di Tpl, l'Asstra ha consegnato in audizione uno studio che fa chiarezza sullo stato reale del settore. Le imprese che in Italia gestiscono servizi di Tpl sono in totale 988, ma di queste solo 116 sono a partecipazione pubblica. Inoltre, queste imprese tra il 2010 e il 2016 sono state ridotte del 27,5%, passando da un totale di 160 a 116. Il dettaglio dei dati economici e degli schemi partecipativi del settore mostra chiaramente che le società partecipate del Tpl rappresentano un patrimonio economico e sociale di tutto rispetto: la domanda legittima è se «questo patrimonio, nella prospettiva della riforma Madia, lo si vuole salvaguardare e sviluppare facendo leva sull'imprenditorialità e la concorrenza».

I dati di bilancio, per l'associazione, mostrano una realtà che contraddice il luogo comune sull'inefficienza delle aziende pubbliche di Tpl. Il 79% ha chiuso il bilancio in utile nel 2014; delle 23 aziende in perdita, 21 aziende hanno comunque registrato un Mol positivo. Ma il dato è ancora più significativo laddove si confronti l'andamento dei bilanci dal 2009, quando a chiudere in utile era solo il 54% delle aziende. Il dettaglio dell'andamento delle perdite, analizzato a livello regionale, mette in evidenza come il 21% di aziende in perdita sia concentrato sul territorio e quindi chiaramente individuabile e circoscrivibile a pochissime realtà, come l'Atac a Roma.


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