Ambiente e Trasporti

Emergenza smog/3, l'Inu: puntare sul ripensamento radicale delle politiche urbane

Silvia Viviani *

Dal contenimento del consumo di suolo come fattore progettuale all'incremento delle rinnovabili, ecco la strategia anti inquinamento dell'Istituto di Urbanistica

Il Governo è al lavoro di concerto con le Regioni e le amministrazioni delle nostre città più popolose l'applicazione di misure in grado di attenuare la cosiddetta emergenza smog. I provvedimenti che maturano in queste ore devono essere accompagnati da un ripensamento radicale delle politiche urbane. L'Istituto Nazionale di Urbanistica propone nuove priorità nelle strategie operative della rigenerazione urbana e della riconversione ecologica delle città.

Si pone la necessità di rivedere gli strumenti di pianificazione, per intervenire efficacemente nella città esistente, ove la qualità energetica e ambientale appare con chiarezza il fattore trainante delle ipotesi di sviluppo secondo una visione di lungo periodo. Serve un nuovo approccio strategico, utile per rendere le città capaci di adattarsi alle caratteristiche specifiche del proprio contesto ambientale, in una prospettiva praticata, e non solo invocata, di trasformazione sostenibile. Si possono indicare i metodi per modificare le prestazioni urbane: operare secondo appropriatezza ai contesti urbani e ai fenomeni locali, sulla base di una corretta conoscenza delle condizioni di stato e di rischio; informare e formare la cittadinanza; qualificare le competenze richieste; sostenere le economie e le filiere locali; ripensare in chiave di efficienza ambientale non solo i singoli edifici ma gli insediamenti nel loro complesso; promuovere il contenimento del consumo di suolo come fattore progettuale, sia per la mitigazione che per l'adattamento, operando sui cicli delle acque e della difesa del suolo, ottimizzando le reti esistenti a servizio della popolazione; utilizzare criteri di progettazione urbanistica che uniscono scelte tipo-morfologiche, forestazione urbana, materiali costruttivi, tecnologia, infrastrutture blu e verdi, potenziamento delle reti intelligenti di produzione di distribuzione di energia da fonti rinnovabili.

La sostenibilità diventa un prerequisito degli interventi di manutenzione e di incremento delle prestazioni urbane e del capitale ecologico urbano, che non prescinde dalle culture locali e dalla suscettibilità al cambiamento, e che non promana dalla sommatoria delle regole edilizie e delle opere pubbliche.
Il cambiamento riguarda le modalità di erogazione dei servizi, l'efficienza di esercizio delle funzioni di base della coabitazione urbana, l'introduzione del fattore tempo e dei cicli di vita delle persone, compresi i disagi, nella domanda di città e nella garanzia dei diritti. L'integrazione auspicata si basa sul ciclo di vita urbana e dalla riqualificazione degli spazi fisici. Operare sui cicli (acqua, rifiuti, energia) trasforma i luoghi urbani da consumatori a produttori, da inquinatori a risanatori.
L'immagine ideale di città sicura e sana è ricca di verde e di blu, di mobilità pulita e di tecnologia amica. Ne consegue una relazione strutturale fra ecologia urbana e paesaggi di città. La sostenibilità ambientale e la percezione estetica si uniscono nell'immaginare una versione tecnologicamente efficiente degli spazi, sostengono processi di cittadinanza attiva. In questo modo, efficienza energetica e prestazioni ambientali delle città non saranno più obiettivi generali ma prerequisiti degli interventi, indicatori della propensione al cambiamento.

L'aumento significativo dell'efficienza negli usi finali negli edifici deve accompagnarsi a un analogo incremento alla scala degli insediamenti. Alla nuova efficienza energetica dello stock edilizio esistente deve corrispondere un riassetto morfologico urbano, che comprende opere di vario genere, come la permeabilità delle pavimentazioni e l'incremento delle dotazioni vegetazionali, per aumentare le capacità di adattamento climatico e diminuire il ricorso alle mitigazioni ex post.
La risposta progettuale da parte di un'urbanistica sapiente nel prospettare le forme urbane del futuro indica nella rigenerazione urbana una politica complessiva per coniugare le prestazioni ecologiche e ambientali con una nuova qualità estetica. In essa, operare sui cicli energetici è occasione per riconfigurare gli spazi urbani, considerando il risparmio e la produzione di energia negli interventi di ristrutturazione e sostituzione edilizia e in quelli di ristrutturazione urbanistica; lavorando per parti di città; riportando nelle forme costruite le componenti di naturalità che servono per il benessere delle persone e per il risanamento ecologico degli ambienti urbani.

Quando parliamo di mobilità, rifiuti, energia, acqua, ci riferiamo non solo a settori di attività ma a questioni di rango generale, nelle quali sono comprese accessibilità ai servizi, tutela della salute e dei beni comuni. Esse si possono definire diritti di cittadinanza e devono essere considerati come tali nei progetti di rigenerazione urbana. Progetti per i quali serve modificare modelli decisionali e modalità di interazione fra i diversi soggetti che agiscono nel processo di mutamento delle forme urbane.
Quando, cinquant'anni fa, vennero istituiti gli standard urbanistici che rendevano obbligatorio per ogni nuova porzione di città i minimi inderogabili di verde e di servizi, si trattò di una grande conquista. Occorrerebbe ripartire da questa, e adattarla ai tempi che corrono. Se oggi la priorità e la necessità non sono più regolare la città che cresce ma risanare, secondo standard ambientali, edilizi, culturali e sociali accettabili, quella che esiste, perché non fissarli, e indirizzare gli sgravi fiscali e le risorse europee a operazioni di questo tipo?
Potrebbe essere questo l'inizio di una nuova politica per le città, un avanzamento delle qualità ambientale dei nostri centri urbani, un programma di largo respiro, di cui raccoglieremmo i frutti nel corso degli anni a venire.

* Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica


© RIPRODUZIONE RISERVATA