Ambiente e Trasporti

Trasporto su gomma, l'Austria alza le barriere: niente transito di rifiuti, materiali edili e legname

Giuseppe Latour

L'Anita lancia l'allarme: c'è tempo solo fino al 18 febbraio per stoppare l'iniziativa, attraverso la Commissione europea

Ridurre drasticamente il passaggio di merci dall'Austria. Tagliando, in due scadenze diverse, parecchie tipologie di trasporti su gomma: tra settembre e dicembre prossimo potrebbero saltare rifiuti, pietrame, materiali di sterro, legnami in tronco e sughero, veicoli leggeri e a due ruote, minerali ferrosi e non ferrosi, acciaio, marmo, travertino e ceramiche. È il progetto che il Governo austriaco ha ufficialmente approvato e che la Commissione Ue ha tempo fino al prossimo 18 febbraio per stoppare. Anita, l'associazione confindustriale dell'autotrasporto, lancia l'allarme sull'impatto che potrebbe avere.

L'obiettivo dell'Austria è chiaro: vietare l'attraversamento del paese non ai veicoli più inquinanti ma a quelli che trasportano determinate tipologie di merci, per spostare una quota di traffico dalla gomma al ferro. Il blocco è stato proposto in due tappe: la prima, con inizio dal primo settembre 2016, prevede il divieto per rifiuti, pietrame e materiali di sterro, legnami in tronco e sughero, vetture, veicoli leggeri e veicoli a due ruote; la seconda, con inizio il primo dicembre, per minerali ferrosi e non ferrosi, acciaio, marmo e travertino, piastrelle e ceramiche.

Dopo due bocciature, la nuova versione del divieto settoriale è stata notificata alla Commissione Ue alla fine del 2015. E, adesso, siamo ai giorni cruciali, perché la risposta di Bruxelles è attesa entro il prossimo 18 febbraio, tra una settimana. Le alternative sono due. L'esecutivo comunitario potrà decidere che la misura è compatibile: in questo caso l'Austria potrà procedere e i paesi membri avranno la possibilità di fare ricorso alla Corte di Giustizia Ue. Se, invece, Bruxelles dovesse optare per lo stop, l'Austria potrebbe comunque decidere di attuare il provvedimento. Ancora la Corte di Giustizia Ue dovrebbe, a quel punto, intervenire con una sospensiva.

Insomma, una situazione potenzialmente esplosiva, anche perché – spiegano da Anita – «se una richiesta come questa venisse accettata dalla Commissione europea, si verificherebbe una pericolosa limitazione ad una delle quattro libertà di circolazione sulle quali si basa il concetto stesso di Mercato unico europeo e, per di più, a tempo indeterminato». La stortura viene accentuata dal fatto che il divieto non investe i traffici in partenza o con destinazione Tirolo, ma solo quello in attraversamento. «Siamo convinti sostenitori del trasporto intermodale, ma questo ennesimo tentativo di un divieto settoriale per merceologia trasportata da parte del Tirolo è sconcertante – commenta Thomas Baumgartner, presidente di Anita – perché rappresenta una limitazione alla libera circolazione delle merci e lede non soltanto l'attività delle imprese di autotrasporto, ma anche quella di interi settori dell'economia nazionale».

L'obiettivo della soluzione, proposta dal Tirolo, è quello di spostare su treno circa 410 viaggi al giorno. Questa ipotesi è calcolata su 171mila viaggi all'anno, interessati dal divieto, dei quali circa il 60% spostati su treni, quota pari a 103mila viaggi. Secondo l'associazione confindustriale, la scelta si basa su un presupposto irrealizzabile: «Il trasporto ferroviario è rigido e richiede forti concentrazioni di merci in arrivo e partenza, ha orari fissi e tempi di attesa ai terminali». Il trasferimento dalla gomma al ferro, cioè, non sarebbe automatico. «A ciò va aggiunta sia la pratica della resa franco fabbrica sia la frammentarietà della produzione. Il tutto significa che lo spostamento sarà limitato e che la conseguenza sarà la perdita di competitività delle merci italiane». Alcune produzioni, in altre parole, rischierebbero di essere tagliate fuori dal mercato. L'esempio della ceramica rende l'idea. Vale circa 5 miliardi di fatturato dei quali oltre l'80% all'estero e di questi il 66% in Ue. Solo nel primo semestre 2015 il 65% del fatturato ha interessato la Germania. Il blocco austriaco potrebbe creare grossi problemi al settore.


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