Ambiente e Trasporti

Frigoristi, decolla il patentino: finora 20mila imprese certificate

Giuseppe Latour

Altre 48mila hanno superato la prima (onerosa) fase della registrazione. È questo il bilancio rilevato da Cna impianti su dati del registro nazionale presso il ministero dell'Ambiente

Le prime verifiche del ministero hanno prodotto risultati. Anche se la zona grigia di chi lavora fuori dalle regole resta ancora molto ampia. I dati ufficiali del Registro nazionale degli Fgas aggiornati a dicembre 2015 dicono che, tra le imprese italiane, il patentino del frigorista sta finalmente decollando: sono poco meno di 20mila le società che hanno la certificazione mentre circa 48mila hanno compiuto il primo (e meno oneroso) passo della registrazione. E ci sono ancora grosso modo 10mila imprese attive sul mercato ma completamente estranee all'adempimento. Numeri molto più positivi di quelli registrati a luglio, subito prima che l'Ambiente iniziasse a fare verifiche sul campo per stanare qualche "furbetto". Per il presidente di Cna impianti, Carmine Battipaglia, allora, questa è la dimostrazione che bisogna insistere sulla strada dei controlli.

Il patentino del frigorista è l'obbligo sancito dal Dpr n. 43 del 27 gennaio 2012, che stabilisce un complesso di regole e certificazioni per chi lavora con i gas fluorurati. L'obbligo riguarda gli impianti che emettono gas sopra i 3 kg, soglia che è al di sopra dei normali impianti monofamiliari. Le imprese coinvolte, in concreto, sono quelle impegnate nel settore del riscaldamento e della refrigerazione. Dal momento della creazione del registro, le imprese e gli operatori hanno potuto prima richiedere un certificato provvisorio iscrivendosi, per poi convertirlo in definitivo, pagando i relativi oneri e certificandosi.

I numeri del Registro
I numeri ufficiali fotografano una situazione in rapida evoluzione. Le imprese iscritte al Registro, a fine 2015, sono diventate oltre 48mila, quando a luglio erano 46.847. Ma il dato più rilevante è un altro. Aumenta, infatti, la percentuale di quelle che hanno deciso di convertire la propria certificazione in definitiva. Se a luglio erano solo il 34% (circa 16mila), siamo passati al 41%, poco meno di 20mila. Un miglioramento che risalta ancora di più se confrontato con la situazione di gennaio, quando la percentuale era pari appena al 29% con meno di 13mila imprese certificate.
Stanno, insomma, diminuendo le riluttanze nel fare una certificazione piuttosto onerosa (costa circa 2.500 euro per cinque anni). Sul punto hanno certamente dato un contributo importante le lettere che, la scorsa estate, il ministero dell'Ambiente ha iniziato ad inviare alle imprese che avevano compiuto il primo passo (l'iscrizione al Registro) ma non il secondo (la certificazione). Nelle missive gli si chiedeva conto del disallineamento, rappresentando la necessità di provvedere "ad acquisire la prescritta certificazione". Venivano anche indicati dei termini (15 giorni) per dare spiegazioni.
La tendenza viene commentata così dal presidente di Cna impianti, Carmine Battipaglia: «Sarebbe sin troppo facile dire ora "noi l'avevamo detto" quando qualche mese fa avevamo pronosticato un aumento consistente delle certificazioni qualora fossero partiti i controlli. È bastata infatti una semplice lettera del ministero dell'Ambiente che chiedeva spiegazioni alle imprese che si erano iscritte al registro F-gas, ma non si erano ancora certificate, per far impennare la percentuale delle imprese certificate in rapporto a quelle iscritte».

Le persone iscritte
Insomma, segnali positivi. Anche se i problemi non sono tutti risolti. La tabella relativa alla certificazione delle persone, infatti, dice chiaramente che resta alto il numero di chi cerca soluzioni all'italiana. Sono quasi 51mila le persone certificate per 73mila iscrizioni al registro (erano 47.851 a luglio). Un livello molto alto che spiega come le imprese, anziché certificarsi direttamente, preferiscano aggirare l'ostacolo, facendo certificare un proprio dipendente, che viene mandato in qualità di partita Iva a fare le installazioni di apparecchi che contengono Fgas. Una soluzione più economica e ai limiti della legalità che dice molto sui dubbi degli impiantisti.

Così, Battipaglia prosegue: «Il dato positivo non deve però far dimenticare che un gran numero di imprese operanti nel settore degli F-gas continua a lavorare senza essere in regola, praticando una vera e propria concorrenza sleale nei confronti delle imprese corrette che hanno investito tempo e denaro nella certificazione. È ora che il ministero rompa gli indugi ed avvii una efficace campagna di contrasto a chi lavora senza essere certificato. A settembre dovrebbe essere emanato il decreto di attuazione del nuovo Regolamento europeo 517/2014 sugli F-gas e sarebbe francamente sconcertante farlo entrare in vigore, con tutti gli oneri e gli obblighi che comporta per le imprese, senza che non vi sia stato alcun controllo nei confronti di chi questi oneri e questi obblighi si è ben guardato dall'assolverli».

Quante imprese restano fuori
La nota positiva è che, guardando ai numeri di iscrizioni delle imprese, non sono molte quelle completamente fuori da questo obbligo. Ormai siamo vicini alla soglia delle 50mila aziende iscritte. Quelle che lavorano nella termoidraulica sono circa 100mila, ma non tutte si occupano di gas fluorurati. Si può così stimare che ci siano ancora circa 10mila imprese fuori dal perimetro dei registri. Sono quelle che fanno installazioni fuori dalle regole, senza il patentino.


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