Ambiente e Trasporti

Terminal offshore di Venezia «presto al Cipe». Due miliardi di investimento, tre quarti privati

Franco Tanel

Il sottosegretario Simona Vicari risponde al pressing locale - Opere pubbliche per 500 milioni e poi un grande investitore in project, da reperire

Venezia batte metaforicamente i pugni sul tavolo a difesa del proprio Porto (con il sindaco Luigi Brugnaro nemmeno tanto metaforicamente....) e il Governo, per la prima volta promette pubblicamente, attraverso il sottosegretario del Mit Simona Vicari, che il progetto del porto offshore sarà oggetto a breve di una seduta del Cipe.

L'inaugurazione dell'anno portuale 2016, lunedì mattina al Terminal Crociere di Venezia, l'ultima uscita sia della presidenza di Paolo Costa che termina il suo mandato il prossimo ottobre e l'ultima come Autorità Portuale prima della trasformazione in Autorità di Sistema Portuale come voluto dalla recente riforma, ha avuto inevitabilmente come fulcro il futuro della portualità veneziana ma anche le prospettive dell'area di Porto Marghera, in qualche maniera indissolubilmente legate tra loro.

Paolo Costa ha sottolineato la costante crescita dei traffici del Porto di Venezia in anni che non hanno visto certo un aumento del Pil significativo (nel 2015 oltre 25 milioni di tonnellate, 554 mila TEU, +21% rispetto al 2014 con una crescita di tutte le tipologie di merci, rinfuse liquide e solide ma anche dei servizi Ro-Ro) ma ha voluto con forza sottolineare che le risposte che la città di attende per il futuro del proprio sistema portuale, sia merci che passeggeri non sono una gentile cortesia dello Stato, ma un obbligo che deriva da precisi impegni presi in passato. «Quando si è deciso di salvaguardare la città con il Mose- ha rimarcato Costa- si è accettato un nobile compromesso che fissava delle limitazioni irreversibili alle attività portuali. E la delibera del 2003 dava delle prescrizioni precise su come assicurare il futuro del Porto. Oggi occorre, e non dubito che si andrà in questa direzione, che il Governo garantisca il rispetto delle norme anche speciali che hanno già tracciato il solco di sviluppo della portualità veneziana e che Regione e Comune di Venezia prendano tutte le misure necessarie ad evitare dilazioni, ad evitare che si perdano le occasioni irripetibili che oggi si presentano per il rilancio dello sviluppo sostenibile di porto e industria a Venezia».

Un appello che come dicevamo all'inizio, il sottosegretario del Mit Simona Vicari ha raccolto, almeno parzialmente, assicurando che il progetto del Porto offshore sarà al Cipe entro poco tempo. Nessuna novità invece sulle scelte relative all'accessibilità in laguna delle grandi navi da crociera, e sull'ultimo progetto proposto quello, condiviso con il Comune, del Canale Tresse.

Un appello raccolto anche dall'assessore ai trasporti e alle infrastrutture della Regione Veneto Elisa De Berti: «Vogliamo che il Governo riconosca la specialità del Porto di Venezia, unico caso di porto regolato (negli accessi ndr) a livello nazionale. Abbiamo ottenuto l'apertura di un tavolo di lavoro con il Ministero per definire una volta per tutte la nuova regolazione della navigazione in tutta la laguna di Venezia, per definire le modalità di attuazione della Zona Franca che siamo riusciti a reinserire dopo che era stata cancellata e che che vorremmo fosse estesa anche a Porto Marghera. Infine stiamo trattando per inserire nell'Autorità di Sistema Portuale dell'Adriatico Settentrionale, oltre a Venezia e Chioggia anche Porto Levante e Porto Viro per facilitare il rilancio del sistema di navigazione fluviale».

Colorito e appassionato come sempre il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che ha sferzato gli imprenditori e rappresentanti dei lavoratori presenti: « E' troppo tempo che Costa è lasciato da solo, è troppo tempo che voi state zitti. Tutti hanno precise responsabilità per la situazione in cui ci si trova oggi. Dobbiamo mobilitarci e lo dobbiamo per il futuro dei nostri figli. Bisogna dire le cose come stanno e se c'è gente che non è all'altezza bisogna dire chiaro che sono "gente senza co...ni". Ho trovato grande disponibilità al Ministero, ma adesso bisogna che mettiamo da parte la cagnara politica e facciamo squadra. Non possiamo lasciare in mano la città ai particolarismi ai "vaffa..." perché altrimenti muore. A Porto Marghera cambieremo con il Governo le norme sulle bonifiche. Nei giorni scorsi è venuta a Venezia una delegazione del quinto gruppo industriale cinese per capitalizzazione, abbiamo fatto un giro in elicottero sopra Marghera, sono interessati ad alcune aree ma dobbiamo dare loro delle certezze per i prossimi 20 anni, devono convincersi che siamo seri».

Il bilancio dell'Autorità Portuale, in questi ultimi anni è comunque significativo: tra il 2005 e il 2015 sono stati investiti 525 milioni di euro, l'80% dei quali in autofinanziamento attraverso i canoni demaniali e le tasse portuali e il rimanente assicurati da fondi statali ed europei. In particolare 293 milioni sono stati spesi in infrastrutture a terra, ferrovie, strade, piazzali e banchine, mentre 232 milioni sono stati investiti nell'escavo dei canali portuali per garantire la navigabilità alle navi cargo. L'obiettivo, per le merci, è quello di sfruttare la tendenza che si legge a livello globale, di riportare i siti produttivi precedentemente delocalizzati in Europa (o negli Usa) insediandoli però in più possibile in aree logisticamente ottimali come quelle portuali e immediatamente retroportuali come è appunto Marghera. Per i passeggeri non perdere il ruolo di homeport d'eccellenza per le crociere in tutto il Mediterraneo. Uno degli strumenti è il nuovo Piano Regolatore Portuale, che favorisce un uso sostenibile della laguna grazie al sistema portuale offshore-onshore immaginato per il futuro.

In questo senso il progetto di terminal offshore, criticato per i suoi costi di circa 2 miliardi di euro (ripartiti tra investimenti pubblici, circa 500 milioni, e privati, circa 1,5 miliardi, con soggetti privati ancora da individuare) non è una "grande opera" fine a se stessa, ma il tassello di un nuovo modello di porto che secondo Costa è perfettamente coerente anche con la missione della nuova Autorità di Sistema Portuale che ha una visione non più locale ma d'area vasta. Per il Presidente Costa, quanto fatto dall'Autorità Portuale per sviluppare il progetto del porto offshore è il massimo possibile. Non appena il Cipe si sarà espresso in merito (sul progetto preliminare), potranno intanto essere avviati i lavori della parte onshore del progetto, a Marghera con interventi che hanno un valore complessivo di 135 milioni cofinanziati anche nell'ambito dell'accordo su Marghera coordinato da MISE.

Infine, tra i risultati raggiunti recentemente, la messa in funzione da novembre 2015 di un collegamento ferroviario regolare tra il nuovo terminal Ro-Ro delle Autostrade del Mare a Fusina con Francoforte. Proprio su questo fronte Costa da tempo chiede al Governo il rilascio di un numero definito di permessi di transito stradale da e per Paesi Mediterranei extra UE (come Turchia e Albania) necessari per organizzare un linea Ro-Ro nave-ferrovia con la Turchia.


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