Ambiente e Trasporti

Anita: il ripristino dei controlli alla frontiera austriaca aumenterà i prezzi di noli e prodotti

Giuseppe Latour

L'associazione confindustriale degli autotrasportatori teme che la decisione possa portare conseguenze pesanti per tutte le imprese attive nel settore delle merci e della logistica

Tempi di attesa più lunghi, ritardi, aumento dei prezzi dei noli e, a valle, anche di quelli dei prodotti. Il Governo austriaco annuncia la sua volontà di ripristinare i controlli alle frontiere del Brennero e di Tarvisio, per bloccare gli ingressi irregolari dei migranti provenienti dal confine con l'Italia. Ma Anita, l'associazione confindustriale degli autotrasportatori, teme che questa decisione possa portare conseguenze pesanti per tutte le imprese attive nel settore delle merci e della logistica.

Secondo una nota appena pubblicata dall'associazione, la decisione dell'Austria rischia di riportare il settore all'inizio degli anni Novanta, prima della caduta delle barriere doganali che erano situate sui confini interni dell'Unione europea, azzerando trent'anni di integrazione comunitaria. «Se davvero fossero ripristinati i controlli alle frontiere, le conseguenze provocherebbero pesanti ricadute sul settore produttivo e su quello dei servizi di trasporto che da anni sono tarati su tempi di consegna just in time» spiega Thomas Baumgartner, presidente Anita.

I motivi non sono solo formali, ma di sostenibilità economica. «Il flusso dei veicoli che attraversano quotidianamente l'asse del Brennero, la più trafficata rotta di collegamento tra l'Italia e l'Europa, è tale che l'attività di controllo comporterà inevitabili tempi di attesa», spiega ancora il presidente. «Un camion fermo costa all'azienda circa 60 euro l'ora, quindi, con un ritardo di sole due ore possiamo supporre un aumento dei noli del 10% che ricadrà senza dubbio sui costi e, quindi, sui prezzi dei prodotti e, di conseguenza, sul consumatore finale. Uno scenario nel quale il prodotto italiano perderebbe competitività con intuibili riflessi sull'export e danni per tutto il sistema economico nazionale».

A subire le conseguenze più forti potrebbero essere il settore automotive, ma anche la filiera dell'alimentare. Ma, più in generale, è tutto il sistema manifatturiero che potrebbe subire un grosso colpo da questi cambiamenti. Si tratta di comparti che, al momento, si basano su tempi di consegna molto rapidi. «Non deve essere sottovalutato, poi, il fatto che i veicoli fermi in coda sono maggiormente esposti a tentativi di intrusione, così come accade tuttora nell'attraversamento dello Stretto della Manica». Infine, conclude Baumgartner, «le attese alle frontiere, oltre ad aumentare i tempi di resa della merce, andrebbero a comprimere i tempi di guida degli autisti, riducendone la produttività. Un effetto del quale l'Europa non può non tenere conto e introdurre, di conseguenza, maggiori flessibilità sui tempi di guida e di riposo dei conducenti».


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