Ambiente e Trasporti

Aeroporti, Enac: a rischio 600 milioni di investimenti negli scali di Roma, Milano e Venezia

Giuseppe Latour

Ma un terzo dei progetti negli scali minori è ancora fermo, rileva l'Ente nel documento sullo Stato di attuazione degli investimenti aeroportuali in Italia

Circa 600 milioni di euro di investimenti previsti nei tre sistemi aeroportuali principali del paese: Roma, Milano e Venezia. Il 2016, secondo il monitoraggio appena pubblicato dall'Enac, sarà un anno chiave per il sistema degli scali italiani. Sarà, infatti, l'anno nel quale si chiuderà completamente la prima fase dei contratti di programma degli scali maggiori. Per questo, arriverà un deciso incremento delle opere realizzate. Soprattutto Roma è chiamata a uno sforzo straordinario. Allo stesso tempo, però, ci sarà da definire la partita degli altri aeroporti, che dovranno sottoscrivere le loro convenzioni, fissando tariffe e obiettivi di investimento. Una partita che vale investimenti per circa 1,3 miliardi, sparsi in tutto il paese. E qui arrivano cattive notizie. Sui 24 scali monitorati dall'Enac, quelli che hanno completato la procedura sono una sparuta minoranza: appena cinque, per un valore di circa 400 milioni di investimenti in quattro anni. Due terzi degli investimenti rischiano, insomma, di restare bloccati. Per rimediare a questa situazione, allora, l'Enac potrebbe attivare sanzioni.

Come funzionano i contratti di programma
I contratti di programma disciplinano gli impegni assunti dalla società di gestione in materia di realizzazione di opere infrastrutturali. Al momento ne esistono due tipologie: quelli «in deroga» riguardano tre gestori (Adr, Sea e Save) e sono monitorati interamente dall'Enac, sia per gli aspetti contrattuali che tariffari, con un periodo di vigenza di dieci anni, articolato in due sottoperiodi. I contratti di programma ordinari, invece, riguardano tutti gli altri gestori aeroportuali, con un periodo di vigenza di quattro anni. In questo caso, l'Autorità dei trasporti è competente per la componente tariffaria mentre l'Enac è competente per l'approvazione dei piani di investimento.

I tre accordi in deroga
I tre contratti in deroga avanzano con andamenti differenziati. Nel primo periodo sono in programma 926 milioni di investimenti tra Fiumicino e Ciampino, 688 milioni tra Malpensa e Linate e 328 milioni a Venezia. Save ha la situazione migliore: il primo periodo si chiuderà nel 2016 e, per allora, dovrebbe centrare l'obiettivo di investimenti, realizzando 125 milioni di opere nell'anno in corso. Sea è leggermente più indietro: a fine 2015 ha chiuso il primo periodo con 504 milioni di investimenti ma, al momento, le strutture milanesi sono in grado di gestire la capacità di traffico, secondo il giudizio di Enac, anche con meno opere rispetto al previsto. Più indietro ci sono gli scali romani che, finora, hanno totalizzato 629 milioni di investimenti, circa 300 in meno rispetto agli obiettivi: nel 2016, ultimo anno del primo periodo, c'è in programma una decisa accelerazione, con 353 milioni di opere, per rispettare i piani. In totale, soltanto i tre aeroporti in deroga nel 2016 realizzeranno investimenti per 600 milioni di euro.

Gli altri scali
Per completare il quadro degli investimenti italiani, però, Enac fornisce anche i dati sugli scali minori. Per loro lo Sblocca Italia ha prescritto nel 2014 la sottoscrizione di contratti di programma, da approvare con decreto del ministero delle Infrastrutture. La procedura è piuttosto articolata e prevede un'istruttoria dell'Enac sul piano di investimenti, che si chiude con un parere, una fase di consultazione con gli utenti degli scali, la presentazione di un'ipotesi tariffaria all'Autorità del trasporti e, alla fine, la sottoscrizione del contratto di programma. In questa procedura sono coinvolti 24 scali, che valgono investimenti totali per 1,3 miliardi di euro. Per la gran parte (933 milioni) saranno sostenuti con risorse private.

Solo un terzo degli investimenti in partenza
Nonostante i richiami dell'Enac sono, però, pochi i casi di contratti sottoscritti. Sono appena cinque in totale: Bologna, Firenze, Napoli, Olbia, Pisa. Valgono 417 milioni di euro di investimenti, grossomodo un terzo delle risorse sul piatto. A metà strada c'è un ampio truppone di altri nove scali per i quali Enac ha approvato il piano di investimenti ma resta in attesa della regolazione tariffaria dell'Autorità dei trasporti: Alghero, Ancora, Bergamo, Cagliari, Catania, Genova, Lamezia, Palermo e Verona. Valgono altri 639 milioni di euro. Ma la situazione più preoccupante riguarda alcuni aeroporti per i quali è ancora in corso l'istruttoria Enac sui piani di investimento: manca ancora molto, in sostanza, alla sottoscrizione. Si tratta di Parma, Perugia, degli aeroporti della Puglia e di Trapani, che valgono 133 milioni nel quadriennio. Completano il quadro altri scali, come Pescara e Treviso con il piano in approvazione, Brescia in regime di proroga e Cuneo per il quale è stato sollecitato l'invio della documentazione.


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