Ambiente e Trasporti

Ferrovie, la quotazione a tappe è il modello economico più efficiente

Giuseppe Latour

Convegno Siporta: l'idea di privatizzare tutto in blocco, senza passaggi intermedi, non è percorribile

Quotazione a tappe. Se parliamo di Ferrovie dello Stato, è questo il modello più efficiente dal punto di vista economico, secondo quanto emerso nel corso del convegno organizzato venerdì a Roma da Sipotra, la società italiana di politica dei trasporti. Da un lato, è ormai una certezza che la rete resterà pubblica. Dall'altro, però, c'è tutta la partita dei servizi che va ancora giocata. L'idea di privatizzare tutto in blocco, senza passaggi intermedi, non è percorribile. Per questo, bisognerà lavorare in maniera progressiva, mettendo da subito sul mercato alcuni segmenti, come quello dell'Alta velocità, già perfettamente strutturati. Per gli altri, come le merci o i treni regionali, bisognerà avanzare più lentamente, procedendo prima con una riorganizzazione.

Il modello è stato esposto nel suo intervento da Pietro Spirito, economista e professore di Roma Tor Vergata. Sul fronte della rete, la scelta di non quotare l'infrastruttura è giusta, perché «la privatizzazione del gestore della rete ferroviaria nazionale realizzata mediante separazione rispetto alle altre attività di trasporto si è rivelata un disastro industriale». Il caso britannico insegna: senza sostegno pubblico, non ci sono risorse per fare le manutenzioni straordinarie. L'esigenza di fare cassa, allora, non deve distogliere dalla necessità di mantenere l'equilibrio industriale.

Quindi, la rete va tenuta separata. Considerando che, una volta che rete e gestione prenderanno due vie diverse, «una holding di coordinamento e controllo non avrebbe senso», dice ancora Spirito. Tenendo sotto lo stesso cappello Rfi e Trenitalia, infatti, si costituisce «una stanza di compensazione destinata a creare barriere all'ingresso e a frenare l'evoluzione di dinamiche competitive». Dall'infrastruttura, comunque, andrebbero progressivamente spacchettati alcuni servizi potenzialmente privatizzabili: l'handling di supporto ai treni e i servizi passeggeri.

Detto questo, la partita più delicata è quella della quotazione dell'impresa ferroviaria che gestisce il servizio. Visto che si discute molto di tempi della privatizzazione, guardando all'attuale assetto di Ferrovie, non tutto può essere trattato allo stesso modo. Da subito, e già nel 2016, si può procedere alla quotazione di una parte dei servizi, in grado di reggere la sfida del mercato. Il riferimento è alla divisione passeggeri di media e lunga distanza: Freccia Rossa, Freccia Argento e Freccia Bianca. Contemporaneamente, bisogna procedere su una strada già intrapresa: la dismissione di asset "non core", come la rete elettrica o come Grandi stazioni.

Nel medio termine, invece, bisogna procedere alla riorganizzazione dei servizi che non sono in grado di andare subito sul mercato, come i treni regionali, i treni merci, gli intercity notturni, le grandi manutenzioni dei rotabili ferroviari. Prendendoli singolarmente, si può puntare a migliorare il loro assetto e, nel giro di qualche anno, portare anche loro sulla strada di una quotazione separata. Anche perché, per adesso, alcuni di questi settori sono in grande sofferenza. «I risultati ottenuti con la liberalizzazione del trasporto ferroviario sono molto differenti tra merci e passeggeri – spiega Giuseppe Sciarrone, amministratore delegato di Interporto servizi cargo (Isc) -. Nel settore merci si sono registrati una forte caduta del traffico, un progressivo disimpegno del gruppo Ferrovie, una significativa ma non decisiva crescita delle nuove imprese ferroviarie. In complesso, un risultato largamente insufficiente».

Posta in questa chiave, la quotazione di Ferrovie dello Stato diventa un volano per riorganizzare completamente il sistema italiano. Se fosse seguito lo schema indicato da Spirito, alla fine ci sarebbero tre livelli: un gestore dell'infrastruttura pubblica, dei servizi intermedi di supporto all'infrastruttura (da privatizzare), imprese ferroviarie progressivamente sempre più di mercato. A margine di questo, un'operazione interessante, alla quale il Governo sta già lavorando dopo la legge di Stabilità, potrebbe essere la separazione della proprietà delle flotte di trasporto locale dalle imprese ferroviarie. Il modello è quello delle Rosco: grazie al coinvolgimento di investitori istituzionali, come Cassa depositi e prestiti, sarebbe possibile rinnovare il parco mezzi, affidandolo in leasing alle imprese.


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