Ambiente e Trasporti

Trasporto pubblico locale, bilanci in miglioramento per il calo del prezzo del petrolio

Giuseppe Latour

Analisi Asstra, rimane l'incognita del rinnovo parco mezzi: in Italia l'età media è di 12,21 anni contro i 7 anni del resto d'Europa

Bilanci in miglioramento, anche per effetto del calo del prezzo del petrolio e nonostante tariffe molto più basse della media europea. È il dato più importante che emerge dall'analisi scattata da Asstra, l'associazione delle imprese di trasporto pubblico locale che riunisce 142 aziende per un totale di circa 94mila addetti. Le perdite del sistema, insomma, dipendono soprattutto da alcuni casi negativi, Atac in testa. Anche se, per tutti, resta una grandissima incognita: il rinnovo del parco mezzi. L'età media dei nostri autobus ha toccato nel 2014 un nuovo record: 12,21 anni, un livello mai raggiunto prima in Italia. La media europea è di appena sette anni.

Secondo le rilevazioni di Asstra, il 77% delle aziende ha chiuso l'esercizio 2014 in utile, rispetto a una percentuale del 66% registrata nel 2013. Il restante 23% risulta in perdita. Del totale delle perdite registrate nel 2014, il 74% proviene dalle aziende del Centro Italia e, principalmente, da Atac. «Parte del risultato – spiegano dall'associazione – è da imputare al favorevole andamento del mercato che ha consentito un risparmio per l'acquisto delle materie prime, come il carburante, ma fondamentali sono state le manovre tariffarie attuate negli ultimi anni e gli sforzi delle aziende, in periodo di scarsità di risorse, per avviare processi di razionalizzazione».

La grande nota dolente è l'età media del parco autobus. Stando ai dati di fine 2014, siamo a 12,21 anni di età media, contro gli 11,15 dell'anno scorso. Nel 2002 questo valore era inferiore ai dieci anni e, dopo avere sfiorato i nove anni nel 2005, è salito praticamente sempre fino al picco attuale, che rappresenta un record assoluto (anche se negativo). La media europea, va sottolineato, è pari a circa sette anni. Questo, ovviamente, si traduce in classi di emissioni dei mezzi piuttosto sbilanciate. Gli euro 0 ancora in circolazione sono il 5%, gli euro 1 sono il 3%, gli euro 2 sono il 25%: un autobus su tre, pari a oltre 16mila mezzi, è in classe euro 2 o peggiore. Per la maggior parte (circa 10mila) si tratta di mezzi extraurbani. Sono appena mille in totale gli autobus elettrici o in classe euro 6.

Passando all'evoluzione delle tariffe negli ultimi anni, gli indici di Asstra dicono che il biglietto a tempo è in leggero aumento: +2,2% tra il 2014 e il 2015, mentre gli abbonamenti restano sostanzialmente invariati. Rispetto agli altri paesi europei, le nostre grandi città viaggiano tutte intorno agli 1,5 euro per i biglietti semplici (Milano, Roma, Torino, Napoli). Nessuno ha prezzi bassi come i nostri. Londra è a 3,2 euro, Amburgo a 3,1 euro, Berlino a 2,7 euro, mentre Francia e Spagna fanno registrare valori medi comunque superiori agli 1,7 euro. Discorso simile per gli abbonamenti mensili: le media italiana è di 36,6 euro contro i 52,7 euro della Spagna, i 68,3 euro della Francia, i 76,9 euro della Germania e i 173 euro della Gran Bretagna. E per gli abbonamenti annuali: 283 euro il valore italiano contro i 546 della Spagna, i 668 della Germania, i 721 della Francia, i 1.801 euro della Gran Bretagna. Insomma, il rapporto tra Pil mensile pro capite e abbonamenti mensili in Italia è dell'1,4%. Tutti gli altri paesi superano di poco il 2% mentre la Gran Bretagna arriva, addirittura, al 4,5 per cento.


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