Ambiente e Trasporti

Ferrovie Sud Est, in Procura le carte sul buco da 280 milioni: possibile il passaggio a Fs

G.La.

Il dossier sulla gestione dell'ex amministratore unico Luigi Fiorillo consegnato al procuratore di Bari, oltre che alla Corte dei Conti e all'Anac

Si apre la strada delle procure per Ferrovie del Sud Est. Ieri mattina i commissari di Fse hanno trasmesso per conto del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio una relazione alla procura generale della Repubblica di Roma, alla procura regionale della Corte dei conti per il Lazio e all'Autorità nazionale anticorruzione. Ma non solo. Il subcommissario Domenico Mariani, accompagnato dal legale Michele Laforgia, ha consegnato personalmente il dossier al procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, che lo ha ricevuto insieme con l'aggiunto Lino Giorgio Bruno, coordinatore del pool di magistrati che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione. Un'iniziativa che serve a mettere un punto alle polemiche di questi giorni e che certifica numeri impressionanti: un buco di 280 milioni di euro e consulenze per 132 milioni in dieci anni. Numeri dietro i quali ci sarebbe soprattutto l'ex amministratore unico delle Ferrovie Sud Est, Luigi Fiorillo, colpevole di avere controllato in prima persona le attività di ogni ufficio.

Intanto, si rafforza la possibilità che Fse passi a Ferrovie dello Stato: anche l'ad, Renato Mazzoncini ha aperto a questa ipotesi. «Il procuratore ha assicurato che darà corso alle indicazioni individuate nella relazione», ha detto Mariani. Lasciando il Palagiustizia barese, il commissario ha spiegato che dagli accertamenti è emerso «un sistema che partiva a raggiera e confluiva sull'amministratore unico, quindi era lui che si interfacciava con le singole aree e i singoli uffici». Ha poi annunciato che sono in corso «approfondimenti sugli investimenti e seguirà una relazione aggiuntiva».

La relazione, che individua numerose irregolarità nella gestione del denaro pubblico, costituisce per la magistratura barese un punto di partenza su cui costruire l'indagine penale che dovrà ipotizzare eventuali reati a carico degli ex amministratori. Accertamenti che la Guardia di Finanza di Bari sta svolgendo ormai già da mesi, su delega della magistratura contabile. Il buco economico conteggiato dal commissario Fse Andrea Viero, che è affiancato da due sub commissari, anche questi nominati dal ministro Graziano Delrio, ammonta a 280 milioni di euro. Un condensato - è detto nella relazione - di sprechi e presunti clientelismi. Basti pensare alle consulenze, costate in un decennio 132 milioni di euro, mentre l'azienda incassa 150 milioni all'anno.

Tra i numerosi casi indicati nella relazione, anche la realizzazione dell'archivio aziendale e dell'archivio storico, costata 2,9 milioni di euro. Denaro che è stato consegnato a padre, madre e figlio della stessa famiglia, di Maglie (Lecce). «Noi non ipotizziamo reati, - ha detto ancora Mariani - sarà la magistratura a fare le sue valutazioni perché la procura ordinaria e quella della Corte dei conti sono i soggetti legittimati a fare gli accertamenti». Il nostro compito, spiega il subcommissario, «era quello di chiudere questa prima fase della relazione perché questo era il mandato che avevamo ricevuto dal ministro e, chiusa questa prima fase, sarà la magistratura che farà le valutazioni. Ora dobbiamo preoccuparci solo del futuro di Fse». E sul probabile futuro di Fse è intervenuto anche Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, rispondendo a margine di un'audizione alla Camera a chi gli chiedeva se il suo gruppo fosse interessato ad un'eventuale acquisizione di Ferrovie Sud Est: «Certo. - ha detto - Tutto quello che è tpl ci interessa».


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