Ambiente e Trasporti

Sistema idrico, procede la riorganizzazione del nuovo metodo tariffario

G. La.

È quanto è emerso nel corso del seminario che l'Anea, l'associazione che riunisce gli enti d'ambito, ha dedicato agli ultimi interventi dell'Aeegsi nella delicata materia

Procede con ordine il percorso di implementazione del nuovo metodo tariffario, lanciato dall'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico a fine 2015. È quanto è emerso nel corso del seminario che ieri l'Anea, l'associazione che riunisce gli enti d'ambito, ha dedicato agli ultimi interventi dell'Aeegsi nella delicata materia. Qualche dubbio tecnico per la verità resta, come spiega il coordinatore tecnico dell'Anea, Alessandro Mazzei. Ma dovrebbe essere sciolto con i prossimi provvedimenti dell'Authority o, alla peggio, tramite risposte a una serie di quesiti che Anea potrebbe preparare a breve. Il grande tema, per il settore, resta la riorganizzazione dei servizi tramite i nuovi ambiti territoriali ottimali, prescritta dallo Sblocca Italia: il superamento delle gestioni in economia è decisivo anche per l'applicazione della nuova tariffa. In Calabria, Campania e Molise le cose cominciano a muoversi. Mentre la Sicilia è ancora bloccata.

Il quadro, particolarmente articolato, è stato descritto all'inizio della mattinata da Lorenzo Bardelli, della direzione sistemi idrici dell'Aeegsi. Il tassello centrale del nuovo sistema è il Metodo tariffario del servizio idrico integrato per il secondo periodo regolatorio (2016-2019), approvato con la delibera n. 664 del 2015, pubblicata a dicembre. Qui vengono definite le regole per il computo dei costi ammessi al riconoscimento tariffario. Ma non è il solo elemento.
C'è, infatti, la regolazione della qualità contrattuale del servizio idrico integrato, applicabile dal primo luglio del 2016 e inserita nella delibera n. 655 del 2015 dell'Autorità. Ancora, c'è la convenzione tipo, fondamentale per la regolazione dei rapporti tra enti affidanti e soggetti gestori. E ci sono, tra gli altri, interventi sulla separazione contabile nel servizio idrico integrato, le nuove direttive sul contenimento della morosità, da approvare sulla base del collegato ambientale, gli interventi sul riordino dei corrispettivi applicati all'utenza e sulla tariffa sociale, anche loro in arrivo.

In questa fase la situazione più delicata riguarda quelle aree che ancora devono effettuare la riorganizzazione prevista dallo Sblocca Italia. L'obiettivo di quel decreto era riorganizzare i servizi idrici nel nostro paese, mettendo in testa al sistema enti di governo nuovi, delimitando gli ambiti territoriali ottimali sui quali questi devono agire, affidandogli le infrastrutture dei Comuni e, infine, attribuendo il servizio a un unico gestore per ogni ambito territoriale.
In alcune Regioni questo processo non è stato compiuto e siamo ancora alle gestioni in economia. I ritardi riguardano, soprattutto, le aree già oggetto di diffida del Governo: Sicilia, Calabria, Campania e Molise. A queste, si aggiungono altre situazioni particolari, come quella del Lazio, dove resta irrisolta la vicenda dell'Ato di Rieti. Qui, il ritardo della riorganizzazione si trasferisce sulla gestione. «Anche se – spiega Mazzei – abbiamo notizia del fatto che, con la sola eccezione della Sicilia, tutti questi territori si stanno muovendo, hanno messo a posto il quadro normativo e stanno procedendo a costituire gli enti d'ambito».

Fuori dalla questione delle riorganizzazioni, l'applicazione della delibera di dicembre avanza in maniera sostanzialmente armonica: «In quel testo, per la verità – prosegue Mazzei – ci sono alcuni aspetti critici, legati principalmente a questioni tecniche, come l'applicazione di alcune formule. Per chiarire questi dubbi saranno importanti i prossimi interventi dell'Autorità». Il settore è in attesa, ad esempio, della determina per la raccolta dei dati. Se con la pubblicazione dei prossimi non saranno chiariti alcuni dubbi, si procederà a inoltrare una serie di quesiti all'Aeegsi. Resta, nei fatti, un solo problema. «Si tratta dei costi standard, che andiamo chiedendo da tempo – conclude Mazzei -. Il fattore Opm, che indica i costi operativi per abitante, è fuorviante, perché guarda ai residenti e può portare risultati distorti, ad esempio, per quelle aree con molti turisti». Sul punto, però, per adesso non sono previsti interventi.


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