Ambiente e Trasporti

Anita: impatto negativo sui trasporti dal «muro» anti-migranti sul Brennero

G.La.

L'associazione degli autotrasportatori valuta che i noli dei mezzi potrebbero costare fino al 10% in più e questo potrebbe tradursi in un aumento dei costi delle merci

Un danno enorme per i trasporti. Con un impatto molto forte su alcuni settori, come l'automotive. La limitazione dei transiti del Brennero, secondo i calcoli di Anita, l'associazione confindustriale delle imprese di autotrasporto, potrebbe colpire in maniera molto rilevante la nostra economia. I noli dei mezzi potrebbero costare fino al 10% in più e questo potrebbe tradursi in un aumento dei costi delle merci. Per questo, bisogna intervenire, imponendo un cambio di rotta all'Austria.

Concretamente, la decisione dell'Austria potrebbe riportare il settore all'inizio degli anni Novanta, prima della caduta delle barriere doganali che erano situate sui confini interni dell'Unione europea, azzerando trent'anni di integrazione comunitaria. Soprattutto, potrebbe esserci un impatto pesante sui servizi di trasporto che sono tarati su tempi di consegna più stretti. I motivi non sono solo formali, ma di sostenibilità economica. Il flusso dei veicoli che attraversano quotidianamente l'asse del Brennero, la più trafficata rotta di collegamento tra l'Italia e l'Europa, è tale che l'attività di controllo comporterà inevitabili tempi di attesa.

Un camion fermo, secondo i calcoli di Anita, costa all'azienda circa 60 euro l'ora. Quindi, con un ritardo di sole due ore possiamo supporre un aumento dei noli del 10% che ricadrà senza dubbio sui costi e, quindi, sui prezzi dei prodotti e, di conseguenza, sul consumatore finale. Uno scenario nel quale il prodotto italiano perderebbe competitività con intuibili riflessi sull'export e danni per tutto il sistema economico nazionale.

A subire le conseguenze più forti di questa situazione potrebbero essere il settore automotive, ma anche la filiera dell'alimentare. Ma, più in generale, è tutto il sistema manifatturiero che potrebbe subire un grosso colpo da questi cambiamenti. Si tratta infatti di comparti che, al momento, si basano su tempi di consegna molto rapidi. Senza dimenticare il fatto che i veicoli fermi in coda sono maggiormente esposti a tentativi di intrusione. E che le attese alla frontiera andrebbero a comprimere i tempi di guida degli autisti, riducendone la produttività.


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