Ambiente e Trasporti

Energia, Ronchi (Fss): «Serve una strategia nazionale al 2030»

M.Fr.

Presentato alla Casa dell'architettura a Roma il Climate Report. Coletta (Cna): «Accordo di Parigi svolta storica»

«L'Italia, per attuare l'Accordo di Parigi sul clima, deve definire una nuova Strategia Energetica Nazionale con obiettivi al 2030». È la conclusione del "Climate Report" della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile presentato ieri a Roma, presso la casa dell'Architettura, dal presidente Edo Ronchi. «A livello globale - ha ricordato l'ex ministro dell'Ambiente - le emissioni di gas serra nel 2014 e nel 2015 sono state sostanzialmente stabili, nonostante l'aumento del Pil di circa il 3% l'anno. In Italia invece nel 2015, dopo anni di calo, le emissioni di gas serra sono aumentate di circa il 2,5%. L'incremento, che interrompe una serie positiva di riduzioni, è dovuto alla crescita del Pil, al calo del prezzo del petrolio e del gas, all'aumento dei consumi energetici e quindi a un rallentamento delle politiche di efficienza energetica, a un'estate molto calda e all'interruzione della crescita delle fonti energetiche rinnovabili».

Secondo i dati elaborati dalla Fondazione, nel 2015, dopo anni di calo (-20% al 2014 rispetto al 1990), le emissioni di gas serra in Italia sono aumentate di circa il 2,5%. «Tra il 2005 e il 2012 l'Italia, nello sviluppo delle fonti rinnovabili, ha realizzato ottimi risultati sia pure con incentivi significativi, aumentando dall'8% a circa il 16% del consumo nazionale, facendo meglio della media europea e collocandosi fra i leader mondiali. Ma nell'ultimo triennio, il quadro è notevolmente peggiorato: le rinnovabili sono passate dal 16,7% nel 2013 al 17,3% del 2015, con una crescita modestissima, dello 0,2% all'anno ed e' diminuita la quota di elettricità da fonti rinnovabili passando dal 43% al 38% tra il 2014 e il 2015. Con questo passo l'Italia, pur avendo gia' raggiunto l'obiettivo europeo del 17% al 2020, sarebbe ben lontana dall'obiettivo europeo del 27% al 2030 e ancora di più dalla più impegnativa attuazione dell'Accordo di Parigi».

Tra le misure necessari il Rapporto indica: una riforma della fiscalità con l'introduzione di una carbon tax; l'introduzione di un sistema di carbon pricing; nuovi strumenti a sostegno dell'efficienza energetica; politiche efficaci per la mobilita' sostenibile; sostenere il ruolo attivo dell'agricoltura nella lotta al cambiamento climatico; promuovere lo sviluppo di un'economia circolare, che consenta importanti risparmi anche di energia e quindi di emissioni di CO2; sostenere l'innovazione e la green economy.

«L'Accordo di Parigi è stata definita una svolta storica, credo sinceramente che lo sia per molti motivi - ha detto nel suo intervento Patrizia Colletta, consigliere dell'Ordine degli architetti di Roma e presidente del dipartimento "Progetto sostenibile ed efficienza energetica" - soprattutto di ordine politico e strategico, in quanto la nostra società è caratterizzata, da una parte, dalla grande interdipendenza "globale" e d'altra parte è governata da processi decisionali sempre più articolati e complessi, frazionati e soprattutto competitivi tra loro».

«Per approfondire i temi del cambiamento che stiamo vivendo - ha detto tra le altre cose Coletta - è necessario considerare il peso crescente che nel settore edilizio ha assunto l'Energy technology, nella società e nei consumi quello dello sharing economy, nel mondo della produzione e dei servizi la green economy. Se non ci fosse stata la crisi immobiliare e delle costruzioni, a partire dal 2008, forse non ci saremmo neanche posti questo dubbio. Avremmo continuato a pensare l'architettura come uno strumento a servizio di una fase espansiva senza limite. La situazione attuale di crisi "sistemica" ha comportato anche un ripensamento profondo del modello produttivo ed economico. Ci troviamo, a mio avviso, in un punto di la svolta o di non ritorno, una sfida necessaria per rispettare un sistema di regole condivise di carattere europeo, a partire dalla strategia 20 +20 +20, dalla Road map 2050, la Direttiva "emissioni zero" che impone scadenze molto ravvicinate il 2018 per gli edifici pubblici e il 2020 per il patrimonio privato per l'efficientamento energetico».


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