Ambiente e Trasporti

Terre da scavo/2. Il calendario del governo: decreto operativo entro l'estate

Giuseppe Latour

Questo il timing stimato dal ministero dell’Ambiente, dopo la firma del capo dello Stato, entro maggio

L’obiettivo è chiudere prima dell'estate. Il Dpr che riorganizza la disciplina delle terre da scavo è stato messo su una corsia preferenziale dal Governo. Rendere più semplici gli adempimenti per le imprese è stato, evidentemente, giudicato prioritario, soprattutto per evitare il blocco di alcuni grandi cantieri. Così, in base al calendario preparato dal ministero dell'Ambiente, se non ci saranno intoppi sarà possibile mandare il testo alla firma del Quirinale per il mese di maggio. E vederlo in Gazzetta ufficiale al massimo a giugno.

In base alla procedura fissata dal decreto Sblocca Italia (Dl n. 133/2014) il testo, scritto materialmente dal ministero dell'Ambiente, è stato già sottoposto a una serie di passaggi. Dopo la prima approvazione in Consiglio dei ministri a inizio novembre scorso, è partita la procedura di consultazione pubblica. Operatori, imprese, associazioni, enti pubblici hanno potuto inviare le loro osservazioni al dicastero guidato da Gian Luca Galletti. A metà dicembre c'è stato il passaggio in Conferenza unificata e, pochi giorni dopo, la chiusura della fase di consultazione.

Questo primo capitolo sulla strada del Dpr è stato, sostanzialmente, chiuso con il Consiglio dei ministri dello scorso 15 gennaio, quando il Governo ha dato il suo via libera preliminare a un testo modificato secondo le indicazioni della consultazione. Alcune sollecitazioni sono state accolte e altre respinte, motivando le scelte e le controdeduzioni in un parere pubblicato sul sito del ministero. I passaggi, arrivati a questo punto, sono però ancora molti.
Entro la fine di gennaio il testo sarà trasmesso nella sua versione definitiva al Consiglio di Stato: i magistrati amministrativi, nella loro veste di alti consulenti del Governo, dovranno emanare un parere entro 60 giorni. Se non ci saranno intoppi, tutto sarà chiuso per la fine di marzo. Anche se c'è la possibilità che il Consiglio di Stato emani pareri interlocutori o chieda integrazioni documentali, allungando leggermente i tempi.

Comunque, a fine marzo la palla dovrebbe passare al Parlamento: le commissioni competenti per materia (presumibilmente, le commissioni Ambiente) di Camera e Senato avranno ciascuna 30 giorni per esprimersi. Si passa, così, dalla fine di marzo all'inizio di maggio. A questo punto il Dpr tornerà integrato dalle osservazioni del Consiglio di Stato e dai pareri del Parlamento a Palazzo Chigi. Il Consiglio dei ministri lo esaminerà in via definitiva, decidendo se tenere conto delle indicazioni dei soggetti consultati nei mesi precedenti. Dopo il Cdm, manca solo la firma del Quirinale e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. L'intenzione dell'esecutivo, insomma, è portare a casa il nuovo Testo unico sulle terre da scavo tra maggio e giugno.


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