Ambiente e Trasporti

Ferrovie/2. Quotazione entro il 2017, senza «spacchettamento» dell'Alta velocità

G.La.

A fare il punto sul progetto di privatizzazione il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan in audizione al Senato

Nessuna fretta. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, in audizione presso le commissioni Trasporti di Camera e Senato, ha fatto il punto sullo stato di avanzamento del dossier di privatizzazione di Ferrovie dello Stato. Confermando quanto nelle ultime settimane del 2015 aveva detto il nuovo amministratore delegato, Renato Mazzoncini: non è certo che il dossier sia chiuso già nel 2016. È possibile che tutto slitti al 2017. Alcune certezze, comunque, ci sono già da adesso. Il Governo, infatti, preferisce il modello di quotazione della holding a tutte le altre ipotesi circolate finora, come lo spacchettamento dell'Alta velocità.

Il fronte dei tempi era quello più spinoso. E qui il ministro ha gettato acqua sul fuoco, spiegando che «è prevista la privatizzazione nel 2016, ma aggiungo che i tempi devono essere coerenti con il processo di valorizzazione e lo sviluppo del piano industriale». Quindi, se dovesse esserci bisogno di più tempo, si potrà finire al 2017. Concretamente, le scelte dipenderanno «dall'ottenimento di risultati di efficienza di gestione dell'azienda" e "dalle condizioni del mercato» che, comunque, in questa fase pare molto interessato.
Con la privatizzazione di Fs il governo si pone tre obiettivi: lo sviluppo del gruppo, dei volumi di business e del servizio offerto; la creazione di un azionariato diffuso popolare, tra dipendenti e risparmiatori; l'ottenimento di risorse da destinare all'abbattimento del debito. Non è detto, comunque, che l'operazione avvenga in una soluzione unica. La cessione sul mercato del 40% della società potrebbe avvenire «anche in più fasi». Ma Padoan preferirebbe che fosse privatizzata la holding, piuttosto che qualche pezzo del gruppo.

Questo modello è il più efficiente e fornisce maggiori garanzie, «come dimostrato anche da altre realtà consolidate come Enel, Eni e le stesse Poste». Inoltre, privatizzando solo l'alta velocità «c'è il rischio di perdere l'occasione di portare a livelli decisamente più alti di quelli attuali gli altri segmenti del trasporto, cosa che è parte dell'obiettivo strategico».

Nessun dubbio sulla rete, che non verrà ceduta. All'estero «convivono in modo efficiente proprietà pubblica della rete e gestione non pubblica», fermo restando che «esiste già una separazione tra proprietà e gestione della rete». Infine, una nota sulla destinazione delle risorse ricavate dall'operazione, ancora non quantificabili: «Gli introiti derivanti dalla quotazione saranno destinati esclusivamente al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e utilizzati per la riduzione del debito pubblico».

A margine degli interventi del ministro, è andato in audizione anche il presidente dell'Autorità dei Trasporti, Andrea Camanzi spiegando che «non il regime della proprietà degli asset e delle singole imprese o la presenza di gruppi verticalmente integrati» ma «gli effettivi livelli, tipi e gradi di separazione tra gestore delle infrastrutture essenziali e gestori del servizio di trasporto ferroviario» sono rilevanti per l'Autorità. La privatizzazione, quindi, dovrà tenere ferma la separazione della rete dalla gestione del servizio, per garantire «un accesso equo e non discriminatorio ai mercati e alle infrastrutture ed ai servizi collegati». Su questi aspetti si incentrano «le azioni di regolazione, monitoraggio e vigilanza dell'Authority».


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