Ambiente e Trasporti

Acqua/2. Massarutto (Bocconi). «Più ricavi ma il ritorno sul capitale si riduce con le nuove tariffe»

G.Sa.

«Stimiamo +15-20% di introiti rispetto al vecchio metodo normalizzato, ma il Tir del capitale scende ancora, dal 6,5% del 2014-2015 al 5,5% del 2016-19»

«Le proiezioni cui stiamo lavorando, basate sull’estrapolazione di alcuni casi specifici, ci dicono che c'è una differenza rilevante, che in qualche caso arriva anche al 15-20%, tra i ricavi garantiti ai gestori dal vecchio metodo tariffario normalizzato che ha di fatto paralizzato il settore idrico per dieci anni fino al 2011 e quelli garantiti dal metodo tariffario approvato dall'Autorità per il periodo 2012-2015. Questa crescita dei flussi di cassa è uno dei fattori che oggi consentono una ripresa degli investimenti nel settore idrico, insieme a un quadro regolatorio più stabile e più certo che in passato. I piani economico-finanziari che stiamo visionando presentano tutti ratios tranquilizzanti per le banche, rimettendo di fatto in moto il credito». Antonio Massarutto, che insegna Politica economica a Udine ed è direttore di ricerca allo Iefe-Bocconi, è uno dei maggiori esperti italiani del settore idrico. «Anche le regole dettate dall’Autorità con la convenzione-tipo - dice - completano il quadro regolatorio e danno stabilità al settore: ora sono chiare, per esempio, le condizioni che fanno scattare la revisione del piano economico-finanziario, mentre in passato, a causa di regole opache, l’Autorità di ambito locale non aveva un obbligo di avviare la revisione».

Professor Massarutto, le imprese lamentano però una drastica riduzione del tasso di rendimento del capitale investito con l’aggiornamento del metodo tariffario 2016-2019.
Questa riduzione c'è stata. Le proiezioni che stiamo facendo riguardano la tariffa per il periodo precedente. È possibile che quella differenza possa ridursi in futuro. Aggiungo che il metodo tariffario per il periodo 2012-2015 che noi abbiamo preso in considerazione è ancora sub iudice con il ricorso al Consiglio di Stato, quindi suscettibile di correzioni.

Perché, secondo lei, l'Autorità ha deciso di ridurre il tasso di rendimento del capitale investito da circa il 6,5% al 5,4%?
Effettivamente già il vecchio tasso di rendimento del capitale era stretto all’osso e quello nuovo ancora di più. Penso che l’Autorità, da una parte, voglia andare incontro al vincolo referendario, dimostrando ancora una piena indipendenza nelle proprie decisioni dagli stakeholder del settore. Dall’altra parte, cambia completamente la struttura del tasso di remunerazione che prima, in anni di turbolenza dello spread, era centrato sul Btp a dieci anni, come a dire che il rischio-Paese era l’elemento prevalente rispetto agli scelti degli investitori, mentre oggi il nuovo sistema si centra sul Water Utility Risk Premium, un indicatore europeo che rappresenta un premio specifico per il settore idrico e tiene in secondo piano il rischio-Paese.Va però anche detto che su altri aspetti del metodo tariffario l’Autorità lascia ancora molti margini alle imprese efficienti.

Sui costi operativi, per esempio.
Esatto. Ci si sarebbe potuto aspettare un'asticella più sfidante per i costi operativi, che si facesse uno sconticino rispetto al livello dei costi 2014. Invece si sceglie di lasciare i valori del periodo precedente, una media ponderata tra i costi 2011 e quelli previsti nei piani di ambito. Comunque si dice che questo valore, d’ora in poi, può solo scendere, quindi in linea di principio si fissa un price cap. L'Autorità aggiunge che non è in grado di costruire costi parametrici perché manca ancora un unbundling.

Ragionando su un orizzonte lungo, che effetti ha prodotto il referendum del 2011?
Sulle gestioni ha avuto un effetto positivo perché ha consentito di mettere una pietra sopra la guerra di religione pubblico-privato e concentrarsi sull’efficienza delle gestioni. Sul secondo quesito, quello sulla remunerazione del capitale, il rischio era grande ma per fortuna il regolatore ha evitato gli argomenti più estremisti dei comitati referendari e ha invece messo a posto alcuni tasselli che andavano messi a posto. Il vecchio metodo tariffario normalizzato andava comunque cambiato, con o senza referendum, ma era mancata finora la spinta politica per farlo. Nel complesso vedo un effetto positivo: un settore che per 40 anni aveva tirato a campare, ora sembra in grado di affrontare nodi che già nel 1994 si erano posti ed erano rimasti irrisolti, come un nuovo ciclo di depurazione e la manutenzione straordinaria degli acquedotti.


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